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Cosa rimane della Ragione quando non c'è più fiducia in un futuro migliore?
di: Gigi Riva - L'Espresso, 4 gennaio 2007

Risponde il filosofo francese Edgar Morin, e spiega come resistere ai fondamentalismi

La laicità è il progresso, è il futuro. La religione è il passato. E se oggi molti si rifugiano nel passato è perché il progresso, dunque la laicità, sono entrati in crisi.

In questa intervista a «L´Espresso», Edgar Morin 85 anni, filosofo e sociologo francese, uno fra i maggiori intellettuali viventi, riflette su come «rigenerare» la laicità, darle un nuovo impulso. È una necessità impellente perché sarebbe l´antidoto più efficace contro la deriva estrema della religione, cioè il fondamentalismo. L´impresa non è facile, anzi la si potrebbe quotare come improbabile. Però la storia spesso fa capricci e può succedere che, in poco tempo, l'improbabile diventi vero. L'importante è continuare a crederci e battersi. Edgar Morin non conosce un'altra strada. E del resto battersi per questa idea è per lui obbligatorio: la difesa della laicità è stata la cifra più esatta della sua esistenza.

Professor Morin, la sfida sul rilancio della laicità, lei sostiene, è cruciale. Ma forse dobbiamo partire dal perché è entrata in crisi.

«Perché, negli ultimi anni, abbiamo dovuto abbandonare l´idea che la storia procede verso il meglio. Le magnifìche sorti progressive della storia. Non è così. E questa scoperta genera incertezza e paura della regressione verso la barbarie. Fin dall'Ottocento, in Francia e non solo, nell'intera Europa, il concetto di laicità è stato legato all'idea di progresso, ragione, democrazia. Era quasi una fede religiosa. Un certo tipo di religione civile. Come il comunismo che era diventato la religione della salvazione terrena».

Non sarà che la laicità è finito sotto le macerie del muro di Berlino?

«No. Assai più importante è stato constatare che la scienza non produce solo progresso ma anche cose terribili come l'arma nucleare o strumenti di distruzione di massa. Ciò ha prodotto la svalutazione di alcune perversioni della ragione, così le hanno definite dei filosofi come Adorno. La bomba, i campi di concentramento. Rappresentano l'insufficienza della ragione a capire le cose del mondo, mostrano la fragilità della democrazia, segnano la sconfitta, dei progressisti, dei repubblicani».

Una sconfitta che produce un vuoto.

«Produce, soprattutto, la perdita del futuro. Non c'è più il futuro legato alla promessa del miglioramento generale. E allora cosa resta? Resta il ritorno alle verità del passato, a ciò che il progresso aveva scacciato, le radici religiose, etniche, nazionali. In larga parte del pianeta, Africa, Asia, Medioriente, questa è stata la reazione. È uno degli effetti paradossali della mondializzazione. Perché la mondializzazione, come processo dell'occidentalizzazione del modo di vivere, attiva un riflesso condizionato di salvaguardia dell´identità, della specificità culturale. Un ritorno al passato, insomma. L'esempio più eclatante e spettacolare in questo senso è l'Iran».

E per quanto riguarda noi, Vecchia Europa?

«Da noi la laicità era legata all'umanesimo universalista e anche all'illuminismo ovvio. Ma, più profonda-mente, era legata al Rinascimento italiano ed europeo. Perché il Rinascimento era il ritorno del pensiero greco nel mondo europeo e cristiano potenziato da un valore esplosivo perché problematizzava la natura, il destino umano, l'idea stessa della religione. I fondamenti guida dell´umanesimo sono sostanzialmente due. Uno che resta molto importante; il concetto che uomini e donne hanno un valore di dignità che non deriva dalla razza, dalla religione, ma dalla loro individualità. L'altro che l'uomo attraverso la scienza ha un potere sulla natura. Era l´idea di Cartesio e di Marx. Con questa idea oggi non possiamo procedere perché vediamo come attraverso la scienza stiamo andando verso il suicidio, verso la distruzione della biosfera ecologica. È proprio questa crisi del secondo pilastro dell´umanesimo che crea le difficoltà e permette la resurrezione di vari tipi di religione».

Riassumendo la laicità era il futuro e la religione il passato?

«È così. E c´è un corollario. La crisi dell'idea di futuro si porta dietro, a catena, la crisi della laicità, della ragione e, in definitiva, della democrazia».

Non ci resta che chiederci come uscire dalla crisi.

«Mi piace di più un´altra domanda. Come rigenerare la laicità? E la mia risposta è: dobbiamo tornare alla problematizzazione, farne una nuova che rimetta in discussione il concetto di progresso e sviluppo. Perchè nel viaggio dello sviluppo oggi ci sono più naufraghi che passeggeri. E poi, contemporaneamente, dobbiamo problematizzare l´universalismo. La rigenerazione dell'universalismo non può prescindere dall'accettazione del concetto che la verità non è unicamente occidentale. Si deve vedere la diversità e il valore delle varie culture. È questo l'universalismo che si fa concreto».

Perché contiene e coniuga tutte le differenze?

«No. Perché oggi è molto concreta l'idea dell´umanità come comunità di destino. Tutti gli umani hanno oggi gli stessi problemi vitali e mortali, dal nucleare alla biosfera, alle leggi economiche che hanno bisogno di una regolazione. Se si rigenera questo universalismo si rigenera la laicità. Che ha anche la possibilità di ricevere un altro aiuto dagli eccessi dei fondamentalismi e dei fanatismi. Proprio perché eccessivi, possono provocare una reazione e riattivare tolleranza, dialogo, apertura e comprensione».

