Vai ai contenuti.
Strumenti personali

Calendario eventi
« maggio 2012 »
do lu ma me gi ve sa
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 31    


Video Salviamo la Costituzione

Un riconoscimento a Dario Fo
Vignette di Mauro Biani

Appello per Gaza Fine embargo genocida contro Gaza

Attacchi alla Costituzione
 

Manifesto per l'equità e la legalità fiscale
di:

MANIFESTO DI MARZO

PER L’EQUITA’ E

LA LEGALITA’ FISCALE.

I sottoscritti cittadini – lavoratori dipendenti, autonomi e piccoli imprenditori, docenti della scuola e dell’università, dirigenti sindacali - e le sottoscritte associazioni attive nel campo sociale, rivolgono un appello a tutte le forze politiche impegnate nella campagna elettorale affinché l’equità e la legalità fiscale vengano poste al centro dell’azione del prossimo governo. La politica fiscale della scorsa legislatura ha infatti prodotto gravi conseguenze sul piano sociale ed economico:

  • ha penalizzato i giovani incentivando fiscalmente i datori di lavoro ad assumere con contratti di progetto anche quando potrebbero farlo a tempo indeterminato, creando così una generazione di precari con compensi irrisori e – in prospettiva – pensioni altrettanto irrisorie;
  • ha penalizzato i titolari di redditi bassi e medio bassi a vantaggio di coloro che dispongono di alti e altissimi redditi. Il primo modulo della riforma Tremonti ha dato poco a tanti, il secondo ha dato tanto a pochi;
  • ha favorito l’evasione e l’elusione fiscale e contributiva, soprattutto quella delle grandi imprese e del capitale finanziario, riducendo le risorse da destinare ai servizi essenziali per la vita dei cittadini: sanità, istruzione, trasporti, assistenza sociale. Si è creato così un sistema basato sulla illegalità fiscale e sul lavoro nero, in cui anche il piccolo imprenditore che vorrebbe osservare i suoi doveri fiscali è praticamente “condannato” ad adeguarsi se non vuole soccombere per la concorrenza sleale di chi si comporta disonestamente.

Gran parte di quelle adottate nella scorsa legislatura sono misure che calpestano i principi affermati all’art. 53 della nostra Costituzione: «Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività».
Vediamo qualche esempio.

Una politica che favorisce l’evasione
In Italia l’imposta evasa è superiore ai 200 miliardi di euro (400 mila miliardi delle vecchie lire) e l’incidenza delle imprese in nero è dell’ordine del 53%. Questa enorme evasione riduce le risorse necessarie per lo sviluppo economico e sociale del Paese e aumenta la pressione fiscale su imprese e cittadini onesti che non evadono.
Il governo con i 22 condoni fiscali e previdenziali attuati ha dato un segnale a favore del lavoro nero e dell’evasione. Del resto, è stato proprio l'attuale presidente del Consiglio Berlusconi nel 2004 a dichiarare testualmente che è «morale» evadere.
Non c'è quindi da stupirsi che l'evasione sia aumentata negli ultimi anni, e che non si sia preso alcun provvedimento serio per contrastarla. Anzi, i provvedimenti sono stati in controtendenza, e tra questi va citata almeno la famosa legge ex-Cirielli, sull'accorciamento dei termini di prescrizione, che riguarda anche l’emissione di fatture false.

Le imposte come “male in sè” e non come strumento per far funzionare le istituzioni e garantire i servizi In questi anni si è voluto far passare l’idea che l’imposizione fiscale sia un «male in sé», una gabella «estorta» dallo Stato «inefficiente e sprecone". Le imposte invece non sono mai buone o cattive in sé, ma lo sono solo e in quanto strumento che permette di far funzionare le nostre istituzioni e garantire ai cittadini quei servizi quelle prestazioni che rafforzano la coesione sociale, lo sviluppo, il godimento dei diritti fondamentali anche da parte delle classi più disagiate.

Le penalizzazioni subite dai cittadini a reddito medio-basso
La caduta di gettito causata dall’evasione è stata coperta con tagli a servizi sociali fondamentali, con il degrado della scuola e dei servizi pubblici.
A subire i maggiori danni sono stati soprattutto pensionati e lavoratori a reddito medio-basso che sono stati colpiti dai tagli ai servizi essenziali, dall’aumento di tariffe pubbliche e imposte locali. .
Ciò è dovuto soprattutto alla mancata restituzione del drenaggio fiscale, all'aumento del costo della vita, alla crescita delle imposte indirette tra cui l'imposta di bollo e l’effetto dell’incremento del prezzo del petrolio aggravato dall’IVA gravante su gasolio e benzina non restituiti dal governo e che incidono maggiormente sui redditi più bassi.

