Da Porta Pia a Ruini, la lunga storia degli sconfinamenti tra Chiesa e Stato
Di Wladimiro Settimelli , Unità 21 novembre 2005
Un sogno, un sogno in realtà mai compiutamente realizzato. Libera Chiesa in libero Stato, l'antico assioma liberale e laico, rimasto quasi sempre una speranza, o se volete un «pio desiderio». Nonostante sia sempre, ogni giorno di più, un antico e reale bisogno della società italiana, già costretta a dover superare, soprattutto oggi, momenti difficilissimi, sia dal punto di vista politico che economico. Il potere non spirituale della Chiesa (quello politico per intenderci) è ancora immenso e, tanto per essere razionali, l'influenza dei Vescovi pesa, eccome, su ogni decisione piccola e grande che riguarda la vita quotidiana. Nessuno, sia chiaro, vuole chiudere la bocca a Santa romana Chiesa che ha tutto il diritto di parlare e di imporre ai credenti una specifica morale, un modo di vita, scelte rigorose in un senso e nell'altro. Ma ai non credenti? Per i praticanti delle altre religioni, per gli agnostici, i miscredenti, gli atei che hanno uguale diritto di cittadinanza, quale spazio viene lasciato dalla Chiesa cattolica romana? Poco, pochissimo.
La storia comincia nel 1870 quando i «piemontesi» o gli «italiani» scesero a
Roma, sull'onda dei moti risorgimetali e spinti dalle idee di Garibaldi, Mazzini e Cavour si attestarono presso Porta Pia, per poi aprire la celeberrima «breccia». La fine del potere temporale della Chiesa, fu un insulto imperdonabile per il Papa e per la nobiltà nera che, in città e provincia, era padrona di tutto. Ci vorranno anni e anni per risolvere la «questione romana» e permettere così, ai cattolici, di partecipare a pieno titolo alla vita politica dello Stato unitario, fondando il Partito popolare di don Sturzo e, nel secondo dopoguerra, la Democrazia Cristiana.
Nel frattempo, il Vaticano non ha mai cessato di interferire, consigliare, proporre, intervenire, chiedere e ottenere. Dallo Stato, per essere chiari. Alla fine ebbe il Concordato di mussoliniana memoria, dopo che i fascisti avevano già deciso di intervenire contro l'Azione cattolica e contro alcuni sacerdoti che si erano schierati con i socialisti e il mondo del lavoro, rimettendoci la vita. Così Mussolini divenne anche «l'uomo della Provvidenza». In precedenza - è vero - la Chiesa, nel corso della guerra ' 15- ' 18, si era scagliata contro «l'inutile strage» e in alcuni documenti importanti era stata chiesta più giustizia sociale per il mondo del lavoro.
Ma,
subito dopo, era nata la nuova paura: quella del socialismo e poi del comunismo. C'era insomma, per le gerarchie vaticane, un nemico ben più importante del «modernismo» e del «laicismo»: il pericolo «rosso». Fu quello, in realtà, l'elemento unificante in mille diverse situazioni (appoggio al colonialismo, invasioni etc.) in particolare in Asia e in Africa e nell'America del Sud. Per dirla con semplicità tra i preti operai francesi e i padroni, la Chiesa ufficiale, nel secondo dopoguerra, scelse sempre i padroni e benedisse sempre gli occupanti europei o americani in Algeria, Iraq, Vietnam, Cuba e nelle piantagioni della Colombia e del Messico. Questo non significa che gli onesti padri Comboniani, i francescani o le Suore della Carità, non abbiano aiutato, singolarmente e a titolo personale con grandi sacrifici e rischi, i poveri e i derelitti del mondo.
