di: Massimiliano Perna - ilmegafono.org
Ricordate i recenti proclami delle diverse forze politiche sulla necessità di presentare agli elettori le «liste pulite» di cui da sempre Travaglio, Grillo ed altri parlano? Bene, sono già diventati un ricordo, hanno già mostrato il loro carattere farsesco e artificioso. Già, perché mentre la cosiddetta «antipolitica» rivendica un’assoluta, rigida coerenza, la politica, dapprima tutta impegnata a criticare e ad etichettare come eccessive le richieste della piazza, ha compreso l’enorme impopolarità di una continuità con il passato e ha deciso di sposare il tema della legalità, della pulizia morale, ma lo ha fatto a modo suo.
Se dal centrodestra rivendicano, come prevedibile, la libertà non escludere dalle candidature i condannati «vittime» di presunti processi politici, primi fra tutti Berlusconi e Dell’Utri, dal centrosinistra, nei giorni scorsi, sono arrivate promesse di rinnovamento e di cambiamento di rotta che sembravano rassicuranti, pur con la precisazione che, su certe condanne lievi o legate a passati periodi di forte tensione ideologica, si potesse soprassedere. Una posizione, quest’ultima, che si poteva accettare, poiché è possibile che sia eccessivo escludere persone condannate per reati come la diffamazione, la calunnia o gli scontri di piazza degli anni sessanta-settanta, quando anche una parte della magistratura, fortemente politicizzata, si accaniva contro chi apparteneva allo schieramento opposto o ai membri della contestazione. La realtà, però, si è rivelata ancora una volta profondamente diversa dalle intenzioni.
Stendendo un velo su Pdl e Lega, da cui non ci aspetteremmo mai una svolta in tal senso, la pubblicazione delle liste del neonato Partito Democratico ha suscitato non poche perplessità e polemiche. La contraddizione più eclatante ha riguardato, neanche a dirlo, la Sicilia, dove Lumia, in nome di una regola severa e stupida, è stato inizialmente escluso, nonostante rappresenti una delle figure più importanti del Pd nell’ambito dell’impegno antimafia. In un momento come questo, in cui in Sicilia si corre per togliere il governo della Regione agli amici di Cuffaro, con in testa Lombardo, depositari di una tradizione di governo che ha fatto troppo male alla Sicilia ed alla sua immagine, la scelta di non presentare Lumia è sembrata un atto di ingiustizia e di pericoloso spostamento verso una «moderazione» che non serve al movimento antimafia e che anzi lo danneggia.
Ci sono volute le proteste di tanti militanti e di tanti esponenti della società civile, anche al di fuori dell’elettorato del Pd, per spingere Veltroni a rimediare, assegnando a Lumia la posizione di candidato-capolista al Senato nel collegio siciliano. E le proteste erano motivate dal fatto che, mentre Lumia era stato tagliato fuori, una vecchia conoscenza dei Ds siciliani, Vladimiro Crisafulli, è stato nuovamente candidato e, per di più, in quinta posizione, con quasi certa possibilità di elezione. Crisafulli è stato indagato, in passato, per concorso esterno in associazione mafiosa, in quanto, nel corso di un’indagine della Squadra Mobile di Enna, egli venne ritratto in un filmato mentre parlava in un Hotel di Pergusa con l’avvocato Raffaele Bevilacqua, indicato, dagli inquirenti e da numerosi collaboratori di giustizia, come il referente di Provenzano per la zona di Enna. La posizione processuale di Crisafulli è stata poi archiviata, ma rimangono numerose ombre sulla sua vicenda.
Proprio Lumia è il principale avversario di Crisafulli, avendone chiesto più volte l’espulsione e soprattutto la non candidatura. Ma l’idea di rinnovamento non è ancora matura evidentemente. Anche perché all’interno del «nuovo» Pd ci sono anche altri candidati con trascorsi giudiziari tumultuosi, alcuni terminati con la condanna definitiva (Enzo Carra, condannato ad 1 anno e 4 mesi per falsa testimonianza nel processo sulle tangenti Enimont), altri con l’assoluzione (il caso di Nuccio Cusumano).
Certo, nel Pd non ci sono i casi limite dell’Udc, che ha candidato De Mita, assolto sì ma per prescrizione, e soprattutto Cuffaro, governatore dimissionario della Sicilia, condannato in primo grado per favoreggiamento alla mafia ed ora particolarmente interessato all’immunità parlamentare. In questo scenario deprimente, ci teniamo stretti Rita Borsellino, che ha vissuto male l’esclusione di Lumia, e soprattutto Sonia Alfano, candidata presidente per la lista degli «Amici di Beppe Grillo». Una scelta di legalità, coerente, importante, anche se probabilmente affrettata, perché forse prima bisognava capire bene la composizione effettiva dei comitati di Grillo in Sicilia, valutare se oltre all’entusiasmo dei tanti ragazzi e all’onestà dei partecipanti esistono anche delle idee chiare circa il programma di governo, sul piano economico e sociale, su quello ambientale, ecc.
Non basta la voglia di ripulire il sistema, bisogna anche avere un programma preciso relativamente alle posizioni ed agli interventi concreti che si vogliono mettere in campo. Inoltre si corre il rischio di indebolire il fronte antimafia, dando al centrodestra più possibilità di vincere. Al di là di ciò, vanno comunque riconosciute a Sonia Alfano ed al suo movimento assoluta dignità e pari possibilità di concorrere alla presidenza della Regione. E’ sacrosanto dare spazio alle idee di una donna che coraggiosamente combatte da anni una battaglia di civiltà e lo fa in prima persona, rischiando e spendendo la propria vita per cercare di migliorare la nostra terra e la nostra società.
Sonia va tutelata e sarebbe stato logico attendersi una maggiore solidarietà, dopo le lettere contenenti minacce e ingiurie ignobili a lei ed alla memoria del padre (il giornalista Beppe Alfano, ucciso dalla mafia nel 1993), che qualcuno le ha fatto arrivare all’indomani della presentazione ufficiale della sua candidatura. Sonia aveva una scorta, che poi le è stata revocata. E’ una donna forte e coraggiosa, ma bisogna proteggerla e sostenerla, soprattutto adesso che ha deciso di impegnarsi in un’altra difficile sfida. Pur non condividendo appieno il progetto politico del movimento degli amici di Beppe Grillo (avrei preferito vederla capolista nella Sinistra Arcobaleno, a fianco di Rita Borsellino), mi auguro che possa davvero ottenere un buon risultato e portare un po’ d’aria davvero «pulita» nel sistema politico siciliano. Ed anche nel centrosinistra.
