di: Sonia Renzini (Unità 22/11/2005)
Intervista a Carlo Flamigni
Legge n.194 sull'interruzione di gravidanza - 22 maggio 1978
Da una parte il parere favorevole sull'adozione degli embrioni congelati da parte del Comitato nazionale di bioetica, dall'altra il continuo fuoco di polemiche sulla Ru-486, i consultori sotto assedio e l'attacco alla 194. Carlo Flamigni, membro del Comitato nazionale di bioetica ne è certo. Il principio di laicità è messo a dura prova. Insieme alla libertà delle donne.
Professore, le sue sono affermazioni pesanti. Qual è il quadro della situazione?
«C'è stata l'approvazione del Comitato di bioetica di un documento che mira a sollecitare il governo perché consenta alle coppie che desiderano un figlio di ricevere embrioni congelati abbandonati. Non ho partecipato alla discussione perché il documento è basato sul principio che l'embrione è uguale a una persona e in quanto persona gli deve essere consentito di portare a termine il suo sviluppo. E un altro documento non laico del Comitato di bioetica, sarebbe stato più giusto sostenere insieme a queste ragioni anche quelle che riconoscono come legittimo il desiderio di avere figli da parte di una coppia sterile».
Si può parlare in questo caso di "fecondazione eterologa"?
«No, l'eterologa prevede una pianificazione, la donazione dell'ovulo e via dicendo, questa viene considerata un'adozione prenatale. Ma garantire una buona salute degli embrioni sarà un'impresa disperata perché le coppie che li hanno abbandonati difficilmente accetteranno di sottoporsi a degli esami».
Un momento intenso questo per le donne, sull'altro fronte c'è l'intervento di Storace per ostacolare I1 importazione della Ru-486...
«Sì, è anche vero che i funzionari del ministero ripetono che la legge del '97 è in vigore, e una legge non può essere eliminata con una circolare. Almeno che non venga cambiata, un ministro fino a prova contraria la legge deve rispettarla».
Rimane il problema di una procedura di acquisizione del farmaco troppo lunga che spesso sfora i tempi previsti per la somministrazione.
«L'importazione dei farmaci non venduti in Italia è lunga, sarebbe utile fare un'indagine nei vari paesi per verificare se sia possibile acquistare la Ru-486 anche in farmacia oltre che presso il produttore, visto che è usata anche per altre finalità. In questo caso basterebbe inviare un fax a una farmacia, supponiamo in Svizzera, perché il farmaco venga impacchettato e inviato all'istante».
II Movimento per la vita continua a ripetere che la pillola è pericolosa per la salute delle donne.
«La pillola è stata usata su un milione e mezzo di donne. Certo, ci sono stati anche incidenti, capitati anche con altri tipi di anticoncezionali, basti pensare ai casi di choc settico dovuti all'uso della spirale o del tampax. Di Ru-486 è morta una ragazza in California e sono dubbi altri 4 casi. La medicina ha i suoi rischi e per limitarli le Regioni stanno preparando delle linee guida. Ma nel complesso i risultati sono positivi».
In che senso?
«L'82% delle gravidanze viene interrotta senza bisogno di ulteriori interventi, il 2% continua perché l'intervento è fallito e nel 5-6% dei casi è necessario fare uno svuotamento e intervenire chirurgicamente. Si tratta di un'alternativa all' aborto chirurgico usata in molti paesi in percentuali che vanno dal 20 al 50% e da molte donne è ritenuta una soluzione importante. Detto questo la discussione intorno alla pillola abortiva è ridicola. I problemi da affrontare sono altri».
Quali?
«Ci sono donne che vengono dall' Europa dell'est e dall'Africa che per abortire usano la prostaglandina, uno dei farmaci che compongono la Ru-486. Di solito è usata per curare l'ulcera e può essere tranquillamente acquistata in farmacia. Solo che usata in dosi troppo elevate causa forti emorragie e gravi rischi per la salute. Come è successo a otto donne a Padova e ad altre a Milano. Ecco, è di questo che si deve occupare il ministro alla Salute che non è il ministro di An, ma di tutti i cittadini. Sono casi inquietanti che mi riportano indietro nel tempo».
A quando?
«Alla fine degli anni 50, all'ospedale di Ferrara ho visto morire due donne per avere cercato di abortire con il decotto di prezzemolo. È necessario intervenire in tempo per evitare situazioni simili»
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E invece si pensa alla riforma dei consultori.
«Questa poi è un vero bagno di follia. Basta pensarci un attimo, in ballo c'è una donna che decide di abortire e tramite un medico inizia un iter che la mette in rapporto con del personale sanitario o parasani-tario, o che comunque lavora in ambito sanitario. Salvo a un certo punto trovarsi di fronte a comuni cittadini che pensano di avere a che fare con un'assassina e che le rimproverano una scelta dettata da motivi che non conoscono. E la privacy? E la libertà?
Si parla di una mancata azione di prevenzione all'aborto.
«È una sciocchezza. I consultori hanno tutta la cultura necessaria per cercare di dissuadere una donna ad abortire se ci sono ragioni che la fanno rivelare come una scelta sbagliata. Ma Carlo Casini se ne vuole impadronire e farne delle sagrestie dove deve recarsi chi vuole essere dissuaso. Per quelli del Movimento l'unica prevenzione all'aborto è non abortire».
E invece?
«Invece la prevenzione all'aborto si fa con la cultura, insegnando educazione sessuale, libertà sessuale. Casini immagina che le brave persone sono disponibili a cambiare idea, le altre non sono bravi cristiani. Sotto tiro c'è sempre la 194. Anche la discutibile vittoria del referendum sulla fecondazione assistita è stata vissuta con soddisfazione perché considerata un grimaldello per scardinare la 194. C'è molta disattenzione femminile in questo momento, bisognerebbe che le donne si risvegliassero».
