di: Daniela Gaudenzi
Personaggi che hanno conoscenza del codice di procedura penale da imputati, inquisiti o prescritti e che non hanno mai preso visione degli atti processuali si lanciano in accuse sanguinose contro la magistratura politicizzata e i teoremi accusatori frutto di accanimento politico.
Berlusconi da Parigi denuncia “i teoremi” e “la stranezza” sospetta di una “decapitazione completa, quasi una retata nei confronti di un intero governo di una regione...” e annuncia una riforma radicale della giustizia, ben al di là della separazione delle carriere.
Nei TG nazionali, TG 5 in testa, impazzano gli show dei garantisti blasonati per nascita o per meriti acquisiti sul campo. Vittorio Sgarbi da sempre estimatore di Del Turco quale insuperabile presidente di una commissione antimafia trasformata in una sessione permanente di corte d’assise contro Giancarlo Caselli e la procura di Palermo ha dichiarato senza ombra di dubbio “Ottaviano Del Turco è assolutamente innocente….è quello che succede a chi vuole dialogare sulla giustizia”.
E con analoga perspicacia Bobo Craxi l’aveva anticipato: “ Non sono sorpreso. E’ un gesto politico clamoroso, è razzismo giudiziario verso la politica debole, non c’è nulla che giustifichi la privazione della libertà: è un colpo della guerra che stanno combattendo politica e magistratura...”
Un concetto, filo conduttore nella deriva che ha segnato il paese da Mani Pulite ad oggi, ripreso dal presidente “emerito” Francesco Cossiga a cui incredibilmente i maggiori giornali nazionali continuano a dedicare pagine di interviste in cui, tra molte altre amenità, torna a tessere le lodi di D’Alema, politico con gli attributi in quanto “autentico antigiustizialista” per questo divenuto oggetto di indagini giudiziarie. Ottaviano Del Turco già fedelissimo di Bettino Craxi da cui prese in extremis le distanze per mero opportunismo politico, presidente dell’antimafia più “garantista” delle storia Repubblicana e forse più avversa ai magistrati impegnati sul fronte dell’antimafia di quella presieduta dalla mitica Tiziana Parenti, è nel carcere di massima sicurezza di sicurezza di Sulmona in completo isolamento perché “ha cercato contatti al massimo livello”.
Il procuratore di Pescara Nicola Trifuoggi ha spiegato in conferenza stampa “ci sono le prove e stavano distruggendo la sanità in Abruzzo. Gli arresti sono stati spiccati perché erano pronti provvedimenti che avrebbero buttato non in ginocchio, ma sottoterra la sanità abruzzese. Abbiamo riscontri documentali da intercettazioni. Subito dopo ogni richiesta c’era una nuova riunione di giunta per decidere un provvedimento. Abbiamo i ticket dei telepass autostradali di quando i soldi venivano portati a Collelongo [residenza di Del Turco]”.
I reati ipotizzati sono associazione a delinquere, truffa corruzione e concussione per gestione privata nella sanità abruzzese, una delle regioni con il maggiore debito attraverso il meccanismo delle cartolarizzazioni dei crediti a favore delle case di cura private; le cifre sono impressionanti: una movimentazione di oltre 15 milione di euro di cui 6 nelle disponibilità del presidente della regione; 35 gli indagati, 6 gli arrestati tra cui assessori regionali e funzionari ai massimi livelli.
Ma dei fatti, tutti ovviamente da accertare in corso di giudizio, non gliene frega niente alla casta che ogni giorno di più si comporta da cosca senza ulteriori aggettivi e al coro mediatico al seguito. Fino a che punto i fatti siano totalmente scomparsi dal panorama dell’informazione lo si è potuto constatare nell’indegna gazzarra di scomuniche, interdizioni, criminalizzazioni che si è scatenata all’indomani di piazza Navona con cui si è cercato di ridurre una manifestazione civile e serena, nonostante la gravità degli eventi, ad un indecoroso e becero spettacolo circense.
Adesso non si tratta più di nascondere la polvere sotto il tappeto come si è fatto per decenni con l’imperturbabile ipocrisia democristiana; adesso si pretende di nascondere sotto la copertura della disinformazione, della confusione, del ribaltamento delle prospettive, della spettacolarizzazione della cronaca nera e della banalità del male, l’implosione di una classe politica corrotta trasversalmente, autoreferenziale, arrogante, ottusa ed insensibile a qualsiasi campanello di allarme. Per quanto tempo e con quali guasti irreversibili per il paese non è dato sapere.
Dall’estero qualche segnale dell’incantesimo perverso in cui stiamo vivendo quasi puntualmente ci arriva: una ineccepibile e puntuale nota biografica sul nostro presidente del Consiglio diffusa “erroneamente” dalla Casa Bianca per cui si pretendono incredibilmente le scuse che l’amico Bush non lesina; una sacrosanta denuncia da parte della Catalogna dell’uso strumentale “da arma di distrazione di massa” che viene fatto di un caso di cronaca nera per stornare l’attenzione da Lodo Alfano e dintorni, seguita ovviamente dalla perentoria richiesta di scuse da parte della Farnesina.
Sarà difficile chiedere ed ottenere le scuse dalla realtà che si può contraffare non a tempo indeterminata e solo ad uso interno e dalla storia che fa il suo corso, incurante della sorte di un paese paralizzato in una farsa senza fine.
