di: Vittorio Grevi - Corriere della Sera 29 Luglio '06
Quel regalo inatteso
dei tre anni di abbuono
Intorno alla Proposta di indulto approvata giovedì dalla Camera, ed oggi all'esame del Senato, affiorano alcuni equivoci che meritano di essere chiariti. Anche perché, a quanto pare, non pochi tra coloro che hanno votato il provvedimento (pur superando forti dubbi e forti riserve, del resto spesso provenienti dalla loro stessa base elettorale), lo hanno fatto sulla scorta di convinzioni e di premesse non
sempre corrispondenti alla realtà. A cominciare proprio dai meccanismi di operatività di quel provvedimento.
Risulta, al riguardo, da conversazioni private, da interviste ed interventi, come non tutti i deputati fossero perfettamente consapevoli di ciò che stavano approvando. In particolare, molti di essi, in coerenza con l'idea che l'indulto fosse esclusivamente legato alla sacrosanta esigenza di riduzione del sovraffollamento carcerario (questa, come noto, è stata l'unica ragione addotta a fondamento dell'atto di clemenza), erano convinti che tale provvedimento avrebbe cancellato soltanto le pene già irrogate con sentenza irrevocabile. Così non è, invece.
Occorre essere consapevoli, infatti, che in forza del testo approvato dalla Camera, dove è previsto un indulto esteso a tre anni di pena detentiva (quindi molto ampio!) per tutti i reati commessi fino al 2 maggio 2006, il relativo condono non solo si applicherà ai soggetti già condannati per i reati non esclusi dal beneficio (di qui il previsto effetto di sfoltimento della popolazione detenuta), ma produrrà i suoi effetti anche in ogni futuro processo per i medesimi reati, se commessi entro tale data. Con la conseguenza che, nel pronunciare l'eventuale sentenza di condanna al termine di quei processi, il giudice dovrà automaticamente «scontare» i tre anni di condono, riducendo in proporzione (e spesso azzerando, in concreto) la misura della pena da eseguirsi. Si tratta, per un verso, davvero di un regalo inatteso, nella sua gratuità, per gli imputati presenti e futuri dei suddetti reati (ivi compresi, come noto, anche rapine ed estorsioni, corruzioni e peculati, delitti di natura finanziaria, fallimentare e societaria): i quali sanno fin d'ora che, se condannati, potranno in ogni caso usufruire di un abbuono di tre anni di pena, magari senza nemmeno iniziarne la espiazione. Ma si tratta anche, per altro verso, di un ingiustificato indebolimento di tutela per le vittime di tali reati, che vedranno
così fatalmente diminuito il peso della propria pretesa risarcitoria nei confronti dei medesimi imputati (si pensi alle ipotesi dei disastri e degli omicidi, anche colposi).
E stato detto da molti che tutto ciò sarebbe il prezzo da pagarsi (dato l'elevato quorum dei due terzi necessario per l'approvazione di un indulto, con il corollario di inevitabili intese alle condizioni dettate dalle forze di opposizione) per conseguire l'obiettivo di «alleggerire l'attuale insostenibile situazione delle carceri», fatto proprio anche dal Presidente Prodi nel suo discorso sul programma di Governo. Senonché Prodi non aveva parlato di indulto, né, comunque, l'indulto è l'unico strumento per raggiungere un tale traguardo.
Allo scopo, per esempio, si sarebbe potuto puntare su una normale legge ordinaria, volta a disporre la sospensione della esecuzione delle pene (fino ad un massimo di due o tre anni di pena residua) nei confronti dei soli condannati detenuti che ne avessero già scontato una certa frazione, subordinandola all'adempimento di alcune ben definite prescrizioni: il tutto secondo uno schema analogo, anzi più snello, rispetto a quello già seguito per l' «indultino» varato nell'estate 2003. In questo modo, non essendovi alcun vincolo di maggioranza qualificata, una legge siffatta avrebbe potuto essere approvata dai soli partiti dello schieramento governativo, sulla base delle scelte ritenute più opportune circa i soggetti ed i reati da escludersi dall'area del beneficio. Perché non si sia percorsa questa, od altra consimile, strada, che avrebbe consentito al Governo di conseguire in modo molto più lineare il proprio obiettivo di sfoltimento della popolazione detenuta (e senza subire «ricatti» da altre forze politiche), è un quesito al quale riesce difficile rispondere.