In Italia è nell'immediato secondo dopoguerra che la Chiesa torna a interferire, orientare e condannare. Il cinema neorealista viene censurato, vengono messi all'indice tutta una serie di libri e tanti personaggi che, agli occhi di Santa romana Chiesa, «favoriscono il peccato», inducono i giovani ad allontanarsi dalla fede e le donne a «fare mercimonio del proprio corpo». Spesso, sempre più spesso, non si tratta di pareri morali per i credenti, ma sempre più ordini sommessi al potere statale che è in mano alla De, almeno formal-mente il partito dei cattolici italiani. Eppure Togliatti e i comunisti, con il celeberrimo «articolo 7», hanno voluto evitare ogni assurda guerra di religione.
Alcuni sacerdoti si ribellano (don Mazzi, don Franzoni, don Milani... ) ma il Vaticano va avanti per la sua strada e nel 1947 arriva il celeberrimo decreto del Santo Uffizio che pesò sulla politica italiana come un macigno: la Chiesa di Pio XII scomunicò i comunisti e affermò che persino chi leggeva la stampa vicina al Pci veniva considerato apostata e scomunicato e, dunque, non poteva ricevere i sacramenti. E chi può dimenticare, durante le elezioni politiche. Tazione dei Comitati civici di Luigi Gedda che operarono in funzione antisinistra nelle piazze e nelle parrocchie, con metodi ricattatori ?
Il 12 agosto '56 tocca a monsignor Pietro Fiordelli, vescovo di Prato. Saputo del matrimonio civile di due battezzati, Mauro Bellandi e Loriana Nunziati, fa affiggere sulle porte di tutte le chiese un avviso in cui i due vengono indicati come «pubblici concubini». Il fatto suscita uno scandalo enorme. I due giovani sposi querelano il vescovo e vincono la causa. Da quel giorno le parrocchie di mezza Italia vengono invitate a suonare le campane, in certe ore, in segno di protesta.
Come scrive Sergio Romano, nel suo recentissimo Libera Chiesa, Libero Stato? L'Italia della seconda metà degli anni Cinquanta somiglia più alla Spagna di Franco e al Portogallo di Salazar che non alla Francia.
Certo, con il Concilio Vaticano II e Papa Roncalli, molte cose cambiano, ma nelle grandi battaglie civili la Chiesa è sempre schierata su posizioni conservatrici e reazionarie. Ma Tltalia sta cambiando a tutta velocità e la Chiesa perde anche la sacrosanta battaglia per il divorzio, nonostante la mobilitazione generale. Nel 1970, il divorzio, appunto, diventa legge. Certo, De e Chiesa non si arrendono e perdono anche il referendum popolare di 4 anni dopo per l'abrograzione della legge. È chiaro a questo punto che i cattolici, sul divorzio, sono molto più avanti della Chiesa. Medesima situazione per l'aborto e stesso tipo di sconfìtta per gli ambienti cattolici più duri e conservatori. Nel 1984, con Craxi presidente del Consiglio, il Concordato viene rinnovato e viene adottato, per le spese della Chiesa, il famoso «8 per mille», al posto della «congrua» che lo Stato pagava ai sacerdoti. Insomma la Chiesa rinuncia a qualcosa avendo finalmente compreso che i tempi sono cambiati.
Certo, nel mondo della Finanza, il Vaticano continua a fare il bello e il cattivo tempo, coinvolgendo banche e cittadini italiani e, alla fine, lo Stato. Era accaduto, dopo la prima grande guerra, con il Banco di Roma, nel 1948 con il caso di monsignor Cippico che aveva promesso a tutta una serie di personaggi esportazione di capitali attraverso lo Ior ed eludendo la legge. Poi era venuto alla luce lo scandalo del «banchiere di Dio», tal Giovanni Battista Giuffrè. Infine, il caso di Roberto Calvi, l'amministratore delegato dell'Ambrosiano che, insieme a monsignor Marcinkus e allo Ior (la banca vaticana), aveva lasciato un «buco» di 1400 milioni di dollari, in parte rimborsato dallo Stato italiano.
Storie del passato? Mica tanto. Ora,il cardinale Ruini chiede che volontari cattolici antiabortisti siano presenti nei consultori. Forse si può dire che stia per iniziare davvero l'attacco alla 194: ancora una volta una legge dello Stato.
