di: Gianfranco Pasquino Unità 10/03/06
Non ho mai avuto in grande simpatia gli appelli, soprattutto quelli elettorali, e meno che mai gli appelli firmati da drappelli di intellettuali a sostegno di politici che degli intellettuali non potrebbero curarsi di meno, a meno che non siano, come molti intellettuali adorano essere, subalterni. Ho letto qualche giorno fa che, in quanto intellettuali dovremmo rivolgerci agli elettori delusi del centro-sinistra. E dovremmo, secondo Umberto Eco, sacrificare un pò del nostro «senso critico» e della nostra «equanimità» per chiamare a raccolta, ovvero alle urne, i dispersi delusi del centro-sinistra.
E dovremmo, secondo Umberto Eco, sacrificare un pò del nostro «senso critico» e della nostra «equanimità» per chiamare a raccolta, ovvero alle urne, i dispersi delusi del centro-sinistra. Dispersi delusi che sembrano una categoria ampia e (a ragione) persistente. Ebbene, no: non intendo sacrificare neanche un'oncia del mio senso critico e della mia equanimità, anche se sicuramente voterò per il centro-sinistra, lo dirò e spiegherò, se necessario e a tutti colori ai quali interessa, il perché del mio voto. Continuerò, però, fino al giorno del voto e immediatamente dopo la comunicazione dei risultati elettorali, nella mia critica severa dei centrosinistri. È un dovere intellettuale: il fuoco della critica, in special modo nei confronti della propria parte politica, che ciascuno si è liberamente scelto, non deve spegnersi mai.
Delle candidature ho, nel silenzio di troppi altri intellettuali di centro-sinistra, Eco compreso, già detto e scritto con molta franchezza, ma avrei parecchio da aggiungere. Per esempio, avrei preferito che la lettera di Romano Prodi, in risposta a chi nel dicembre 2005 gli chiedeva le primarie di collegio accompagnando la richiesta con un regolamento parsimonioso e facilmente applicabile, fosse giunta prima che le liste delle candidature venissero brutalmente chiuse. E fosse stata accompagnata da qualche impegno concreto a futura memoria. Intendiamoci: delusi, sì; rassegnati, no. Vorremmo, adesso, ascoltare dai candidati al parlamento e dai loro abili selezionatori qualche saggia parola sul tipo di rapporti che intendono instaurare con il cosiddetto "popolo delle primarie" (che, se ricordo bene, è fatto da più di quattro milioni e trecentomila persone...) e con quei molti elettori che non avranno avuto in grazioso dono neppure la possibilità di vederli in campagna elettorale visto che, tanto, la lista è ferreamente bloccata e la stessa presenza dei candidate è inutile (se non, addirittura, controproducente!).
Vorrei, personalmente, che candidate e candidati dichiarassero preventivamente la loro disponibilità a spiegare tutti i loro voti di coscienza, magari fondandoli anche su un pò di conoscenza. Credo che non si possa e non si debba imporre nessuna disciplina di partito su tutte le tematiche che riguardano la vita e la morte, dall'inseminazione all'interruzione della gravidanza alla eutanasia nelle sue plausibili declinazioni che vanno dall'essere lasciato all'essere aiutato a morire. Aggiungo che, a mio modo di vedere, anche le regole del gioco elettorale e istituzionale, Costituzione compresa, sono problematiche di "scienza e coscienza".
Desidero nella maniera più assoluta che i parlamentari del centro-sinistra si esprimano liberamente e, in special modo, motivatamente sulla scelta del nuovo sistema elettorale prossimo venturo (al proposito ho ascoltato con interesse le posizioni di D'Alema: doppio turno francese, che condivido; quelle di Prodi: tornare al mattarellum, che non condivido, oppure procedure verso un sistema proporzionale tedesco, sul quale sospendo il giudizio fino a quando non sarò rassicurato sul mantenimento della soglia del 5 per cento!) e sul rapporto parlamento/governo e parlamento elettori (leggi: referendum). Ci dicano i parlamentari e i dirigenti del centro-sinistra che tipo di sistema politico intendono costruire e quale e quanta influenza consentiranno di esercitare ai loro elettori e in che modo.
Motivatamente (e, nel gergo politico, "non da oggi") delusi, ma sicuramente nient'affatto rassegnati, non vorremmo, però, continuare ad essere considerati come l'intendenza che segue sempre i suoi comandanti e si adegua, limitandosi a mugugnare senza nessuna conseguenza pratica.
Soprattutto, vorremmo, anche per una questione di stile, che si accompagna elegantemente al nostro senso critico e alla nostra equanimità, non essere liquidati con un'alzata di spalle ovvero, peggio, come dei noiosi grilli parlanti, il più delle volte da schiacciare, lasciando fare politica a chi pensa di esserne il depositario autorizzato, e da resuscitare, ma appena appena, per carità, qualche settimana prima delle elezioni e da esibire coram populo. Non è mai bastato a migliorare la politica. Non serve affatto.
