ORGOGLIO E PREGIUDIZIO
di: Barbara Fois - Liberacittadinanza
di: Barbara Fois - Liberacittadinanza
Povera Jane Austen: mi scuserà se le rubo un titolo per parlare del papa. Ma gli si attaglia perfettamente.
Dopo aver rifiutato di presentarsi alla Sapienza, prendendo come scusa il dissenso manifestato da professori e studenti, ma in realtà perché non è in grado di fare un atto di umiltà e di sottoporsi al confronto e al dialogo, papa Ratzinger ha risposto con un altro atto di orgoglio e di superbia: la chiama degli amici in piazza s. Pietro. Li ha voluti tutti inginocchiati davanti a lui: i politici ipocriti e genuflessi, quei bigottoni di Comunione Liberazione e quei cattolici acritici che pensano ancora che il papa è infallibile e se lo dice lui di andare, bisogna andare. Ed ecco che il papa si affaccia e sorride tutto contento «gliela faccio vedere io a quei senzadio della sapienza!». Orgoglio e ancora orgoglio. Lo dice anche il motto che ha scelto: «Noi dobbiamo innalzarci a tal punto da essere cooperatori della verità». Evidentemente ha ragione Eugenio Scalfari quando dice di lui che è un «modesto teologo»: non sa nemmeno che il peccato di orgoglio è quello più odioso a Dio, e Lucifero ne sa qualcosa.
«Sei cose odia il SIGNORE, anzi sette gli sono in abominio: gli occhi alteri, la lingua bugiarda, le mani che spargono sangue innocente, il cuore che medita disegni iniqui, i piedi che corrono frettolosi al male, il falso testimone che proferisce menzogne, e chi semina discordie tra fratelli» (Proverbi 6:16-19). Eh? Sembra fatto su misura per la chiesa!
L’elemento più visibile è che questo papa invece di pacificare gli animi sta spaccando questo paese in due, sta mettendo zizzania fra i fratelli, si sta infilando di nuovo nella vita civile e politica, come i peggiori papa-re del passato.
Nel febbraio dell’anno scorso l’ ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, in una intervista rilasciata alla Repubblica sull’ingerenza della chiesa nei PACS diceva allarmato:
«La Chiesa, pure nella fermezza dei suoi principi, non ha mai compiuto in sessant´anni interventi che ponessero a un bivio obbligato i parlamentari cattolici. Io confido che interventi del genere non ci saranno. Se dovessero invece avvenire, distruggerebbero la possibilità stessa di una presenza dei cattolici in Parlamento in condizioni di dignità e libertà, quella libertà che consente l´assunzione individuale delle responsabilità. Ma a chi serve, oggi e domani, un gruppo di parlamentari che si limitano a eseguire gli ordini? Certo non alla Chiesa. Sarebbero una inutile pattuglia, e l´effetto sarebbe una crescita di laicismo esasperato». Questa voce preoccupata veniva da un insospettabile uomo di grande fede cattolica, che tuttavia si augurava che la chiesa non imponesse come diktat quelli che dovevano essere solo suggerimenti e consigli “La profonda devozione e ubbidienza alla chiesa madre e maestra - e mi piace ricordare che fu la saggezza di Giovanni XXIII, oggi beato, a dare nella sua enciclica questa preminenza alla maternità della Chiesa - mi fa confidare che il richiamo che è stato annunziato, e che manifesta un diritto e anche un dovere della Chiesa di dire il suo pensiero, non abbia la forma di una imposizione».
Da allora invece è stato un crescendo di ricatti, di imposizioni, di intromissioni inaccettabili, di atti di prevaricazione, di continui peccati di orgoglio e di superbia.
Herr Ratzinger non ricorda che bisogna «dare a Cesare quel che è di Cesare e a dio quel che è di dio», cioè che bisogna separare ciò che attiene allo stato da quel che attiene alla chiesa e che è necessario distinguere fra quel che è il potere temporale e quello che è il potere spirituale. Ma Herr Ratzinger è tedesco, viene da una terra storicamente di soldati, di guerrieri, di truppe mercenarie, di gente abituata alla guerra e infatti ha recuperato la berretta di velluto rosso ornata di pelliccia che era di Giulio II, papa guerriero per eccellenza. Ha rimesso anche la messa in latino e nella Cappella Sistina ha celebrato dando le spalle ai fedeli: altro atto di orgoglio e di superbia.
Protervia, orgoglio e superbia di un papa che sceglie, fra le tante possibili, una frase come quella dell’imperatore bizantino Manuele II Paleologo pronunciata nel 1391 in una controversia con un dotto musulmano persiano. Questa citazione, oltrettutto parziale ( perché l’imperatore e il dotto persiano discussero a lungo e con grande civiltà), era un tentativo di umiliare l’Islam e la dice lunga sulla sua voglia di scontro, di sangue, di crociata. Poi il Vaticano e la sua diplomazia cercarono di rattoppare lo strappo e contenere la gaffe, ma la citazione di quella frase resta «Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava» ( da che pulpito, poi…). La pronunciò a Ratisbona il 12 settembre dell’anno scorso, in una prolusione accademica, in quella università in cui era stato ordinario di Dogmatica e storia dei dogmi(!).