Per usare la sua metafora, il mondo che sta sulla stessa barca, invece che far naufragio può pensare a come arrivare a riva.

«E la laicità può essere un formidabile approdo. A patto che sappia vedere le diversità. E non veda la cultura ma le culture, il linguaggio sia la somma delle diverse lingue. Dobbiamo conservare la virtù illuministica della critica e dell'autocritica ma non basta: dobbiamo avviare un dialogo permanente tra passione e ragione, facendo tesoro dell´insegnamento di Jean Jacques Rousseau e del Romanticismo ottocentesco che ha messo in rilievo le virtù dell´anima, del cuore, del sentimento. Dobbiamo assicurare le due cose. In ogni cultura si incontrano da un lato conoscenza, sapere, saggezza, dall´altro illusione ed errore. Basta saperle individuare e scindere».

Qualcuno la potrebbe accusare di relativismo culturale.

«Cercare quanto di buono c'è nelle altre civiltà significa, al contrario combattere il fondamentalismo. Prendiamo il mondo islamico. La corruzione, l´incapacità, la difficoltà di arrivare alla democrazia derivano anche da una certa illegalità che noi difendiamo. Mi spiego. A Israele o al Pakistan riconosciamo il diritto di avere l´arma nucleare e all´Iran no. I palestinesi fanno un´elezione democratica e diciamo che non vale niente. Se ci comportassimo in altro modo sono sicuro che faremmo retrocedere il fondamentalismo».

Chi sono gli attori possibili della rigenerazione della laicità?

«Intellettuali, società civile. Anche i politici che prendano coscienza della crisi e combattano non gli effetti ma le cause dei fondamentalismi».

Lei ha citato spesso l´arma nucleare. Ci sono più possibilità che venga usata adesso nel momento in cui la laicità ha perso terreno a favore dell´estremismo religioso?

«No. La possibilità del suo utilizzo è la conseguenza dell´assenza totale di una governance mondiale. L'atomica fu usata da un paese democratico è bene ricordarselo. E il generale McArthur la voleva sganciare anche durante la guerra di Corea. Si arrivò allo stallo della proliferazione quando c´era equilibrio del terrore e un´autorità internazionale. Che ora manca. Questo, unito al fatto che la tecnica permette più facilmente la fabbricazione, ci spinge sull´orlo dell´abisso. Non c´è dubbio alcuno che se Al Qaeda l´avesse non esiterebbe ad usarla. Sì, davvero si potrebbe produrre il suicidio collettivo del mondo».

I fondamentalismi si alimentano l´un altro? Non può essere per caso che crescano nelle differenti confessioni religiose.

«Certamente. Ma attenzione, non si guardi solo all´America dei New born Christians. Da noi, in Europa, ci sono movimenti, certo minoritari, che assumono però sempre più connotati razzisti. Non si riflette mai a sufficienza sul fatto che Hitler è arrivato al potere seguendo un percorso democratico classico in una situazione di crisi economica e di umiliazione nazionale che derivava dal trattato di Versailles che chiuse la prima guerra mondiale. Questo per ricordare che nemmeno noi ci possiamo considerare al riparo da possibili deviazioni, dal nazionalismo spinto. Proprio da noi, in Europa, nella ex Jugoslavia composta da uomini di tre confessioni diverse, cattolici, ortodossi e musulmani, è scoppiata una guerra terribile durata anni. Era ieri. La minaccia alla laicità è sempre dietro l´angolo ed è per questo, ribadisco, che la laicità deve cercare la sua rigenerazione».

Lei è attento ai piccoli segnali. Gliene racconto uno. Durante un corteo papale per le vie di Roma qualcuno ha lanciato dei volantini di critica perché il Vaticano si è espresso contro la proposta di una legge italiana che introdurebbe i Pacs. La Santa Sede si è risentita perché il governo italiano non ha presentato le sue scuse.

«Capisco che dietro questo ci sta la discussione sul nuovo papa, Benedetto XVI, forse meno ecumenico del suo predecessore. Ma in ciò che mi racconta non è decisiva la richiesta di scuse, è decisivo come si comporta lo Stato italiano, se le porge e se difende il diritto alle manifestazioni di dissenso».

Infine, guardando al 2007 è ottimista sulla possibilità che la laicità inizi il suo processo di rigenerazione?

«Da tempo non uso più le categorie ottimismo e pessimismo. Preferisco il dualismo tra probabile e improbabile. La probabilità alla fine del 1941 di una dominazione nazista dell´Europa, che sarebbe potuta durare molto tempo, era alta. E invece, in due giorni di dicembre ci furono la prima controffensiva sovietica e Pearl Harbour che chiamò in guerra gli Stati Uniti. Due giorni. E divenne probabile la vittoria alleata. Così nel 1989 era assai più probabile che l´impero sovietico durasse ancora a lungo. Sappiamo come sono andate le cose».

Dunque, a scorno dell´evidenza, la riscossa della laicità potrebbe partire?

«Io so solo che bisogna continuare a battersi. Anzi. C´è una cosa più importante del battersi; resistere».

Creato da mariaricciardig
Ultima modifica 2007-07-05 17:30



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Inviato da carlobari il 2007-07-10 00:18
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