di: Marco Travaglio - Unità 07/01/07
In attesa di conoscere i piani di battaglia unionisti e riformisti sulla «fase 2»,o «l bis» che dir si voglia, ci permettiamo di rammentare, in vista del conclave di Caserta, le promesse che la maggioranza si era impegnata a mantenere subito, cioè nella«fase 1«: abrogare le leggi vergogna sulla giustizia che Romano Prodi, il 17 marzo 2006, annunciò di voler «cancellare, anzi buttare completamente perché non sono giuste proprio in toto». Fra le tante varate nel quinquennio berlusconiano, le più devastanti sono cinque: falso in bilancio, Cirami, ex Cirielli, Pecorella e ordinamento giudiziario Castelli.
Leggi che qualcuno definisce ad personam, ma che continuano a miracolare migliaia di«personas», perlopiù colpevoli, con danni incalcolabili per la Giustizia, lo Stato, le vittime dei reati, oltre all´etica pubblica e all´immagine internazionale dell´Italia.
FALSO IN BILANCIO. La prima legge vergogna viene varata in tutta fretta tra il settembre 2001 (legge delega) e il febbraio 2002 (decreti delegati).Relatori i forzisti Giorgio La Malfa (pregiudicato) e l´on. avv. Gaetano Pecorella (difensore del premier imputato di falso in bilancio e presidente della commissione Giustizia). L´altro on. avv., Niccolò Ghedini, dà una mano. In poche settimane viene riscritto l´articolo 2621 del Codice civile sui reati societari, garantendo l´impunità a chi li commette. Per l´Ecoriomist è«una legge di cui si vergognerebbero persino gli elettori di una repubblica delle banane». Tre le novità:
- Il falso in bilancio, da reato«di pericolo» (per i soci, ma soprattutto per il mercato, i creditori, i fornitori, gli investitori e i concorrenti), diventa un reato«di danno» (se non lede i soci o i creditori, non è più reato: ma chi falsifica i bilanci per pagare tangenti lo fa per avvantaggiarli, i soci, conquistando illegalmente nuove fette di mercato). E le pene massime, già lievi, scendono ancora: per le società quotate, da 5 a 4 anni, e per le non quotate addirittura a 3. Niente più intercettazioni né custodia cautelare. Prescrizione ancor più rapida di prima ( da 15 a 7 anni e mezzo per le quotate e 4 e mezzo per le non quotate).
- Per le società non quotate il falso in bilancio sarà perseguibile solo a querela di parte (azionisti o creditori). Per le quotate, invece, anche d´ufficio. Così paradossalmente, se il reato danneggia i soci (ipotesi più grave), sarà perseguibile soltanto se qualcuno lo denuncia (il che non avviene mai); se invece non cagiona danni (ipotesi meno grave), la magistratura se ne potrà occupare sempre, anche se nessuno l´ha investita (sia pur con pene irrisorie e prescrizione fulminea). In ogni caso, fra sconti e attenuanti varie, ogni pena detentiva sarà sostituibile con una piccola multa.«Stabilire la perseguibilità del falso in bilancio a querela dell´azionista - ironizza Davigo - è come stabilire la perseguibilità del furto a querela del ladro».
- Il falso non è più punibile se non supera certe«soglie quantitative». Chi occulta fino al 5% del risultato d´esercizio (cal colato sull´utile prima delle imposte), al 10% delle valutazioni e all´l % del patrimonio netto non rischia più nulla. Così, per dire, l´Enel potrà stornare ogni anno 191 milioni di euro, Pirelli 241, Eni 408, San Paolo-Imi 105, Fiat 79, Fininvest 41, senza render conto a nessuno. «È la modica quantità di falso - scherza il pm Francesco Greco - per uso personale, come perla droga.. .».
Grazie alla riforma che porta il suo nome, Berlusconi ottiene la prescrizione nel processo per i fondi neri nel passaggio di Lentini al Milan (10 miliardi di lire versati in nero al Torino) e in quello per la maximazzetta di 23 miliardi a Craxi. In fumo anche il dibattimento per il falso bilancio consolidato Fininvest, mentre presto potrebbe fare la stessa fine anche quello sui diritti Mediaset. Quanto al processo Ali Iberian-2, per 1500 miliardi di lire di fondi neri accantonati all´estero, il Cavaliere viene assolto«perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato»: cioè perché l´imputato lo ha, nel frattempo, depenalizzato. Anche le condanne definitive già pronunciate vengono annullate: come quella di Romiti per i fondi neri Fiat e quella patteggiata da De Benedetti per un piccolo falso in bilancio Olivetti. Altri big della finanza
vengono miracolati fra i tanti, l´ex finanziere rampante Giancarlo Parretti, l´ex presidente della Popolare di Milano Piero Schlesinger, il re delle cami Luigi Cremonini. Il risultato è che da quattro anni procure e uibunali, per il falso in bilancio, non fanno che archiviare le denunce per prescrizione ancor prima di chiudere indagini e processi. L´Italia è l´unico paese occidentale dove i trucchi contabili (puniti negli Usa fino a 25 anni di carcere) sono prassi comune, con le gravi conseguenze per la credibilità dell´economia italiana e per i mancati investimenti stranieri che un grande economista come Paolo Sylos Labini denunciò fino all´ ultimo giorno di vita. Inascoltato.
LEGGE CIRAMI. Fallite le ricusazioni dei loro giudici nei processi Imi-Sir/Mondadori e Sme-Ariosto, nel 2002 Berlusconi e Previti chiedono di traslocare a Brescia perchè, a Milano, tutti i 400 magistrati sarebbero prevenuti. Per agevolare la rimessione dei processi, l´apposito senatore Melchiorre Cirami (Udc) presenta un ddl che reintroduce la formula vaghissima del«legittimo sospetto», che dopo un´estate di girotondi viene approvato definitivamente il 5 novembre. Ma il 29 gennaio 2003 la Cassazione stabilisce che a Milano il clima è sereno e i giudici
sono imparziali: i processi a Berlusconi & C. non traslocano. Intanto però la Cirami continua a far danni incalcolabili in centinaia di processi: basta infatti che si alzi un imputato a chiedere la rimessione ad altra sede, perché il dibattimento si blocchi fino a quando (mesi dopo) la Cassazione non avrà esaminato il ricorso. Finora, su decine di casi, nessuna istanza è mai stata accolta: ma è l´ennesimo marchingegno per allungare i tempi, agevolando la prescrizione. Fra gl´imputati che si sono appellati alla Cirami oltre a decine di mafiosi, camorristi, ´ndranghetisti, omicidi, e a un narcotrafficante intemazionale convinto di essere perseguitato dai giudici di Palermo perché«troppo veloci», ci sono i 26 no global alla sbarra a Genova per le devastazioni e i saccheggi del G8; la commercialista milanese Goccini accusata di avere sottratto 70 miliardi; il serial killer Donato Bilancia; e, last but not least, Annamaria Franzoni, che alla vigilia della sentenza d´appello a Torino per il delitto di Cogne ha scoperto di preferire i giudici di Milano, amati anche dal suo avvocato Taorrnina. Processo sospeso inattesa della Suprema Corte, o di una riforma che blocchi questi trucchetti da Azzeccagarbugli. (1-continua)