Chissà che cosa avrebbe detto alla Sapienza! Non certo quello che è stato pubblicato poi! Avrebbe magari tirato fuori di nuovo quella incredibile, scandalosa idiozia sul «giusto» processo a Galileo, che pronunziò quando ancora era cardinale e Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede (ex Santo Uffizio) - l'organo vaticano, che si occupa di vigilare sulla purezza della razza…pardon, della dottrina della chiesa cattolica - nella primavera del 1990, quando Giovanni Paolo II aveva riabilitato Galileo “Il Papa ha concesso la riabilitazione di Galileo Galilei solamente per un motivo politico. La condanna del Galilei era giusta perche' si opponeva alla parola delle Chiesa qualunque fosse la verita' scientifica». Vi rendete conto? “qualunque fosse la verità scientifica»!! Orgoglio e superbia, ancora orgoglio e superbia. E pregiudizi a iosa, naturalmente.
Pensandoci bene, poteva essere divertente ascoltare il suo soliloquio alla Sapienza. Ma lui ha capito che non avrebbe trovato delle pinzochere turibolanti, davanti a cui pavoneggiarsi, ma avrebbe dovuto tirar fuori qualcosa di meglio del solito repertorio, che tanfa della muffa di secoli. Così ha preferito andare alla CEPU, come ha detto tanto spiritosamente Fiorello. E si è cercato un’occasione di trionfo, non importa a che prezzo ottenuta. Ed eccolo, tronfio di boria, in piazza san Pietro, a far finta di essere buono e generoso e pronto al dialogo e a dire con parole che grondano ipocrisia come resina dai pini « Cari studenti, rispettate sempre le opinioni altrui». Beh, certo ci vuole coraggio...
Se fossimo noi a soffrire di pregiudizi e a nutrirci di fole, a questo punto potremmo ricordarci di alcune profezie legate all’Apocalisse, all’anticristo e all’ultimo papa. Che secondo taluni sarebbe stato Giovanni Paolo II… Ma noi crediamo alla scienza, all’intelligenza, alla tolleranza ( ma non verso gli intolleranti ), al buonsenso, al dialogo…anche se al momento ci verrebbe da dire con Paolo di Tarso « Non disprezzate le profezie!» ( Prima Lettera ai Tessalonicesi, V, 20).
http://www.uaar.it/news/2006/11/08/ennesima-ritrattazione-ratzinger/
http://www.mercatiesplosivi.com/guerrepace/pagine/133Mondo.htm
http://www.fisicamente.net/index-65.htm
http://www.culturanuova.net/filosofia/testi/galileo_ratzinger.php
http://www.eco-spirituality.org/msc-007.htm
http://www.eco-spirituality.org/msc-007.htmhttp://www.eco-spirituality.org/msc-007.htm
http://www.verginedegliultimitempi.com/ultimo_papa.htm
http://www.lultimopapa.it/
«Sei cose odia il SIGNORE, anzi sette gli sono in abominio: gli occhi alteri, la lingua bugiarda, le mani che spargono sangue innocente, il cuore che medita disegni iniqui, i piedi che corrono frettolosi al male, il falso testimone che proferisce menzogne, e chi semina discordie tra fratelli» (Proverbi 6:16-19). Eh? Sembra fatto su misura per la chiesa!
L’elemento più visibile è che questo papa invece di pacificare gli animi sta spaccando questo paese in due, sta mettendo zizzania fra i fratelli, si sta infilando di nuovo nella vita civile e politica, come i peggiori papa-re del passato.
Nel febbraio dell’anno scorso l’ ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, in una intervista rilasciata alla Repubblica sull’ingerenza della chiesa nei PACS diceva allarmato:
«La Chiesa, pure nella fermezza dei suoi principi, non ha mai compiuto in sessant´anni interventi che ponessero a un bivio obbligato i parlamentari cattolici. Io confido che interventi del genere non ci saranno. Se dovessero invece avvenire, distruggerebbero la possibilità stessa di una presenza dei cattolici in Parlamento in condizioni di dignità e libertà, quella libertà che consente l´assunzione individuale delle responsabilità. Ma a chi serve, oggi e domani, un gruppo di parlamentari che si limitano a eseguire gli ordini? Certo non alla Chiesa. Sarebbero una inutile pattuglia, e l´effetto sarebbe una crescita di laicismo esasperato». Questa voce preoccupata veniva da un insospettabile uomo di grande fede cattolica, che tuttavia si augurava che la chiesa non imponesse come diktat quelli che dovevano essere solo suggerimenti e consigli “La profonda devozione e ubbidienza alla chiesa madre e maestra - e mi piace ricordare che fu la saggezza di Giovanni XXIII, oggi beato, a dare nella sua enciclica questa preminenza alla maternità della Chiesa - mi fa confidare che il richiamo che è stato annunziato, e che manifesta un diritto e anche un dovere della Chiesa di dire il suo pensiero, non abbia la forma di una imposizione».