I privilegi dei contribuenti a più alto reddito e delle società
La politica fiscale del governo attuale invece che favorire i redditi più bassi ha avvantaggiato senza esitazioni i titolari dei redditi più alti:

  1. Milioni di euro di guadagni realizzati con la vendita di azioni dai grossi personaggi della finanza o dai ricchi immobiliaristi sono di fatto completamente detassati.
  2. Chi specula sugli immobili paga il 12,5% sul proprio guadagno, mentre un professionista o un dipendente paga da 2 a 3 volte tanto col proprio lavoro.
  3. Se un azionista rivende le sue azioni paga sul guadagno realizzato solo il 12,5%. Se un titolare di un'impresa artigiana o commerciale la cede dopo 30 anni, sul ricavato pagherà un’imposta Irpef variabile tra il 30% e il 45%.
  4. Se un lavoratore dipendente riceve un qualunque compenso accessorio dal datore di lavoro, pagherà per intero l’imposta. Se il compenso accessorio viene corrisposto a un top manager di un'impresa sotto forma di stock option (ossia azioni della società concesse a prezzo di favore) e il manager le rivende, il guadagno così realizzato viene tassato solo al 12,5%.
  5. Se un qualunque contribuente affitta un immobile ad uso commerciale è tenuto a pagare le imposte Irpef sul guadagno così conseguito; ma se il proprietario di un castello o di una nobile dimora storica lo affitta (magari a prezzi da capogiro) non paga l’Irpef sull'importo ricavato ma solo sulla rendita catastale dell'immobile di minor valore situato nella stessa zona – fosse anche una catapecchia.
  6. La tassazione del Tfr dal 2002 è aumentata (circa 1 miliardo di euro l’anno). Da quest’anno chi va in pensione perde anche la detrazione speciale prevista in precedenza e dovrà pagare 309 euro in più di tasse
  7. Mentre per le pensioni pubbliche è stata peggiorata la tassazione, per le pensioni complementari il decreto Maroni prevede un’imposta molto inferiore - pari al 9% - che viola il principio costituzionale della progressività.
  8. La Finanziaria 2006 consente alle società che risultano cronicamente in perdita (e che quindi sono in forte sospetto di evasione) di scaricare le loro perdite sui distretti industriali, che così dal 2007 funzioneranno da vere e proprie «bare fiscali» facendo perdere all’erario circa dieci miliardi di euro.
Cinque domande alle forze politiche
  1. E’ ammissibile che i redditi da lavoro paghino molto di più delle rendite finanziarie e che le enormi ricchezze derivanti dalla speculazione finanziaria e immobiliare non paghino nulla paghino così poco?
  2. E’ giusto che le società possano facilmente eludere legalmente le normative (es. bare fiscali) per ridurre o azzerare il loro debito fiscale?
  3. E’ ancora tollerabile la presenza di un ampio numero di società di comodo costituite al solo fine di poter dedurre i costi di gestione, di panfili, ville e altri beni di lusso?
  4. E’ da considerarsi civile e moderno un Paese in cui chi eredita enormi ricchezze non debba dare nessun contributo alla solidarietà generale?
  5. E’ giusto e rispettoso dei principi costituzionali che una minoranza di contribuenti possa condonare quanto evaso e concordare anticipatamente le imposte da pagare mentre la maggioranza dei contribuenti paga le tasse fino all’ultimo centesimo del proprio stipendio o della propria pensione?

Noi crediamo di no e che si debba fare qualcosa contro queste ingiustizie, per l’equità e la legalità fiscale. Dobbiamo pagare tutti per pagare meno e per avere servizi migliori.

Facciamo appello a tutte le forze politiche affinché si impegnino a ripristinare un equo trattamento fiscale nei confronti dei redditi bassi e medio bassi, fortemente penalizzati dai provvedimenti adottati nella scorsa legislatura.
Chiediamo un impegno serio per una politica fiscale che rappresenti una discontinuità totale con il recente passato e che si impegnino solennemente a non prevedere mai più, per tutto l'arco della prossima legislatura, provvedimenti di condono (non solo in campo fiscale ma anche edilizio e ambientale). Chiediamo altresì che esse si impegnino ad affrontare, a livello europeo e multinazionale, il tema della competizione fiscale tra paesi nel quadro di una giustizia fiscale globale.

Usciamo dalla televisione, parliamo di tasse e di come farle pagare correttamente. Pagare tutti di meno facendo pagare di più i grandi capitali e le grandi imprese

Cittadini per l’equità e la legalità fiscale

Marzo 2006

Creato da mariaricciardig
Ultima modifica 2006-03-16 17:19



Document Actions

cerca nel sito
Tasse Appello per l'equità e la legalità fiscale

leggi
Tasse Conferenza stampa

leggi

Iniziative regionali

LOMBARDIA VENETO EMILIA ROMAGNA PIEMONTE VALLE D'AOSTA TRENTINO FRIULI LIGURIA TOSCANA UMBRIA MARCHE LAZIO ABRUZZO MOLISE PUGLIA CAMPANIA BASILICATA CALABRIA SICILIA SARDEGNA
 
 

Powered by Altoforno

Questo sito è conforme ai seguenti standard: