di: Claudio Gandolfi, Bologna
Su una prima pagina di Repubblica ho letto:» la Legge sull´indulto salverà dal carcere molti protagonisti dei recenti scandali finanziari, o comunque alleggerirà molto le pene dei cosiddetti furbetti».
La realtà dei fatti sembra purtroppo dare ragione a chi come me e tanti altri avevano sollevato perplessità su questo provvedimento e chiesto di togliere dall´indulto i reati fiscali e finanziari.
Se l´obiettivo era svuotare le carceri e ridare speranza a tanti "poveri disgraziati" il risultato è che molti di questi sono già di nuovo dentro per disperazione, arrestati per lo stesso reato per cui avevano subito la prima condanna, perché una volta fuori si sono ritrovati soli, senza un tetto, senza un lavoro, senza certezze, senza speranza ed allora chiedo ai politici: siete ancora convinti che la vostra sia stata la scelta migliore? Perché nei fatti gli unici ad averne tratto vantaggio sembrano essere proprio coloro che avevano comunque gli strumenti ( economici, di potere e di ricatto) per difendersi.
I programmi di reinserimento e di recupero vanno fatti prima, dopo è il solito «metterci una pezza» nella speranza che...
Ora si ricomincerà probabilmente con la litania del bisogno di nuove carceri, ma azzardando un paragone è come chi ha pensato di risolvere i problemi legati allo smog proponendo di alzare i parametri di riferimento delle sostanze a rischio, a quel punto si rientra nella norma, il problema è risolto, la salute garantita.
Questa è una politica miope, che vive sul principio dell´emergenza di turno da risolvere; un paese civile deve darsi degli obiettivi strategici a medio e lungo termine da perseguire con atti e strumenti legislativi conseguenti.
Continuiamo ad essere il Paese della «provvisorietà» con la capacità di vivere ed affrontare solo il contingente dove tutto resta come prima sino alla prossima emergenza; sovraffollamento delle carceri, lavoro nero, disastri ambientali per dissesto del territorio sono solo alcuni degli esempi più eclatanti che si ripresentano con regolarità ciclica.
Mi chiedo, piuttosto che investire in nuove carceri non sarebbe «socialmente» più utile e produttivo investire in cultura della legalità, in educazione e formazione al rispetto delle regole di convivenza civile, in cultura del «lavoro onesto e dignitoso», in una giustizia che dia certezza della pena con un conseguente effetto deterrente nei confronti di chi vuole delinquere per cui chi decide di stare fuori dalle regole sa esattamente il rischio che corre? Oggi la scelta sembra andare in un´altra direzione, nella direzione dei condoni, il messaggio che passa (ancora oggi) è che va avanti chi è furbo, chi decide di essere «border-line», l´onestà continua a non pagare, chi la sceglie continua ad essere considerato «ingenuo» se non «coglione».
Sono stanco della «politica della pezza», abbiamo bisogno di abiti nuovi, il «sarto è cambiato» ma stento ancora a vedere il disegno della nuova collezione centro-sinistra (uno del popolo delle primarie).
Claudio Gandolfi, Bologna
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