Da allora invece è stato un crescendo di ricatti, di imposizioni, di intromissioni inaccettabili, di atti di prevaricazione, di continui peccati di orgoglio e di superbia.
Herr Ratzinger non ricorda che bisogna «dare a Cesare quel che è di Cesare e a dio quel che è di dio», cioè che bisogna separare ciò che attiene allo stato da quel che attiene alla chiesa e che è necessario distinguere fra quel che è il potere temporale e quello che è il potere spirituale. Ma Herr Ratzinger è tedesco, viene da una terra storicamente di soldati, di guerrieri, di truppe mercenarie, di gente abituata alla guerra e infatti ha recuperato la berretta di velluto rosso ornata di pelliccia che era di Giulio II, papa guerriero per eccellenza. Ha rimesso anche la messa in latino e nella Cappella Sistina ha celebrato dando le spalle ai fedeli: altro atto di orgoglio e di superbia.
Protervia, orgoglio e superbia di un papa che sceglie, fra le tante possibili, una frase come quella dell’imperatore bizantino Manuele II Paleologo pronunciata nel 1391 in una controversia con un dotto musulmano persiano. Questa citazione, oltrettutto parziale ( perché l’imperatore e il dotto persiano discussero a lungo e con grande civiltà), era un tentativo di umiliare l’Islam e la dice lunga sulla sua voglia di scontro, di sangue, di crociata. Poi il Vaticano e la sua diplomazia cercarono di rattoppare lo strappo e contenere la gaffe, ma la citazione di quella frase resta «Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava» ( da che pulpito, poi…). La pronunciò a Ratisbona il 12 settembre dell’anno scorso, in una prolusione accademica, in quella università in cui era stato ordinario di Dogmatica e storia dei dogmi(!).
Chissà che cosa avrebbe detto alla Sapienza! Non certo quello che è stato pubblicato poi! Avrebbe magari tirato fuori di nuovo quella incredibile, scandalosa idiozia sul «giusto» processo a Galileo, che pronunziò quando ancora era cardinale e Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede (ex Santo Uffizio) - l'organo vaticano, che si occupa di vigilare sulla purezza della razza…pardon, della dottrina della chiesa cattolica - nella primavera del 1990, quando Giovanni Paolo II aveva riabilitato Galileo “Il Papa ha concesso la riabilitazione di Galileo Galilei solamente per un motivo politico. La condanna del Galilei era giusta perche' si opponeva alla parola delle Chiesa qualunque fosse la verita' scientifica». Vi rendete conto? “qualunque fosse la verità scientifica»!! Orgoglio e superbia, ancora orgoglio e superbia. E pregiudizi a iosa, naturalmente.
Pensandoci bene, poteva essere divertente ascoltare il suo soliloquio alla Sapienza. Ma lui ha capito che non avrebbe trovato delle pinzochere turibolanti, davanti a cui pavoneggiarsi, ma avrebbe dovuto tirar fuori qualcosa di meglio del solito repertorio, che tanfa della muffa di secoli. Così ha preferito andare alla CEPU, come ha detto tanto spiritosamente Fiorello. E si è cercato un’occasione di trionfo, non importa a che prezzo ottenuta. Ed eccolo, tronfio di boria, in piazza san Pietro, a far finta di essere buono e generoso e pronto al dialogo e a dire con parole che grondano ipocrisia come resina dai pini « Cari studenti, rispettate sempre le opinioni altrui». Beh, certo ci vuole coraggio...
Se fossimo noi a soffrire di pregiudizi e a nutrirci di fole, a questo punto potremmo ricordarci di alcune profezie legate all’Apocalisse, all’anticristo e all’ultimo papa. Che secondo taluni sarebbe stato Giovanni Paolo II… Ma noi crediamo alla scienza, all’intelligenza, alla tolleranza ( ma non verso gli intolleranti ), al buonsenso, al dialogo…anche se al momento ci verrebbe da dire con Paolo di Tarso « Non disprezzate le profezie!» ( Prima Lettera ai Tessalonicesi, V, 20).
http://www.uaar.it/news/2006/11/08/ennesima-ritrattazione-ratzinger/
http://www.mercatiesplosivi.com/guerrepace/pagine/133Mondo.htm
http://www.fisicamente.net/index-65.htm
http://www.culturanuova.net/filosofia/testi/galileo_ratzinger.php
http://www.eco-spirituality.org/msc-007.htm
http://www.eco-spirituality.org/msc-007.htmhttp://www.eco-spirituality.org/msc-007.htm
http://www.verginedegliultimitempi.com/ultimo_papa.htm
http://www.lultimopapa.it/
