di: Piero Ricca
Non dev'essere piaciuto al senatore Angius ("Io non ho bisogno di alcun codice etico" dichiarò alcuni mesi fa) questo passaggio dell'ordine del giorno approvato dalla direzione dei Diesse di ieri:
(...) "Vi è, infine, anche un nodo relativo alla regolazione a alla vita democratica dei soggetti politici. L'autonomia della politica è data dall'effettiva trasparenza della sua attività e del suo finanziamento. Se è vero che per chi è investito di una responsabilità politica o istituzionale non è sufficiente il rispetto della legge, servono codici etici che consentano di ispirare ogni comportamento a principi morali e condivisi".
Il testo integrale del documento è reperibile sul sito
www.dsonline.it.
Giunto da più parti, l'invito non è dunque caduto nel vuoto. Resta ora da capire se alle parole seguiranno i fatti, e in quali tempi.
Naturalmente l'adozione di (draconiani) codici etici è solo un segmento di quella complessa riforma - volta a rendere più trasparente il rapporto fra politica ed economia - che in questi giorni appare ancor più urgente. Ma un segmento non marginale.
In uno dei suoi ultimi articoli Paolo Sylos Labini propose di introdurre il programma dell'Unione con un "preambolo", dedicato proprio al
codice etico.
Non si parte da zero, visto che articolate proposte in tal senso sono già state formulate dal gruppo del "Cantiere" di Achille Occhetto, Giulietto Chiesa ed Elio Veltri
(www.ilcantiere.org)
e da Antonio Di Pietro
(www.antoniodipietro.it).
Interessanti esempi vengono dall'estero. Per esempio dalla Spagna governata da Zapatero:
Codice Zapatero.
