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LA SFERZATA DEL GRILLO PARLANTE
di: Ettore Zannoni - Comunisti Italiani Ravenna

Sono convinto che la campagna che ha intrapreso Beppe Grillo non è né qualunquista né impolitica, anche se corre il rischio di diventarlo. Stiamo ai fatti: al di là delle parole colorite e paradossali, proprie di un comico, l’unica cosa concreta che ha fatto è la raccolta di firme per 3 proposte di legge popolare, tutte più o meno ragionevoli. C’è qualcosa di più politico che un testo di legge presentato da cittadini?

E’ forse qualunquismo chiedere una legge elettorale che ti consenta di scegliere il tuo rappresentante, anziché riceverlo bello e pronto dalle segreterie dei partiti? E’ provocazione porre un tetto ai mandati parlamentari, in un mondo che tutti diciamo cambia con una rapidità impressionante? E’ così assurdo domandare che su 60 milioni di persone se ne trovino 600 incensurate da mandare in Parlamento?

Allora il problema non è il qualunquismo, ma l’arretratezza e la debolezza della politica italiana, perché è dai partiti e non da un comico esagitato che queste proposte, e tante altre, dovevano e devono partire. Se un partito (in Italia tra grandi e piccoli ne abbiamo una quantità industriale) non è in grado di interpretare i bisogni di un paese ( e dato il consenso ricevuto da Grillo il bisogno di questi 3 cambiamenti c’è) e di tradurli in proposte e scelte politiche a cosa serve questo partito ?

Il popolo italiano non vive in questo momento un periodo sereno. C’è nel paese un disagio profondo, un malessere sociale diffuso, un sentimento di ripulsa, di disistima verso il mondo politico, figlio di scelte politiche non fatte o di scelte fatte ma sbagliate, di promesse mancate, di anni di attendismo inutile e spesso addirittura arrogante. La gente non è disinteressata perché menefreghista e insensibile agli interessi collettivi, lo è diventata passando da delusione in delusione, mentre aspettava invece di vedere risolti i propri problemi che sono tanti e spesso gravi. Ed è doloroso prenderne atto, ma i più delusi sono proprio quelli che hanno creduto e credono di più alla politica come azione capace di cambiare la realtà a vantaggio di tutto il paese, ed in particolare degli strati meno tutelati della popolazione: sto parlando degli elettori di centro sinistra!

Compito della politica, quella vera, quella seria, non è quindi quello di incasellare Grillo tra i « qualunquisti e sfascisti», ma di capire le ragioni alla base del V- Day, che tante adesioni ha riscosso, e affrontare urgentemente e concretamente e problemi che hanno favorito questa adesione. Tutti i partiti italiani ed i loro uomini sono proprio sicuri, negli ultimi 15 anni, di avere promosso la partecipazione degli iscritti alla loro vita interna, di aver compiuto le loro scelte politiche partendo da convinzioni ideali e culturali? Se è così, perché due libri, la «Casta» e il «Costo della democrazia», che denunciano privilegi degli uomini politici e sprechi insopportabili di denaro pubblico arrivano a vendere 1.500.000 di copie?

Perché alla Festa dell’Unità, lo stesso popolo dei ds, il più grande partito della sinistra, si è esaltato di fronte al «predicatore» che bombardava questo palazzo della politica e questi partiti? E’ credibile oggi che i partiti politici italiani si presentino come l’architrave della democrazia, come erano all’indomani della Liberazione? O non sarebbe meglio che attivassero concrete e verificabili autoriforme per dimostrare di essere ancora oggi essenziali alla democrazia. Chi è sotto accusa, con prove schiaccianti di inadeguatezza a fare crescere e sviluppare un paese democratico e civile, e non cambia quanto è necessario per tornare a svolgere non ruolo essenziale per la democrazia, è il primo responsabile del proprio fallimento. Non può cavarsela gettando colpe su un comico che si è fatto megafono di un sentire comune.

Questa è la vera sfida di Grillo. Si può non raccogliere, minimizzandola come un fenomeno qualunquista, si può continuare a dire agli italiani che in democrazia ai partiti non c’è alternativa, ma si rischia, ed anche questo è purtroppo già successo, che a una democrazia debole e inaffidabile gli italiani preferiscano personaggi forti, che trovano la propria legittimazione nella ricchezza che possiedono, nel ruolo che occupano nel mondo della comunicazione e dello spettacolo.

Dalla frattura reale tra i partiti, i loro gruppi dirigenti, i loro apparati e i cittadini, dall’insofferenza verso la cattiva politica – della quale il V- Day è un sintomo allarmante – si esce solo con una buona politica. Solo con una grande campagna di ascolto della richiesta di cambiamento che si alza dal paese si può uscire dalla crisi. L’Italia ha bisogno di profondi cambiamenti, non si può consentire oltre che le cose non cambino.

Al disagio e al risentimento, alla delusione della gente bisognosa, che denuncia la fatica per arrivare alla fine del mese, si deve risponde con i fatti, con le riforme, mantenendo ciò che si è promesso, realizzando il programma presentato agli elettori: drastica riduzione dei costi insopportabili della politica, meno tasse, salari più alti, affitti sopportabili, più sicurezza, migliori pensioni, più lavoro per i giovani, meno precariato, più servizi sociali e più equità fiscale. E’ questo che chiedono gli italiani, anche partecipando al V-Day. Se continueranno a non ottenere risposte, difficilmente si potrà dire che sono loro i qualunquisti.

Creato da mariaricciardig
Ultima modifica 2007-11-01 16:17



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