di: Francesco (Pancho) Pardi - Liberacittadinanza
C’è per la verità un’implicita contraddizione, perché in nome dell’andare da soli poi si vorrebbe arrivare a una riduzione estrema dei partiti se non addirittura a un quasi bipartitismo. Se ne deduce un’alternativa secca: o l’annichilimento dei troppo piccoli, scorie da eliminare nella democrazia moderna, o il loro scioglimento dentro alcuni, pochi, corpi più grandi. Nel primo caso il destino è l’estinzione forzosa, nel secondo l’ipocrita dissimulazione di nuove ammucchiate non più dentro le coalizioni ma dentro i nuovi partiti aggreganti. E lasciamo qui da parte un conto che in caso di sconfitta del centrosinistra andrà pure fatto: quanto costerà al PD l’assenza dei voti radicali e socialisti? Senza quelli di uno solo dei due gruppi l’ultima volta si sarebbe perso.
Ma smettiamo di fare i difficili e accettiamo il gioco. Sospendiamo il giudizio sull’esito e andiamo a vedere che cosa il nuovo partito che va da solo si ripromette di rappresentare.
Può essere interessante considerare non tanto ciò che il PD dice si sé stesso ma quel che un autorevole sostenitore indipendente si aspetta da quel partito. Nell’ultimo articolo domenicale, Scalfari mette nell’ordine: primato dell’economia con liberalizzazioni e redistribuzione sociale; necessità di collaborazione tra maggioranza e opposizione per le riforme istituzionali (legge elettorale, regolamenti parlamentari, finanziamento pubblico, ordinamento giudiziario); temi eticamente sensibili su cui far prevalere il punto di vista laico.
Dato e non concesso che il PD sappia e voglia mantenere la parola sui tre punti (sulla laicità ci sono gravi dubbi) si deve registrare soprattutto ciò che vi manca. Non è la prima volta che nelle sintesi programmatiche di Scalfari è assente qualsiasi riferimento a tutti i provvedimenti necessari per cancellare l’anomalia italiana: conflitto d’interessi, sistema televisivo, leggi ad personam. Come intendere la mancanza: rinuncia e rassegnazione? O semplice realismo? Basato sulla considerazione implicita: se le due parti si dovranno accordare su legge elettorale e riforme istituzionali è pensabile che una delle due voglia e possa eliminare l’anomalia rappresentata dal capo dell’altra?
Ma se è così, la politica italiana oggi è sospesa tra due straordinarie alternative che illustrano alla perfezione la sua asimmetria. Se vince il centrodestra Berlusconi governerà per cinque anni rafforzato nella sua anomalia ormai definitivamente intoccabile, e nel corso della legislatura, se Napolitano dovesse per malaugurato caso non portare a termine il settennato, potrà anche farsi eleggere alla presidenza della repubblica.
Se invece vince il centrosinistra il vincitore offrirà al perdente la consolazione di un accordo su legge elettorale e riforme istituzionali e per convincerlo a questo passo così doloroso eviterà di toccare la sua anomalia, lasciando intatte tutte le sue prerogative illegittime.
Su questo snodo Veltroni interviene da tempo con un insistente schema retorico: è ora di smettere con l’odio reciproco. Qui la falsificazione è profonda: non è necessario odiare per riconoscere il rilievo ingombrante dell’anomalia italiana; né volerla eliminare significa odiare chi ne è il soggetto. Veltroni riduce una condizione oggettiva al rango di fatto morale. Peggio ancora: chi vuole una normale legge sul conflitto d’interessi è additato, in quanto portatore di odio, come soggetto degno di riprovazione morale. Se ne ricava una conclusione anch’essa asimmetrica: il berlusconismo risulta intoccabile ed eterno, l’antiberlusconismo deve invece finire subito. Dalla “fine dell’odio” il centrodestra ci guadagna tutto, il centrosinistra niente. Salvo la patente di bontà.
La situazione del centrosinistra è resa più critica dal fatto che anche la Cosa Rossa ha manifestato sempre e manifesta ancora oggi scarso interesse per la risoluzione dell’anomalia italiana. Mentre il PD andrà da solo per essere libero di gestire una politica moderata, neocentrista e poco laica (oltre all’intesa col centrodestra sulle riforme istituzionali), la Cosa Rossa andrà da sola per gestire una politica di sinistra in stretto rapporto con gli interessi del lavoro dipendente. Benissimo.
Ma a questo punto sono obbligate due considerazioni. La prima: sia il PD che la Cosa Rossa si autoeleggono secondo lo schema coatto delle liste bloccate, si riproducono insomma come perfetta oligarchia. Di più: sulla base del loro potere oligarchico escludono gli indesiderati dalla competizione elettorale. La seconda: chi vuole una politica diversa dalle due appena dette è condannato al silenzio.
Ma a questo punto i cittadini che vogliono la trasparenza del potere, la distanza tra politica e affari, la separazione tra interesse pubblico e vantaggi privati, l’incompatibilità tra cariche elettive e incarichi pubblici, l’autentica libertà d’informazione, la vera autonomia della magistratura, la fine della politica come mestiere privilegiato a vita, hanno anch’essi il diritto di andare da soli. Non è detto che gli riesca al primo colpo ma d’ora in poi se tenteranno la via di una rappresentanza politica indipendente non potranno essere più bloccati dal ricatto classico: voi fate perdere voti e quindi condannate la coalizione alla sconfitta. Ai saccenti che faranno questa predica si potrà sempre rispondere: siete voi che avete annichilito la coalizione e i nostri voti li avete già persi da tempo.
