di: Marco Tavaglio - Unità 13/10/06
Primo, perché è tornato quello di sempre: uno, che quando si parla dei problemi dell´Italia, sonnecchia, ma quando si parla di roba, scatta come la rana di Galvani. Secondo, perché forse, almeno per qualche ora, non leggeremo i commenti estasiati dei terzisti e dei «volonterosi» dell´Unione sulla sua conversione al «dialogo» e alla «vera politica». Terzo, perché tramonta ingloriosamente la favola del Berlusconi che «non si occupa più delle sue aziende»: le rare volte che non se ne occupa è perché c´è un Gasparri o un Frattini a far la guardia al bidone. Quarto, perché gli unionisti impegnati nella soluzione «condivisa» al conflitto d´interessi potrebbero capire che non si manifesta solo quando Berlusconi è al governo, ma sempre, finchè terrà in Parlamento un mignolo o un capello trapiantato.
Naturalmente il proclama di Campobasso è l´ennesimo chiagni e fotti preventivo. La bozza Gentiloni ignora le sentenze della Consulta che impongono (dal 1994!) la riduzione delle reti Fininvest da tre a due sul tenestre. E fa il minimo: un leggero ritocco dei tetti pubblicitari, che peraltro Mediaset sfora da anni. Poi, incredibilmente, equipara la Rai (servizio pubblico) a Mediaset (servizio privato), anticipando per entrambe il passaggio di una rete sul digitale al 2009, mentre dal ´94 Rete4 dovrebbe stare sul satellite. Con il chiagni e fotti preventivo, Bellachioma e Confalonieri tentano di impietosire i «dialoganti» e i «volonterosi» per ottenere un congruo sconto. 1440 milioni di perdite paventati dalla ditta sono del tutto virtuali: se Rete4 fosse finita sul satellite a tempo debito, in questi 12 anni non avrebbe lucrato indebitamente cifre da capogiro. È dal 1985 -primo decreto Craxi contro i pretori che pretendevano di far rispettare la legge al Cavaliere- che non si legifera sulle tv se la legge non la scrive lui.
Gentiloni è ammodo, educato e disponibile. Ma se l´altro giorno, quando Confalonieri ha inscenato la sua marcetta su Roma, avesse evitato di riceverlo su due piedi, gli avrebbe insegnato la buona creanza. A lui e al suo principale che si permette di definirlo «bandito». Per questa semplice lezione di galateo, si potrebbero usare le parole impiegate in Parlamento dai leader del Polo, che sul caso Telecom accusavano Prodi di confondere la politica con gli affari (accusa ridicola, visto che Prodi non ha aziende e Telecom, concessionaria dello Stato, ricade eccome sotto l´interesse del governo). Non sappiamo se le fonti di Verderami ieri sul Corriere erano attendibili. Ma se non ricevesse smentite, bisognerebbe domandare al dott. Confalonieri a che titolo abbia «tempestato di telefonate i leader della maggioranza» e al dott. Gianni-Letta a che titolo abbia «chiesto al governo di non accelerare sul ddl tv, tentando una trattativa che prevedeva un trattato di non aggressione sulla finanziaria e un patto sull´ordinamento giudiziario». Il fatto è che sono stati abituati troppo bene. Si credono un «patrimonio del paese», mentre sono un patrimonio dei loro azionisti. Soprattutto uno, il solito.
