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COLOMBO LASCIA LA TOGA: VEDO RIABILITATI I CORROTTI
di: Luigi Ferrarella - Corsera 17 marzo 2007

Il pm della P2 e di Mani pulite: il Paese non crede nella legalità, mi dedicherò ai giovani

Gherardo Colombo lascia la magistratura. Uno dei pm della scoperta della loggia P2 e di Mani pulite, ora giudice in Cassazione, dice addio alla toga a 60 anni. E spiega al Corriere: «In Italia quella tra cittadino e legalità è una relazione sofferta, la cultura di questo Paese di corporazioni è basata soprattutto su furbizia e privilegio. Tra prescrizioni, leggi modificate o abrogate, si è arrivati a una riabilitazione complessiva dei corrotti». E per il futuro? «Voglio incontrare i giovani e spiegare loro il senso della giustizia». «Mi sono convinto che, affinché la giurisdizione funzioni, è necessario esista una condivisa cultura generale di rispetto delle regole». E invece in Italia «quella tra cittadino e legalità è una relazione sofferta, la cultura di questo Paese di corporazioni è basata soprattutto su due categorie: furbizia e privilegio. A questo punto del mio percorso di vita, quello che voglio fare è invitare in particolare i giovani a riflettere sul senso della giustizia. E´ una scelta del tutto personale, oggi mi sento più adatto a questo impegno che a quello di giudice». Dentro il giudice Corrado Carnevale, fuori il giudice Gherardo Colombo. Depurato da coincidenze temporali e rispettivi profili professionali, in termini puramente numerici è uno scambio alla pari: uno (il giudice assolto dall´accusa di mafia, il collega del "Falcone è un cretino") è riammesso dal Csm in magistratura (dove da presidente di sezione di Cassazione resterà sino a 83 anni); l´altro (con Turone il giudice della scoperta della loggia P2 e del delitto Ambrosoli, con Di Pietro il pm di Mani pulite, con Boccassini il pm dei processi Imi-Sir/Lodo Mondadori/Sme ai giudici corrotti da Previti), dà le dimissioni da magistrato ad appena 60 anni, 15 prima della pensione. Con una lettera presentata, in sordina, al Csm e al Ministero della Giustizia a metà febbraio, nei giorni delle stanche rievocazioni del 15esimo anniversario dell´inizio di Mani pulite. Non è una resa, dice, non c´è sfiducia nel lavoro di 33 anni in toga, né tantomeno ci sono porte da sbattere o superbe prese di distanza da coloro che invece restano con la toga addosso, convinti che far bene il proprio lavoro quotidiano contribuisca a migliorare da dentro il sistema: «Ci mancherebbe altro, anche l´amministrazione della giustizia è indispensabile». Anche, dice però Colombo. Prima, un «prima che magari non è cronologico ma sicuramente concettuale», spiega di essersi reso conto che, per crederci ancora, ha bisogno di sentire esistere un prerequisito: «La giustizia non può funzionare senza che esista prima una condivisione del fatto che debba funzionare».

La scelta di dedicarsi a questo obiettivo nasce da «un rammarico: il verificare come la giustizia sia l´unica sede nella quale si pensa che debbano essere accertate le responsabilità. Oggi, chiunque dica al mattino una cosa e la sera il contrario, è irresponsabile di entrambe le dichiarazioni. Ma lo strumento del processo penale è inadeguato a riaffermare la legalità quando l´illegalità sia particolarmente diffusa e non esistano interventi che in altri campi vadano nella stessa direzione. Diventa una spirale, crea sfiducia e disillusione». «E´ incredibile vedere quanto le persone siano coinvolte da questi contatti, da fuori è davvero inimmaginabile», si infervora Colombo raccontando di incontri «programmati per due ore e dove invece devo fermarmi per tre»; di centinaia di persone che magari vengono in un teatro o in una biblioteca all´antivigilia di Natale e quindi non certo perché non sanno cosa fare»; di «ragazzi che succede spessissimo restino con la bocca aperta» a sentire eventi della vita del loro Paese fondamentali, ma che nessuno mai gli aveva raccontato. «Bisogna dar loro due cose: metodi e informazioni», ritiene Colombo, che, sostenuto anche dall´esperienza di tanti incontri in tema di corruzione, tecniche investigative, assistenza giudiziaria internazionale, ai quali è chiamato particolarmente all´estero, si propone ora di impegnarsi in questa direzione «sia attraverso contatti diretti, sia scrivendo che occupandomi di editoria: va comunicato il profondo perché delle regole e il come farle funzionare; occorre colmare la carenza di informazione non solo sui fatti, ma anche sulla concatenazione dei fatti e del pensiero; è necessario individuare le premesse e rendere evidenti le loro conseguenze, sottolineando la necessità di coerenza, in modo da dare risposte stimolanti alla tanta voglia di approfondire questi temi».

