di: Gianluca Carelli
La folcloristica conferenza stampa di presentazione della nuova
scheda
elettorale per le prossime elezioni politiche, il cosiddetto
"lenzuolo", seguita alla riunione del Consiglio dei Ministri dello
scorso 8 marzo, e l'estemporanea confessione dell'ex Ministro delle
Riforma, hanno richiamato la mia attenzione di elettore distratto sui
contenuti della legge n. 270/2005.
Tale provvedimento, almeno nei proclami del legislatore, mirava ad
introdurre, modificando la previgente normativa, un sistema di tipo
proporzionale con premio di maggioranza nella disciplina elettorale
di
Camera e Senato.
Al di là di ogni valutazione circa le confuse formule tecniche di
ripartizione dei seggi, il cui approfondimento in questa sede è
inopportuno, la novella legislativa appare, fin dalle definizioni,
contraddittoria. Non si vede, infatti, come possa dirsi proporzionale
un sistema elettorale che, grazie al meccanismo dei premi ed in nome
della governabilità , trasforma una maggioranza relativa di voti
ottenuti in cabina elettorale, magari anche percentualmente esigua,
in
maggioranza assoluta di seggi in Parlamento.
Le maggiori perplessità relative alla nuova legge elettorale
scaturiscono, però, dalla constatazione che per la prima volta nel
nostro ordinamento non viene consentito all'elettore, pena nullità
della scheda, di esprimere il voto di preferenza, ma gli viene
riconosciuta esclusivamente la facoltà di indicare il simbolo del
partito o della coalizione prescelta. I nomi dei singoli deputati e
senatori, saranno individuati in base alla graduatoria dei candidati,
se è lecito chiamarli ancora tali, predisposta dai partiti per ogni
circoscrizione elettorale prima delle elezioni.
A titolo di esempio e seguendo i criteri dettati dalla nuova legge,
assegnato un numero X di seggi parlamentari al partito Alfa, questi
saranno occupati dai candidati che, a totale discrezione dei
dirigenti
di Alfa, occupano nella lista / graduatoria predetta i posti da 1 a X.
In questo ambito, appare evidente come il fulcro del sistema che
scaturisce dalla nuova legge elettorale, vada individuato nelle
segreterie di partito. L'inclusione e la posizione occupata dal
singolo
nella graduatoria rispecchierà esclusivamente il suo peso specifico
all'
interno del partito senza che criteri quali l'onestà , la probità e la
correttezza trovino spazio in questa scelta, evocando in tal modo
spettri della partitocrazia più bieca che il referendum popolare del
giugno 1991 sembrava aver spazzato via definitivamente.
Occorre sottolineare, per amor di verità , che se è vero che la nostra
Costituzione affida a norme di rango inferiore la regolamentazione
dei
sistemi elettorali, rimettendola in tal modo a scelte di tipo
politico
legittimamente legate agli interessi delle singole maggioranze di
volta
in volta al governo, è altrettanto vero che, nello stesso tempo, essa
contempla alcuni punti fermi posti a presidio di due principi cardine
della democrazia: l'elezione a suffragio universale e diretto come
metodo democratico di designazione dei governanti da parte del corpo
elettorale ed il vincolo di rappresentanza politica che lega il
singolo
membro del parlamento alla Nazione, in forza del quale gli organi di
governo sono detti, appunto, rappresentativi.
Detti principi sono contenuti negli articoli 56 e 58 della
Costituzione, che prevedono, rispettivamente, l'elezione a suffragio
universale e diretto per la Camera dei deputati ed il Senato della
Repubblica, e nell'articolo 67 della Costituzione, che dispone che
ogni
singolo membro del Parlamento rappresenti la Nazione.
L'etimologia stessa della parola democrazia (governo del popolo), d'
altra parte, esprime di per sè il concetto di elettività ed il
necessario e continuo collegamento tra governanti e corpo elettorale
che si sostanzia nella designazione diretta dei propri rappresentanti
i
quali, sotto il profilo della loro capacità politica di tradurre in
atti legislativi i valori della comunità che li ha espressi,
risulteranno essere i migliori per capacità politiche.
Tornando alla recente legge di modifica del sistema elettorale,
scopriamo che il voto espresso da noi elettori, come visto
costituzionalmente caratterizzato dalla duplice valenza di
designazione
dei candidati ritenuti meritevoli di rappresentare la Nazione e di
approvazione del programma politico del partito cui i candidati
stessi
fanno riferimento, è stato amputato della prima, e sotto il profilo
democratico forse più importante, funzione.
In altre parole, noi elettori non avremo più il diritto di scegliere
i
nostri rappresentanti, ci verrà solo chiesto di designare il partito
o
la coalizione vincente e, in maniera subdola, di ratificare per
questa
via decisioni già adottate in sedi esterne al circuito democratico
concernenti i nominativi dei singoli deputati e senatori.
Verrà in tal modo a crearsi, grazie al citato meccanismo del premio
di
maggioranza ed allo sbarramento per i partiti minori, una voragine in
termini di rappresentatività democratica tra corpo elettorale ed
organi
elettivi sconosciuta fino ad oggi ai moderni stati democratici ed
assolutamente inammissibile per la nostra Carta costituzionale.
La pericolosità di tale difetto di rappresentatività in seno alle
istituzioni attraverso le quali il popolo esercita la propria
sovranità
è ancor più evidente solo che si pensi alla congenita frammentarietà
del sistema politico italiano. Laddove, infatti, dovesse rompersi l'
attuale bipolarismo, frutto del vecchio sistema maggioritario,
basterebbe che un partito o una coalizione ottenesse poco più del 33%
dei voti per avere la certezza matematica e giuridica di governare il
Paese disponendo di una maggioranza assoluta costituita da politici
che, non essendo portatori di alcun consenso popolare, saranno,
evidentemente, particolarmente inclini a seguire fedelmente la linea
loro imposta dal partito di appartenenza.
Il motivo di maggior preoccupazione per chi, come me, ha a cuore il
mantenimento dei valori espressi dalla nostra Costituzione
scaturisce,
in realtà , dall'amara constatazione che nessuno degli esponenti
politici, siano essi di governo, di opposizione o che si proclamino
più
o meno indipendenti, abbia fatto rilevare l'anticostituzionalità del
nuovo sistema elettorale rendendosi in tal modo complice, a mio
parere,
di un'autoritaria ed indebita appropriazione delle prerogative
democratiche del popolo italiano.
Evidentemente c'è intesa bipartisan sul fatto che sia più facile e
meno rischioso turarsi il naso e sottostare agli imperativi di
partito
che avere il coraggio di sottoporre le proprie idee politiche al
vaglio
degli elettori.
