di: Anna Edna Russo - Liberacittadinanza
Ricordo quella recente a J. Grisham, dove il raìno sanremino, da primo della classe, per antica attitudine al godimento, sempre di riflesso, dell’altrui genio creativo, si era lanciato in chiarimenti esplicativi addentrandosi nella trama dell’ultimo romanzo dello specialista del legal thriller americano, ironia profetica il titolo :«L’ultima assoluzione». Stessa consuetudine per altre arti, sapeva su cosa e come prepararsi per interloquire con Pollini, Ughi, Oren o il giovane Allevi.
La preparazione quindi c’era. Ci sarà stata anche per Travaglio. Sapeva Fazio di non dover fare un’ intervista impossibile a Fleming benchè sia poi, per la naturale sottigliezza di Marco, venuta fuori la pertinente, divertente associazione muffa-penicillina riferita alla disinvolta personalità della seconda Carica dello Stato.
Avrebbe dovuto sveltirgli e semplificargli il compito la presenza del ben conosciuto Travaglio, uno dei pochi giornalisti italiani educati al rigore e fedeli alla verità dei fatti, sempre oggettivamente, soggettivamente, ambientalmente e cronologicamente documentati. L’esperienza non gli difetta, ed il suo specifico è proprio quella cronaca giudiziaria in cui purtroppo figurano nomi da altra compagnia che non quella di rappresentanza governativa, la responsabilità di Travaglio si limita all’esposizione e documentazione, gli attori sono quelli descritti da tempo ed indicati in articoli e libri, che finora non si erano troppo preoccupati del silenzio rarefatto e dell’ombra delle librerie italiane ma oggi si sollevano autoritasticamente, adesso che gli stessi, con relativo curriculum vitae, sono sotto i riflettori della televisione, purtroppo molto più frequentata delle librerie nel nostro Paese.
Davanti alla chiarezza inconfutabile del giornalista lo stesso Fazio che, beandosi dell’arte che non crea problemi di coscìenza e di conflitti aziendali, subito preoccupato di dover rattoppare le sue pezze fumanti per colpa di Travaglio, da prode, subdolamente chiedeva al Marcosveglio se, troppo ben allenato ed educato a ciò, non fosse già, l’inchiesta giudiziaria, per lui diventato obbligo di «mestiere», insomma esercizio gratuito ed irrinunciabile. Penoso Fazio. Si è poi assoggettato a leggere, senza alcun sospetto di contrizione ma con evidente, aperta condivisione, una nota ufficiale degli alti ranghi Rai, ma gli orli dei buchi dovevano puzzare di bruciato se, spiegando alla Littizzetto, ha voluto sublimare di suo:»Uno che ascolta è già dissociato, perché ascolta il pensiero di un altro.» Se nemmeno questo grand plièe con riverenza gli salva il culo, vuol proprio dire che non ha imparato niente da nessuno, nemmeno da Biagi che l’ha onorato di stima ed amicizia. E nonostante la spropositata ricchezza accumulata senza grandi meriti, miracolo del caso o dell’assurdo, non sa ancora quando è il momento di essere uomini. Avrebbe dovuto leggere ed approfondire Steinbeck. Si è volontariamente dissociato dalla verità per umiliare e mutilare l’informazione. Ha disprezzato, allontanandosene, una vivace, preziosa, libera professionalità per genuflettersi al potere, da non discutere e mettere in dubbio mai, nemmeno al passato, se al momento si esprime dal più alto scranno del Senato. Lo fanno già in tanti! E’ facile per tipi come Fazio fare i sapienti ed i progressisti quando va bene, è al bivio che si decide la direzione, accettando anche l’incognita ed eventualmente farne battaglia sociale!
E’ questo colpevole adattamento assenso che blocca e paralizza la nostra libertà e civiltà. Si parlava di fatti, persone e libri. Il potente -assente- contraddittorio è stato immediatamente corporeizzato e abbracciato in un protettivo quadrato grottescamente bipartisan, e come se la maggioranza di governo non fosse, da sempre all’erta per i problemi di Casa, sufficìentemente agguerrita ed attrezzata dal versante legale, la disponibilissima, acquiescente opposizione piddina ha dato, per bocca della virile portavoce di Partito nonché capogruppo al Senato, la premiata perdente in tailleur chanellato, l’ennesimo schiaffo a chi, VOTANDOLA, aspettava rispetto delle regole e della legalità. Qualcuno memore e rispettoso del patto ancora valido con l’elettorato c’è stato, va dato atto di ciò allo sparuto drappello democratico ricordando Pancho Pardi, Lenzi, Giulietti, Di Pietro e...chi altri si desterà ?
Per cambiare e costruire servono menti, per le poltrone glutei, intercambiabili ma sempre gli stessi. E purtroppo la politica viene discussa e confusa in morbide sedute televisive ed in discreti saloni e corridoi bipartisan, a volte, come per Europa7 di Di Stefano barattata in cambio di sabbia per una clessidra sempre a favore del padrone del PDL, con scelte obbligate da un nome già implicitamente compiacente, che scherzo nominativo Gentiloni! Siamo sempre fermi al conflitto d’interesse, tutto nasce e muore nell’aberrante sistema dei media. Nessuno ha mai chiesto di chiarire il nome del Partito di governo, con sorprendente malleabilità si accetta di sentirlo indifferentemrente denominare -della- o -delle- libertà. C’è da pensare che sia giusto al plurale e che le libertà siano tutte e solo per loro. Democrazia e fedeltà da operetta, da Paese dei campanelli, peccato non ci sia più Massimini e sia invece realtà, e chissà se mai qualcuno potrà suonare in tempo per avvertirci del pericolo.
Se ci si allontana dal sabato degli Angela, dai viaggi domenicali di Licia e dai libri di Dorfles e Marcorè, tutta l’altra televisione battezza, suggella e celebra lo scadimento ed il decadimento morale e culturale della Società moderna. A misura di chi governa.
Compreso l’inconsistente duo, Fazio e a ruota il suo alter ego comico con il vacuo, demenziale, oltre che insostenibilmente volgare siparietto finale di «no Lucianiina noo!», in cui con l’esibizione di piedi, poppe e vulva iolanda sulla scrivania, in faccia al maestro similmaniaco, in vesti ed atteggiamenti troppo diversi dal gianburrasca della Pavone che, lei sì, riusciva a far dimenticare il proprio sesso, è difficile leggere quella satira di così facile comprensione se fatta da un elegante Bertolino, Crozza, Vauro, Guzzanti o Luttazzi e senza eccedenza epidermica !
Non devo esser l’unica a pensarla così, anche se l’unico a farglielo notare è stato Tonino Guerra, che è notoriamente un ottimista, ma non ha apprezzato. Cosa più grave è che la coppia ha mancato miseramente un paio di importanti prove di verità, e in ultimo, soffocando senza assoluzione il -fortunatamente non rieducabile- Travaglio, nell’accettazione di una censura, dittatoriale o legale, un po’ come Gabanelli & Rai con Paolo Barnard, si autodissolvono. Ognuno ha il proprio coraggio. Allo sconfortante spettacolo offertoci ieri da Fazio, altrimenti ed altrove definito, pensavo a torto, zerbino, a più d’uno dev’essere tornato il ricordo dei versi di De Andrè che sono nella parte più significativa qui riportati:
La domenica delle salme
non si udirono fucilate
il gas esilarante
presidiava le strade
la domenica delle salme
si portò via tutti i pensieri
e le regine del ''tua culpa''
affollarono i parrucchieri
Gli ultimi viandanti
si ritirarono nelle catacombe
accesero la televisione e ci guardarono cantare
per una mezz'oretta
poi ci mandarono a cagare
-- voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio
coi pianoforti a tracolla travestiti da Pinocchio
voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti
per l'Amazzonia e per la pecunia
nei palastilisti
e dai padri Maristi
voi avete voci potenti
lingue allenate a battere il tamburo
voi avevate voci potenti
adatte per il vaffanculo --