E si intuisce che, rapportata a sé, è proprio questa esigenza di "coerenza" a spingere ora Colombo a lasciare l´amministrazione della giustizia. Non ci crede più, non crede che si possa aumentare il tasso di legalità attraverso l´uso dello strumento giudiziario, quando nulla cambia all´ esterno. Da fuori forse sì, gli sembra possibile: «A questo punto della vita mi sono convinto che può esistere giustizia funzionante soltanto se esiste un pensiero collettivo che in primo luogo individui il senso della giustizia nel rispetto degli altri; che poi ci rifletta; e che infine, se ne viene convinto, arrivi a condividerlo. Si tratta di confrontarsi con i fondamenti della nostra Costituzione, il riconoscimento e la tutela dei diritti fondamentali e l´uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge». Mentre l´amministrazione reale della giustizia, quella che oggi a suo avviso arranca «senza una cultura condivisa delle regole, diventa qualcosa di estremamente difficoltoso, addirittura per certi versi eventuale, fonte essa stessa di giustizia casuale e quindi paradossalmente di ingiustizia», nel marasma di «una grande disorganizzazione e con scarsi mezzi». Da questo punto di vista, per paradosso, «l´esperienza in Cassazione è stata per certi versi inaspettatamente confermativa: un impressionante numero di cause da trattare in poco tempo, scarsi mezzi, mancanza di stanze». Il tutto accompagnato da una sensazione di «ineluttabilità» alla quale «si rassegna» chi pure lamenta «le cose che non funzionano», ultima goccia del cocktail che ora a Colombo fa dire: «Dare così poca cura a un´attività cruciale per l´amministrazione della giustizia è stata, per me, la definitiva conferma che c´è anche altro da fare». Altro rispetto ai processi. E prima dei processi: la condivisione delle regole. E qui sembra affiorare l´eco di una sconfitta, l´unica forse avvertita come davvero bruciante dall´ex pm di Mani pulite: corrotti e corruttori rientrati nella vita pubblica, o direttamente (votati) o indirettamente (nominati), comunque legittimati dai cittadini. Colombo si sente "tradito" dal "popolo" nel cui nome ha amministrato giustizia? «Piuttosto, sono contrariato nel vedere come la legalità, per questo Paese, sia ancora qualcosa che ha poche chances». Tra le concause, dice, « ha pesato il mutato atteggiamento dei media, le falsità dette contro le nostre indagini e talora contro di noi. Ma credo ci sia stato anche un altro elemento importante. All´inizio le indagini hanno coinvolto i livelli più alti della politica e dell´imprenditoria, perché nei loro confronti erano allora emersi gli indizi: persone lontane anni luce dal cittadino comune.

Poi, però, man mano che le indagini progredivano, sono comparsi anche fatti attribuibili a persone comuni: al maresciallo della Finanza, al vigile dell´Annonaria, al primario dell´ospedale, all´ispettore dell´Inps, al medico e ai genitori dei figli alla visita di leva, alla cooperativa di pulizie. E qui, ecco che l´atteggiamento della cittadinanza è cambiato». E voi magistrati siete finiti fuori mercato perché offrite un prodotto (la legalità) per il quale non c´è domanda? «Anche qui la misura della legalità è il rispetto dei principi costituzionali. Di legalità non c´è n´è abbastanza. Sono molti, per fortuna, coloro ai quali interessa la legalità, che vuol dire piena attuazione dei principi costituzionali della tutela dei diritti fondamentali e dell´uguaglianza di fronte alla legge. Ma non sono ancora abbastanza. E soprattutto, hanno una scarsissima rappresentanza, non trovano voce sufficiente. In alcuno dei due schieramenti». Colombo lo ricava «dal fatto che, altrimenti, sulla legalità sarebbero state fatte delle battaglie. E dico sulla legalità, non sul fatto che il signor Tizio o il dottor Caio siano colpevoli o innocenti: ad esempio sulla modifica delle regole del processo, per renderlo più agile e rapido; sulla dotazione di strumenti che consentano ai giudici di svolgere meglio la propria funzione; sulla cura della preparazione professionale». E´ questo il fronte che ora sembra prioritario a Colombo. Il quale, a sorpresa, non ha tanta voglia di voltarsi per toccare con mano l´esito delle sue inchieste: «Vogliamo essere spietati? Sono magistrato dal 1974, per 3 anni giudice, poi da inquirente mi è capitato di occuparmi della loggia P2, dei fondi neri dell´Iri, di Tangentopoli, della corruzione di qualche magistrato. Alla fine - a parte la dovuta definizione giudiziaria delle singole posizioni -, i risultati complessivi di questo lavoro quali sono stati? Tra prescrizioni, leggi modificate o abrogate, si è sostanzialmente arrivati a una riabilitazione complessiva di tutti coloro che avevano commesso quei reati. Con un livello di corruzione percepita che non si è modificato. E, soprattutto, con una rinnovata diffusione del senso di impunità prima imperante».

