di: Marco Leopizzi
Ricorre sulle reti Mediaset la pubblicità della pubblicazione da parte della casa editrice Mondadori, attraverso i periodici Panorama e TV Sorrisi E Canzoni ed il quotidiano Il Giornale di una collana libraria intitolata "Storia d’Italia” e scritta dall’inossidabile Bruno Vespa.
Otto volumi nati dalla penna del giornalista di Porta A Porta che raccontano il nostro Paese a partire dagli anni della seconda guerra fino a giungere al cocente presente.
Ricominciamo:
Mediaset - azienda televisiva della società Fininvest di Silvio Berlusconi - pubblicizza ’una’ "Storia d’Italia” edita in edicola dalla Mondadori - casa editrice di Fininvest - in allegato con Panorama, TV Sorrisi E Canzoni e Il Giornale - pubblicazioni le prime due della stessa Mondadori, il quotidiano del fratello minore di Silvio, Paolo Berlusconi - e scritta da Bruno Vespa.
Come dire: la Storia d’Italia secondo alcuni…
Ma stiamo ai fatti.
L’Italia è incazzata nera contro un governo che pur promettendo riforme riparanti lo sfacelo democratico dell’esecutivo precedente ne peggiora - se possibile - la situazione, dimostrando definitivamente, e senza più adito a vaghe speranze, l’equivalenza fra colui che era stato additato come il diavolo in persona e coloro che invece sarebbero stati i nostri angeli custodi. Se Dante fosse un nostro contemporaneo li sistemerebbe nella stessa cantica… Quale?
Un Paese in rivolta (il fatto che sia pacifica e culturale non illuda sulla presunta, o sperata, caducità), dopo che alcuni impavidi professionisti dell’informazione e della cultura (Marco Travaglio, Oliviero Beha, Beppe Grillo, Pancho Pardi, Elio Veltri, Sabina Guzzanti, Dario Fo e molti altri) sono riusciti ad aprire una breccia nel torpore mentale italiano e a risvegliare le coscienze di giovani ed adulti. Una rivolta contro la cosiddetta «casta», o sarebbe più corretto dire contro le caste.
Dunque, un momento cruciale per la situazione italiana, probabilmente ancora più di quanto lo siano stati i primi anni Novanta, con il fenomeno Tangentopoli (una rivoluzione sopravvalutata considerando che dopo un quindicennio appena il Parlamento è di nuovo - o ancora - marcio) e l’ingresso in politica di quello che a tutt’oggi è il protagonista e, checché se ne dica, l’unico vero leader, Berlusconi.
Arriviamo al punto.
In un periodo simile le coscienze risvegliate cominciano ad interrogarsi sulla storia recente del Paese, ed i giovani in particolare avvertono il bisogno di una guida storica che li aiuti ad interpretare gli avvenimenti degli ultimi decenni. La storia recente è paradossalmente sempre quella meno conosciuta dai giovani. Per due motivi: i manuali di storia, sui quali ci formiamo all’università, non ne trattano che di striscio (devono passare decenni prima che gli storici possano cominciare ad elaborare tesi avulse da passioni politiche ed il più possibile obiettive) e la giovane età al momento degli accadimenti ne impedisce il ricordo critico, la coscienza politco-sociale tipica della persona matura.
Allora, quale miglior momento per pubblicare ’una’ "Storia d’Italia” allineata alle visioni (giuste o sbagliate non importa) di qualcuno piuttosto che di altri, per cercare di plasmare il pensiero di chi domani entrerà in un seggio elettorale per decidere le sorti dei «dipendenti»?
Tutti gli indirizzatori di coscienze politiche e sociali ne sono ghiotti ma solo pochissimi possono permettersi il lusso di farlo.
Sul sito web di Panorama si legge «Un’opera inedita realizzata in esclusiva per Panorama»… e te lo dicono pure! Non hanno nemmeno più il pudore di nascondere che trattasi di un’opera storica commissionata da un’azienda privata.
Ma dov’è finito il principio secondo cui la storia dovrebbe essere scritta in modo imparziale e neutrale? Mi si obietterà che Bruno Vespa è un bravo giornalista. Assolutamente d’accordo! D’altronde pochi come lui sono riusciti a conservarsi con tanta bravura il proprio posto in televisione, senza bavagli e defenestrazioni. Sta di fatto che ad un tale fenomeno si assiste spesso nella storia, in genere lo si definisce con il termine di propaganda culturale. Abitudine in ogni regime totalitario, ma la specializzazione spetta a quello staliniano. Quanti artisti ed intellettuali russi hanno prestato la propria capacità comunicativa ed artistica alla propaganda di partito? Pena l’esilio o l’uccisione. Ma c’era anche chi lo faceva per pura convinzione politica. C’è però da dire che, per fortuna, in Italia non c’è un’imposizione del pensiero così drastica (il totalitarismo è fuori moda in occidente), ma solo un subdolo tentativo di farlo accettare. È per questo che siamo ancora così restii a parlare di regime e ad alzare occhi e voce.
Dunque possiamo ancora scegliere.
Mi permetto dunque, a mo’ di chiusa, di consigliare a chi come me volesse leggere, senza coloriture e travisamenti, circa la storia d’Italia i volumi di un certo Indro Montanelli e quelli di Marco Travaglio, due Giornalisti di razza, che hanno sempre dimostrato non la propria apoliticità (grossa stupidaggine quella che un giornalista o uno storico non possa avere preferenze politiche), bensì la correttezza storica ed il coraggio delle proprie idee.
Di Montanelli, in particolare per la storia della Seconda Repubblica, L’Italia di Berlusconi, Milano, Rizzoli, 1994; L’Italia dell’Ulivo, Milano, Rizzoli, 1997; L’Italia del Novecento, Milano, Rizzoli, 1998. I libri di Travaglio sono ormai arcinoti, non hanno bisogno di pubblicità, comunque sono in questo momento in edicola con L’Unità, a prezzo assolutamente accettabile.
Ma, dal momento che sono democratico e non voglio ergermi a giudice di nulla, ricordo che questo è solo il mio parere, e a chi volesse leggere l’opera di Vespa non mi resta che augurare buona lettura di una "Storia d’Italia".
Leggi e firma la petizione "NO Vespa"
