di: Pancho Pardi
Qui nessuno vuole fare la morale a nessuno.
E’ in questione l’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, minata dal ricorso sistematico a leggi ad personam. Hanno saturato la legislatura 2001-2006, si apprestano a colmare questa.
La norma blocca processi per tutti forse sarà sospesa ma solo perché sarà introdotta la norma salva premier. Nella forma più ipocrita. Salvaguardare le massime cariche dello stato quando una sola ne ha bisogno. Un solo eletto potrà dunque essere sciolto dal vicolo delle leggi?
La vittoria elettorale rappresenterà, come un’ordalia medievale, come un passaggio sui carboni ardenti, il condono tombale sul conflitto d’interessi più smisurato in tutti i paesi democratici?
In tutti i paesi democratici - e in alcuni senza neanche la prescrizione di legge - chi ha il possesso di mezzi di comunicazione è ritenuto ineleggibile e incompatibile con l’esercizio del potere politico. Nessuno in nessun paese democratico può esercitare poteri politici e impersonare ruoli istituzionali guarnito e protetto da un potere extraistituzionale così incisivo, pervasivo e smisurato.
Al contrario noi abbiamo subito questo inquinamento sistematico della vita sociale e politica ben tre volte. E il soggetto di questo duplice, inammissibile potere si permette di asservire il potere legislativo, contrastare il potere giudiziario, minare la libertà d’informazione.
Il decreto sulle intercettazione telefoniche vuole impedire ai magistrati l’uso di uno strumento formidabile per indagini delicate e vuole impedire ai giornalisti di scriverne e parlarne. Siamo così avviati a un’orizzonte di silenzio, di censura, di licenza per i pochi potenti che se avvantaggiano.
Ma l’eletto non si limita a considerarsi sciolto dal vincolo delle leggi. Forte del suo potere extraistituzionale stabilisce un rapporto diretto tra capo e popolo. Sono stato scelto dal popolo quindi faccio ciò che mi pare. La scelta popolare funziona come un lavacro risolutivo, cancella tutte le pendenze giudiziarie. Ma il rapporto diretto, e a senso unico, tra capo e popolo costituisce una lesione intima della democrazia rappresentativa.
Le assemblee elettive sono allontanate sullo sfondo. La scena è dominata dalla volontà popolare fatta persona. E la reciprocità sta solo nel fatto che se tocchi la persona offendi la volontà popolare. Se i molti si riconoscono nell’uno, solo nell’uno si materializza e diviene operativo il potere dei molti. L’essenza del Parlamento elettivo ne esce annichilita. L’uso privatistico dello stato, prima praticato in forme abusive e sgangherate, potrebbe diventare norma nobilitata, si fa per dire, da una vera e propria filosofia plebiscitaria
Quali riforme istituzionali sarà possibile discutere con un soggetto simile? Se non la fissazione definitiva di un potere, presidenziale o premierale non importa, sovraordinato alle assemblee elettive? E anche se la nostra parte può pensare ingenuamente che il nuovo potere così sovradefinito tocchi a lei, come si può ignorare il solo pericolo che possa toccare invece a lui? Il paese può correre il pericolo della somma intrecciata di un potere politico irresistibile e di un potere mediatico senza limiti?
Sappiamo bene che cosa pensano tanti soggetti sociali attivi, tanti alleati orientati ad azioni incisive nell’interesse collettivo. Ma solo di questo dobbiamo parlare? Non potremmo dedicare un’ora del nostro tempo a progettare un nuovo stato sociale, nuove forme di lavoro non precario, nuovi modi per migliorare le condizioni di vita, nuovi strumenti per fronteggiare le emergenze energetiche e ambientali, nuove pratiche di cittadinanza aperta, una nuova vita insomma che rifugga dalla paura e infonda speranza?
Possiamo, dobbiamo farlo. Prima di tutto dimostriamo a noi stessi che sappiamo farlo, usciamo dalla chiacchiera e cominciamo a fare proposte realistiche, non ennesime inquadrature di metodo.
Ma non possiamo dimenticare che una legge elettorale pessima è stata usata dal centrodestra nel più efficace dei modi con il quasi pieno dei voti mentre il centrosinistra è finito in minoranza mentre più di un milione e mezzo di cittadini di sinistra si vedeva privato della sua rappresentanza politica naturale.
E non possiamo dimenticare che ora stanno passando le nuove leggi ad personam e tra queste la più insidiosa è proprio quella che garantisce immunità e impunità a una sola massima carica dello stato. E poiché la norma è ambigua potrebbe apprestargli alla fine della legislatura un nuovo settennato di impunità.
Oggi è il momento di dichiarare, non in contrasto alle tante intenzioni sociali che ci animano, che i prossimi anni alimenteremo una battaglia culturale limpidissima in mezzo all’opinione pubblica, interessata o distratta che sia.
Diciamolo: chi ha già provato a sfregiare la Costituzione non potrà diventarne il custode, chi è uscito da processi per corruzione della magistratura solo perché ha cambiato le leggi in merito non potrà diventare presidente del consiglio superiore della magistratura, chi si è sempre vantato di disertare il 25 aprile della Resistenza non potrà nemmeno aspirare alla massima carica della repubblica che da quella è nata.