Cambiare dall´interno, no? «Dovrebbe davvero cambiare tutto». E invece, «possibile che per selezionare i capi di uffici giudiziari di dimensioni pari a una grande azienda, continuiamo a fare le scelte, quando va bene, sulla base della capacità di condurre indagini o scrivere belle sentenze, qualità che nulla hanno comunque a che fare con la capacità di organizzare un ufficio? Anche a proposito delle questioni disciplinari, siamo sicuri che, nonostante tutti gli sforzi, pur fatti, non si potesse fare ancora di più per evitare che qualche magistrato fosse avvertito come arrogante o non sufficientemente dedicato alla sua funzione?». Per Colombo «l´Italia è un paese di corporazioni che per prima cosa si difendono autotutelandosi (ha presente l´espressione "cane non mangia cane"?)». E pur se «la magistratura mi sembra, tutto sommato, la migliore» di queste corporazioni, «anche al suo interno si avverte la tentazione di cedere alla stessa logica: la difesa della categoria, prima che dell´organizzazione, della disciplina, della laboriosità; con il rischio di isolamento per chi pensa il contrario». La decisione di guardare alle regole da una posizione diversa � confessa Colombo, ieri in Procura a salutare alcuni colleghi � «non è stata facile e continua ad essere molto sofferta. Non soltanto perché questo lavoro ha assorbito buona parte della mia vita, ha accompagnato la nascita dei miei figli, la morte dei miei genitori, è stato intriso di eventi di dolore squarciante (come gli assassinii, proprio qui a Milano, di Guido Galli e Emilio Alessandrini, e dei colleghi eliminati da terrorismo e mafia); ma anche perché tanti sono i colleghi, dai quali mi separo, che con cura, attenzione e direi ostinazione non hanno fatto altro che cercare di rendere giustizia. Ma a mio parere, perché non sia un compito immane, occorre anche altro: che l´atteggiamento verso le regole cambi anche fuori dai palazzi di giustizia».
Creato da mariaricciardig
Ultima modifica 2007-03-21 11:12



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Da avvocato, sento la stessa sofferenza di Gherardo Colombo

Inviato da AMAPOLA il 2007-03-19 12:27
Ho letto in questi giorni gli articoli sui giornali nazionali che parlano della scelta di Gherardo Colombo di lasciare la magistratura. Ho letto l'articolo-intervista apparso sul Corriere il 17 marzo e riprodotto qui, nel sito di Liberacittadinanza.
Il ragionamento di Gherardo Colombo produce in me forti emozioni ed anche un senso di grande responsabilità e di speranza. Capisco la sua sofferenza nella scelta, capisco la necessità che ora sente di vivere dall'esterno la sua esperienza e di essere di aiuto, soprattutto ai giovani, nell'appropriarsi del rispetto delle regole, della legalità, dei principi e dei valori costituzionali, contribuendo a far sì che la Giustizia trovi i fondamenti della propria azione nella capillare diffusione collettiva di quei principi.
Io lavoro nel settore giustizia, faccio l'avvocato, e penso che i giusti rimproveri mossi da Colombo verso questo Paese fatto di corporazioni debba riguardare direttamente la categoria cui io appartengo. La difesa di privilegi, fatti apparire inopportunamente come dei diritti, ha impoverito il profondo valore democratico che deve essere il fondamento della professione dell'avvocato. E'una libera professione, vorrei dire che è la più libera che ci sia in un Paese in cui la Giustizia si vuole funzioni. Chi fa l'avvocato sa che può essere "strumento" importantissimo per la tutela dei diritti delle persone, dei cittadini, sa che può contribuire attivamente - nel continuo interloquire con la magistratura - alla modifica di una grave situazione di disorganizzazione dell'amministrazione giudiziaria. Ha gli strumenti, elemento attivo quale è all'interno della "macchina", perchè le regole siano rispettate, perchè il cittadino -suo tramite- acquisisca nuovamente una fiducia. Che non è solo fiducia nella realizzazione della giustizia, ma è anche fiducia - perchè è questa la gravissima crisi istituzionale che da anni viviamo - nella realizzazione dell'organizzazione della giustizia, del suo funzionamento.
Ci sono avvocati, e sono convinta siano molti, che silenziosamente vivono la loro professione dedicandola tout court alla difesa dei diritti dei cittadini, facendosi portavoce di quei diritti nella consapevolezza che, prima di tutto, si è proprio cittadini di questo Paese. Ci sono avvocati che della professione hanno fatto anche una lotta perchè il rispetto delle regole, perchè il principio della legalità sia sempre il riferimento del proprio lavoro. Lavoro che è coscienza.
E' una strada diversa da quella avviata alcuni anni fa dagli organismi creatisi all'interno del mondo forense. Penso per esempio ai cosiddetti scioperi degli avvocati, elegantemente chiamati "astensioni dalle udienze", che nel corso degli anni - per ultimo in occasione dell'entrata in vigore della legge Bersani - hanno contribuito soltanto ad aggravare la già pesante situazione dell'organizzazione della giustizia. Ed hanno creato, questo in modo ancora più grave, un divario sempre più ampio nei rapporti con la collettività, con l'opinione pubblica. Finendo per ottenere come risposta, laddove l'informazione è arrivata, la generale impressione che gli avvocati italiani abbiano a cuore solo i loro esclusivi e personalissimi interessi. Sfiducia e diffidenza: entrambe giustificate.
Ma, ripeto, ci sono avvocati che hanno scelto di fare il loro lavoro tenendosi lontani da istanze corporativistiche che non sentono appartenere al loro modo di vivere la professione.
Ecco perchè, nel leggere la scelta di Gherardo Colombo, le riflessioni che ora scrivo - sulle quali va fatto un lavoro quotidiano - mi convincono che un grande apporto al ripristino dei valori della democrazia e della partecipazione, dell'osservanza e del rispetto delle regole, deve venire da chiunque abbia a cuore questo Paese e il suo rinnovamento. Dai cittadini, prima di tutto, come noi tutti siamo. E poi da cittadini che, come avviene per gli avvocati, hanno grandi responsabilità e grandi possibilità di intervenire direttamente per riportare la macchina giudiziaria sul binario della credibilità e della fiducia.
Voglio dare a Gherardo Colombo un abbraccio e un benvenuto nella vita attiva e diretta della società civile. Il suo apporto, così come è stato sino ad oggi lavorando come magistrato, sarà fondamentale per tutti noi, per il Paese. Proprio a cominciare dai giovani: considero una bellissima realtà poter vedere una mattina entrare a scuola i ragazzi italiani con la Costituzione in mano, pronti a conoscerla e ad attuarne le istanze.
Mestre, 19 marzo 2007
Silvia Manderino
silviamande@libero.it
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Quando il Lodo Schifani-bis, anzi il Lodo Alfano, anzi ...
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Berlusconi mitra UN ULTIMO PASSO VERSO IL REGIME
I vergognosi attacchi ai magistrati, definiti ...
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Berlusconi mitra SENZA OSTACOLI
Forse la sintesi più chiara dello stato delle cose ...
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Marco Travaglio 3 TROPPI GALLI NELLA LOGGIA
Dopo aver elencato sul Corriere quelle che, a suo dire, ...
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Piazza Navona 80708 100 MILA NO ALLE LEGGI-CANAGLIA
Rita Borsellino DICHIARAZIONI DI RITA BORSELLINO SULLA MANIFESTAZIONE A PIAZZA NAVONA

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Sabina Guzzanti "CRITICO CHI VOGLIO. E LA GENTE APPLAUDE"

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Piazza Navona 80708 PIAZZA NAVONA, IL DITO DI MONI OVADIA ED IL SORDO CHE NON VUOL SENTIRE

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Striscione navona LC CARO NANNI PER AVER DIRITTO DI CRITICARE BISOGNA FARE
Pancho Pardi risponde agli attacchi di Nanni ...
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Pancho Pardi rivista olandese INTERVENTO DI PANCHO PARDI A PIAZZA NAVONA

