di: Agostino Giordo
Finora Prodi è stato ritenuto, praticamente da tutti, il punto di equilibrio e l´ (unico?) uomo di governo capace di battere Berlusconi ed il berlusconismo.
A dargli questa «aureola», questo valore aggiunto, ha contribuito in maniera determinante (ed il suo entourage ogni tanto lo ricorda ad amici e nemici) il successo riportato alle primarie.
Come è noto tale successo è frutto dell´inaspettato afflusso di elettori (all´incirca - se non ricordo male - 4 milioni e trecentomila), numero ben superiore non solo a quello degli iscritti ai partiti (calcolati forse in un milione, un milione e mezzo), ma a qualunque previsione fatta anche dai più ottimisti.
Fra gli elettori delle primarie ci sono - in proposito il numero dei votanti non sembra lasciare spazio ai dubbi - moltissimi simpatizzanti non legati o condizionati dall´appartenenza partitica, che, nel manifestargli il loro consenso, chiedevano a Prodi uno scatto di orgoglio, una chiarezza di intenti, da utilizzare non contro i partiti, ma per un diverso metodo di governo.
Questi simpatizzanti, per evitare definizioni ormai un po´ abusate e che hanno perso i riferimenti concreti (per intenderci definizioni tipo «società civile» e simili) non esitavano a definirsi «prodiani», per sintetizzare la loro aspirazione a partecipare ad una nuova stagione, che Prodi sembrava far intravedere, nella quale venisse (finalmente) abbandonata la prassi asfissiante e deleteria della spartizione di posti e scambi di favori fra partiti, partitini e capibastone e si agisse con qualche idealità in più e con molti «inciuci» in meno.
Qualche segnale che la politica di equilibrio (cioè di mediazione fra aspirazioni spesso contrastanti) si potesse trasformare in una politica equilibrista, cioè in quella politica che può danneggiare gravemente l´immagine di un Prodi che ha, o dovrebbe avere, idee chiare, che sa (o dovrebbe sapere) come attuarle e che non è (o non dovrebbe essere disponibile) a compromessi di basso profilo.
Il primo segnale era stata la poca chiarezza e la poca (chiamiamola così) voglia di esporsi in occasione dei tentativi di far nascere liste della società civile, della cittadinanza attiva e comunque liste fuori dal sistema dei partiti. Prodi non se l´è evidentemente sentita di esporsi ed ha accettato il ricatto dei partiti (o dei loro vertici) che, non a torto, si ritenevano favoriti da quella «porcata» che è l´attuale legge elettorale.
Il risultato ha dato ragione ai partiti ed ha danneggiato Prodi (ed il suoi elettori di riferimento). Molti dei partiti si sono avvantaggiati del fatto che l´elettorato orfano è comunque andato a votare; Prodi non ha invece parlamentari «prodiani» (o ne ha pochi, distribuiti nelle diverse liste); checché se ne dica l´Ulivo è ancora l´unione armata fra Ds e Margherita e il Premier si ritrova a dover contare sull´appoggio di deputati e - soprattutto - di senatori che fanno comunque riferimento alle rispettive gerarchie e che, pena la scomunica e l´emarginazione, difficilmente possono esporsi e contraddire i loro vertici.
Il secondo segnale è stata la formazione del governo con la moltiplicazione di poltrone e strapuntini; certo (almeno così ci dicono) i ministeri (spacchettati, suddivisi, frazionati) cercheranno di risparmiare, ma non c´è alcun dubbio che la pletora di ministri, viceministri, sottosegretari e relativi collaboratori costa e costerà parecchio.
Ora ci arriva la notizia delle esternazioni di Prodi a Toano sull´indulto (avversato e, giustamente, criticato da moltissimi elettori di centro sinistra e sicuramente da moltissimi prodiani), sul quale il professore non trova niente di meglio da dire che «non è una proposta del governo, ma l´ho appoggiato» e che «bisognava avere una maggioranza dei due terzi, lo diceva la legge. Bisognava mettere anche qualcosa che non condividevamo. Queste (udite, udite !!) sono le regole della democrazia. Altrementi le carceri scoppiavano»
Siccome illustri giuristi dovevano avergli già spiegato che si poteva ottenere un effetto deflattivo sulle carceri con una legge ordinaria (senza bisogno dei 2/3) e la depenalizzazione di alcuni reati e siccome esisteva una proposta di emendamento in tal senso, Prodi poteva eventualmente tacere (il Prodi equilibrista l´avrebbe fatto). Invece se ne è uscito con l´affermazione che la scelta era solo fra due possiblità: o non fare l´indulto o accettare di farlo dando a Forza Italia quello che chiedeva e così ha messo il suo beneplacito sulla liberazione di politici corrotti e corruttori, manager e capi di industria truffatori, amministratori infedeli ed altri personaggi di questo genere.
Così ha fatto torto all´intelligenza dei suoi elettori. Credo che i «prodiani» avrebbero, in nome delle (ancora peraltro poche e timide) buone cose fatte dal governo una posizione del tipo «io avrei preferito la depenalizzazione, ma l´iniziativa e l´approvazione del provvedimento è compito del parlamento ed il governo non ha potuto comportarsi diversamente, ma ora il governo, in pochissimo tempo, approverà altri provvedimenti per una giustizia più veloce ed efficace». Con le affermazioni riportate sulla stampa ha dato invece la sensazione che neanche lui su una questione che per la stragrande maggioranza degli elettori del centro sinistra è dirimente (e cioè che un nuovo metodo di governo non può continuare a premiare chi ha destabilizzato non solo il sistema economico, ma anche quello politico e della convivenza civile) non ha le idee chiare.
Noi orfani (prodiani) abbiamo accettato il Prodi pacioso, quello equilibrato e - seppure a malincuore - anche quello assente e quello equilibrista, ma comincia ad essere difficile accettare il Prodi demagogo.
Anche perché di soddisfazioni finora ne abbiamo avute proprio pochine. Nessun rappresentante diretto, nessuna (o quasi nessuna) voce sul programma, continue accuse di giustizialismo ogni volta che chiede l´applicazione della legge od anche solo del buon senso.
A questo punto forse il problema dell´elettorato orfano è questo: da oggi in poi quale titpo di rapporto si può avere con Prodi e con la politica che lui, in prima persona (non attraverso la sua corte di consiglieri e fedelissimi, più o meno disinteressati), vuole rappresentare?
Mi piacerebbe saper se qualcuno ha un´idea in proposito.
