di: Liberacittadinanza
E nel silenzio,come si sa, si perpetrano le nefandezze e i tradimenti alle spalle dei cittadini. Sotto la spinta e la minaccia referendaria si vara la famigerata «bozza Chiti» che,oltre a fare rientrare dalla finestra «riforme» costituzionali gettate fuori dalla porta a pedate dai cittadini in occasione del referendum, conferma,a furor (trasversale) di partito, nientemeno che le liste bloccate. Questo primaverile afflato viene sancito ufficialmente in questi giorni con la confezione di un asse Prodi-Lega (Bossi,Calderoli,poco importa) nuovo di zecca.Un Prodi che ci piace ingenuamente definire,specie a noi reduci dei gazebo e, ancor più indietro nel tempo,del sogno dell´Ulivo,«ostaggio dei partiti» ma che,se ostaggio è, mostra in maniera ingravescente i segni preoccupanti della «sindrome di Stoccolma».Dicevamo della cosiddetta «minaccia» referendaria. Non è che Guzzetta & co. propongano,rispetto alla «minaccia legislativa» dei partiti, incoraggianti novità: se si eccettua il divieto (sacrosanto) delle candidature plurime, il previsto premio di maggioranza alla lista anziché alla coalizione più votata,appare più un incentivo all´esercizio dell´italica furbizia (ci uniamo prima delle elezioni,ci sciogliamo immediatamente dopo) che una utile sponda alla governabilità e (per chi ci crede) al bipolarismo.Ma del disegno referendario l´aspetto più incredibile e che,secondo noi,ne vanifica l´intero assetto,è l´elusione del problema delle candidature,della preferenze,insomma il silenzio/assenso rispetto alla volontà partitica di continuare a disegnare, al 90%, il Parlamento.
Lo sforzo referendario rischia quindi di approdare a un risultato molto vicino allo zero.A questo punto tanto varrebbe,come giustamente ha sottolineato Sebastiano Messina lunedì scorso su «Repubblica», cancellare la «porcata» con un tratto di penna e tornare al vituperato (allora) e mai rimpianto abbastanza (adesso) «mattarellum».Questa sì, rispetto a quanto bolle oggi in pentola,rappresenterebbe una soluzione buona anche se lungi dall´essere ottimale.Sarebbe certamente più rispettosa della volontà popolare (referendum sul maggioritario) e dei princìpi costituzionali.Tuttavia essa non risolverebbe compiutamente il problema delle selezione delle candidature.Tutt´altro che infrequente fu infatti,durante il Mattarellum, il verificarsi di candidature «calate» dall´alto,sia in collegi sicuri vincenti,cosiddetti «blindati» (es.Mugello/Di Pietro) sia,al contrario,in collegi considerati perdenti ,dove collocare «scarti» di candidature.
E´ il caso del mio collegio elettorale (Acireale) che vide,alle politiche 2001, paracadutare Vittorio Cecchi Gori,con relativa compagnia di giro al seguito (Valeria Marini, e altri figuranti)in una avventura elettorale tragicomica e prevedibilmente disastrosa.Quindi non vi è maggioritario o proporzionale che tenga,né l´ uninominale né,tantomeno,le liste bloccate,se non si affronta nel senso più ampio il nodo della rappresentanza e della selezione delle candidature.In quest´ottica il ricorso delle primarie rappresenta l´antidoto principale contro le distorsioni sia del sistema uninominale che contro l´incombente «prendere o lasciare» rappresentato dalle liste bloccate.Primarie dunque, di collegio,di circoscrizione,di partito o di coalizione,artigianali o,molto meglio,sancite per legge e legate a doppio filo al momento elettorale,precedendolo (è il meccanismo auspicato da Flores d´Arcais).Ma primarie svolte in condizioni di «pari opportunità» con eguali risorse,tempi,spazi mediatici.Un esercizio di democrazia partecipativa che in uno rispetta due diritti costituzionali dei cittadini:quello di poter scegliere i propri rappresentanti,ma anche quelo di potersi proporre a ruoli di rappresentanza.
Nello scorso quinquennio legislativo i cittadini sono scesi in piazza contro le leggi ad personam di Berlusconi.La bozza di legge Chiti-Calderoli,con le sue liste bloccate, non è meno antidemocratica e pericolosa di tante di quelle leggi.Vanno informati i cittadini sui rischi che questa legge comporta ma,al tempo stesso,vanno proposti e sollecitati quei meccanismi,come le primarie che,rispettando il diritto alla rappresentanza accorcino,anziché allungare,lo spazio tra cittadini e partiti.
Spetta dunque alla parte di cittadinanza attiva più critica ed avvertita, per un consolidato vissuto di vigilanza democratica, Liberacittadinanza in testa,intestarsi questa battaglia di civiltà democratica.Essa,per certi versi,ha delle analogie a quanto già fatto in difesa della Costituzione. Come in quell´occasione,avremo a disposizione le armi dell´informazione della mobilitazione: bisognerà informare i cittadini sui loro diritti,in atto negati, mobilitandoli nella loro rivendicazione.
Affinché questi diritti siano loro restituiti;stavolta non avremo l´arma del voto referendario,ma ne avremo un´altra,altrettanto temibile per gli apparati di partito: il prossimo appuntamento elettorale potrebbe registrare un numero consistente di cittadini che,se costretti, rinunceranno a un inutile esercizio di «democrazia limitata» : Non voto se non posso scegliere.Anche questa volta,possiamo farcela.
Citto Leotta
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