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Ottaviano Del Turco DISINFORMAZIONE, AVANSPETTACOLO, DEL TURCO E DINTORNI...
Cori di solidarietà per l’arrestato, incredulità, ...
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Falcone e Borsellino IL ROMANZO DI UN PAESE
Il 19 luglio 1992 moriva Paolo Borsellino. Tremo ...
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Bolzaneto ACCERTATE LE VIOLENZE DI BOLZANETO
Abbiamo la verità ma non la giustizia
A ...
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Lodo Bolzaneto LA SENTENZA E I FATTI AVVENUTI A BOLZANETO
La sentenza del processo per i fatti avvenuti nella ...
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Berlusconi Mills TUTTO QUELLO CHE DOVRESTE SAPERE SUL PROCESSO BERLUSCONI - MILLS
Intervista di Silvia Terribili e Fabio Greggio a ...
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Piazza Navona 80708 CHE FINE HA FATTO IL DIRITTO DI CRITICA?
La manifestazione dell’8 luglio scorso a piazza ...
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Marco Travaglio 3 LUI LO SA
Non occorreva Nostradamus per prevedere che Al Tappone ...
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Pancho Pardi rivista olandese IL LODO ALFANO, UN COLPO ALL'UGUAGLIANZA
Procede a passo di carica il cammino del Lodo ...
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Strip Alfano ANGELINO IL MINISTRO, PIENO DI GRATITUDINE!
E così ce l'hanno fatta a rendere 'immuni' le prime ...
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Copertina micromega navona SPECIALE DI MICROMEGA SU L'8 LUGLIO A PIAZZA NAVONA
Venerdì 25 luglio esce un volume speciale di MicroMega ...
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Nozze figlia Riina I PROMESSI MAFIOSI DI CORLEONE
Le nozze di Lucia, figlia di Totò Riina, e di Vincenzo ...
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Senato piccola INTERVENTO CHE IL SENATORE PARDI HA FATTO IN AULA IL 31 LUGLIO
Signor Presidente, onorevoli colleghi, è in discussione ...
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Marco Travaglio 3 L'EDITORIALE PREVENTIVO
Una minoranza prepotente e chiassosa decide per tutti ...
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Giustizia negata GIUSTIZIA, CHE COSA FARE SUBITO
Il 29 luglio alcuni senatori del PdL e dei PD hanno ...
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Giustizia negata LA VERA QUESTIONE E' LA GIUSTIZIA NEGATA
A fronte della crisi economica che vede sull’orlo ...
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quarrata giustizia 13/9/2008 - MARCIA PER LA GIUSTIZIA
15° Marcia per la Giustizia Agliana-Quarrata ...
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Giorgio Cremaschi SPIAGGIA DI RIMINI, DOMENICA DI FINE AGOSTO
Spiaggia di Rimini, domenica di fine agosto. Sulla ...
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Fini Barca FINI FA IL BAGNO IN UN'AREA PROTETTA
Pubblichiamo la denuncia di Legambiente ed un commento ...
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Rifiuti 80112 L'emergenza rifiuti in Campania usata dal Governo Italiano per sanare i crimini della Camorra
Negli ultimi 2 mesi è emersa una nuova lettura della ...
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Alitalia aereo ALITALIA AD PERSONAM
Missione compiuta”, ha detto ...
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Alitalia aereo CASO ALITALIA
ALITALIA : AFFARI per i soliti imprenditori - ...
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No Internet APPELLO LIBERTA' IN ITALIA
La sentenza siciliana che ha condannato ...
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Ragusa LA DERIVA RAGUSANA: STORIE DI ORDINARIA SPORCIZIA
La deriva democratica nella quale è annegato il paese ...
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Sciopero Magistrati La riforma nascosta della giustizia in quel patto tacito Ghedini-Violante
IL RETROSCENA Azione penale e poteri del pm ...
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ROM UNA BOLZANETO ROM A BUSSOLENGO (Vr)
Questa è una storia vera, un fatto grave realmente ...
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Sabina Guzzanti L'ARTISTA, LA PAROLA, LA LIBERTA'
Sabina Guzzanti a due mesi di distanza dall'intervento a ...
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Rifugiati politici RIFUGIATI TRATTATI COME MERCE SCADUTA
A Cassibile (Sr), dalla fine di luglio, gruppi di somali, con regolare permesso ...
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Ammazzateci tutti LETTERA APERTA A CHI CI VUOLE BENE
Ammazzatecitutti rischia di chiudere entro un ...
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Bruno Tinti A COLPI DI CIMICE
Quasi nessuno sa che i cittadini possono essere ...
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Roberto Saviano LETTERA A GOMORRA TRA KILLER E OMERTA'
Il grido d'accusa dello scrittore dopo la strage di ...
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Roberto Saviano SIAMO NOI I COLPEVOLI

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Pancho Pardi rivista olandese IL 30 SETTEMBRE PANCHO PARDI A LIBERALARADIO
Martedì 30 settembre 2008 a Liberalaradio
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