di: Toni Jop - Unità 10 maggio 2008
Mazzetti, che ha seguito la vicenda umana e professionale di Enzo Biagi prima, durante e dopo il diktat di Berlusconi, si era permesso di toccare due intoccabili: Saccà e Minoli. Di Saccà sapete, speriamo, tutto: incastrato da intercettazioni telefoniche, vi appare molto ben disposto nei confronti di Berlusconi, allora presidente del consiglio e come sempre patron di Mediaset, l’azienda avversaria. Ben disposto anche nell’accogliere le richieste presidenziali di riciclare delle gentili signore sia in video che altrove.
A Minoli si fa cenno nella stessa registrazione: Saccà, infatti, si rammarica con Berlusconi perché proprio la candidatura di Minoli alla direzione di Raidue è stata cassata dal ministro competente di allora, Urbani. Che non viene giudicato troppo bene, che Berlusconi non difende e che sparirà presto dalla circolazione. Per questa telefonata, Saccà è stato sospeso dalle sue funzioni di capo della fiction e da allora attende. Lasciamo stare il livello giudiziario degli eventi e restiamo a quello delimitato da deontologia, buongusto, correttezza. Minoli comunque provvede recentemente a ribadire il suo giudizio su Saccà e insieme la qualità della relazione che lo lega al dirigente congelato: dice che sarebbe il caso di reintegrare al più presto il «bravo» capo della fiction. Del resto, il clima sembra tornato favorevole al nostro sospeso: Berlusconi l’epuratore è piaciuto ancora agli italiani che lo hanno ricollocato a Palazzo Chigi.
E si può dire senza ricorrere a maldicenza che tra Saccà e Berlusconi corre buon sangue, buonissimo nonostante il primo, nella telefonata, si rivolga al capo dandogli del Lei e il secondo gli dia del tu come si usa in caserma tra superiori e truppa. Mazzetti, sull’Unità, obietta anche a Minoli come gli sembri abbastanza deprimente quel che sta accadendo in Rai, e non ha torto poiché in qualunque altro paese del mondo civile uno come Saccà sarebbe già fuori dall’azienda tv e nessuno gli avrebbe pagato né liquidazione né pensione. Ma siamo in Italia e qui si può brindare alle qualità di un assassino di mafia e ciononostante vincere le elezioni politiche. Minoli replica: ho sostenuto l’opportunità di reintegrare Saccà anche nei mesi scorsi, in tempi, cioè, non così opportuni. Quanto poi all’aver a suo tempo preparato uno spot elettorale per Craxi - circostanza che Mazzetti ricordava nel suo intervento giusto per testimoniare la capacità di Minoli di stare sempre a galla occhieggiando il potere - il direttore di Rai Educational precisa che lo farebbe ancora.
Quanto piacciono i Craxi e i Saccà a un bel po’ di gente perbene. Fin qui la storia. Ora, conviene aggiungere la lettera di reprimenda recapitata a Loris Mazzetti. In parte forse dovuta alla applicazione passiva di norme interne che interessano le comunicazioni all’esterno dell’azienda. Ma qui si affronta un caso di enorme interesse pubblico ed è evidente come Mazzetti sia uscito allo scoperto a sola difesa degli interessi dell’azienda. Prendiamo atto che ora è Mazzetti sul banco degli imputati mentre per Saccà si possono intuire giorni, se possibile, anche migliori. Non perdiamoli di vista.
