di: Citto Leotta - Liberacittadinanza
E’ reo di avere divulgato in tv notizie riguardanti un ambiguo e inquietante lacchè di Berlusconi, recentemente assurto al ruolo di seconda carica dello Stato (che il cielo ci preservi il buon Napolitano!); i fatti, arcinoti alla sparuta riserva indiana dei lettori italiani di libri e quotidiani, sono stati esposti, al pari di inconfessabili panni sporchi, nel gran cortile televisivo di casa nostra, lasciati al giudizio e allo stupore del condominio nazional-popolare.
Ma se le scuse genuflesse di Fazio, fedele espressione mediatica del buonismo veltroniano, nonché campione del paraculismo italico furbo ed ipocrita («tengo famiglia») erano ampiamente prevedibili, ciò che stupisce è la subitanea mobilitazione bipartisan di politici, giornalisti, maitre a penser e soloni di ogni tipo, tesa a portare a compimento un «piano zeta» evidentemente già predisposto dai colonnelli del Nuovo Inciucio: liberarsi, alla prima occasione (quale meglio di questa?) delle voci dissonanti e fuori dal coro, dei fastidiosi difensori delle regole e della legalità, della diritti costituzionali e della verità: quelli che sinteticamente si definiscono, per dirla con il buon Scaiola, «rompicoglioni».
Dal Corriere a Repubblica, da un canale televisivo all’altro, è tutto uno stracciarsi le vesti. E se non fa notizia la difesa d’ufficio di Schifani ad opera di una livida Finocchiaro (reduce dai successi delle regionali siciliane..), sorprende e amareggia la violenza e il livore messi in atto da ex campioni del giornalismo di denuncia e (per forza di cose, se denunci fatti veri) dell’antiberlusconismo (uno per tutti, D’Avanzo) passati armi e bagagli tra le file, più corpose e rassicuranti, del nuovo esercito dell’ omologazione politica e culturale. Si è avverato, in sostanza, quello che Nanni Moretti, da preveggente cineasta qual è, aveva previsto, più di due anni orsono, nel «Caimano: la definitiva incorporazione nel tessuto sociale, civile,oltre che politico, del berlusconismo. Fenomeno che, se da un lato vede governanti e «oppositori»sostenersi reciprocamente in un eterno autoperpetuarsi della casta, dall’altro vede i cittadini per la più gran parte assoggettati e intimiditi («tengo famiglia», appunto) dallo strapotere padronale di un’anomalia ormai invadente e ubiquitaria.
C’è da scommettere che Marco Travaglio è solo il primo obiettivo: seguirà Santoro con relativo Annozero; Colombo scomparirà gradualmente dall’Unità ed è fin troppo facile prevedere vita dura e isolamento per le poche voci «non dipendenti»del Parlamento come Giulietti, Pardi (ahimè) e lo stesso Colombo. Scrivo da una terra in cui, nel 1991, Libero Grassi fu trucidato dalla mafia per essere stato lasciato solo, nella sua ribellione alla dittatura del racket, dalle istituzioni e dai cittadini. Fatte le dovute proporzioni, è con analogo isolamento che si vuole ottenere la virtuale «soppressione»di Marco Travaglio. Nel corso degli anni però molte cose sono cambiate.
Vicende come quella di Libero Grassi si verificano difficilmente oggi in Sicilia come Calabria; grazie al risveglio delle coscienze operato da associazioni coraggiose come «Addiopizzo» o i ragazzi di Locri, all’azione incessante di «Libera», all’esempio di Rita Borsellino e all’esempio coraggioso e solitario, di sacerdoti, giornalisti, operatori culturali, imprenditori, i coraggiosi non sono più eroi isolati, ma cominciano a essere, forse, la maggioranza. Allo stesso modo auspichiamo che gli uomini liberi di questo Paese, le associazioni e i movimenti della società civile, i singoli cittadini, le testate e i siti indipendenti si mobiltino in difesa della libera informazione in pericolo e dei suoi alfieri residui. Scriviamo,denunciamo,urliamo il nostro sostegno con quanta voce abbiamo in gola.Se saremo numerosi, riusciremo nell’ impresa. Non potrebbero, neanche volendo, «imbavagliarci tutti».
