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INTERESSI SENZA CONFLITTO
di: Pancho Pardi - MicroMega 8/2006

La legge sul conflitto d'interessi non deve punire Berlusconi: ecco la vulgata unionista. Ma una legge in materia, se non risolve il conflitto d'interessi e non punisce chi la viola, punisce i cittadini e premia i (non più) trasgressori. A giudicare dai raffinati equilibri dei leader dell'Unione, gli interessi tra governo e opposizione non confliggono: INCIUCIANO.

La Costituzione dice che l´Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. L´esame disincantato della realtà mostra che è fondata anche sul conflitto d´interessi. Rappresentanti eletti del popolo, esponenti di partito, dirigenti amministrativi di stato, regioni, province e comuni, magistrati, funzionari pubblici, e tanti altri soggetti che svolgono funzioni d´interesse pubblico possono trovarsi, consapevoli o no, ad avere interessi personali o familiari in contrasto con l´imparzialità della loro funzione pubblica. Il conflitto d´interessi virtuale si estende dal comune più piccolo fino alla Banca d´Italia, nel cui consiglio di amministrazione siedono le banche che dovrebbe controllare.
Il tessuto dei conflitti d´interesse svolge a suo modo una funzione di coesione sociale. Partecipare ai suoi vantaggi, anche minuscoli, rende comprensivi verso le sue manifestazioni più vistose. E nel corso del tempo la tolleranza è cresciuta. Tradizione vuole che uno studente non possa essere iscritto alla sezione in cui insegna suo padre, ma oggi un costruttore edile può diventare sindaco e, ceduta l´azienda al figlio, stabilire il piano regolatore della sua città.

L´Italia ha dunque bisogno di una legge sul conflitto d´interessi. E´ impossibile individuarne la casistica completa. Ma è necessario fissarne i principi fondanti per evitare che l´interesse privato di chi svolge funzioni di rilievo pubblico entri in conflitto con l´interesse generale. Si oppongono a questa necessità la scarsa sensibilità sociale �adagiata piuttosto sulla complicità verso il costume dominante- e l´ostacolo poderoso opposto dall´anomalia istituzionale di cui è protagonista l´ex presidente del consiglio. Nella mentalità prevalente nel ceto politico dell´Unione domina l´idea che non si debbano fare leggi punitive nei suoi confronti. E´ curioso che nessuno nel mondo politico si renda conto che assai più puniti sono stati i cittadini che hanno dovuto subire per un decennio da quell´anomalia l´inquinamento della vita politica italiana. Così la cautela di chi oggi ripete a ogni occasione che una legge sul conflitto d´interessi non deve essere contro Berlusconi ma prevenire e sanare il conflitto epidemico, oltre ad avere una sua banale ragionevolezza, suona un po´ ipocrita e omissiva. E´ vero che la legge deve avere validità verso tutti ma se non riesce a bloccare la scalata di un monopolista televisivo al vertice del potere politico che legge è? Se non riesce a impedire il più colossale tra i conflitti d´interesse manca l´obbiettivo più vistoso e imbarazzante, e quindi indebolisce l´azione verso l´intero fenomeno.

L´opacità è aumentata dalla scarsa chiarezza nell´Unione sulla natura dell´anomalia. In realtà ricadono sotto la possibile azione di una legge sul conflitto d´interessi quattro diverse anomalie che convivono tutte insieme nel caso dell´ex presidente del consiglio, ma che è bene tenere separate per non fare confusione.

La prima riguarda l´imprenditore divenuto presidente del consiglio. Qui c´è in senso stretto il conflitto d´interessi: non poteva promuovere indirizzi di governo o appoggiare leggi su molti argomenti di importanza strategica senza correre il rischio di favorire o danneggiare i propri interessi privati. Rischio più volte confermato dai fatti: l´annullamento della tassa di successione sui grandi patrimoni, l´uso degli uffici postali come sportelli bancari per la sua Mediolanum, il ruolo di Mondatori nell´editoria scolastica�Un suo eventuale ritorno a ruoli di governo riproporrebbe intatta la questione. Una legge seria dovrebbe dunque mettere prima di tutto chiunque, ma quindi anche lui, nell´impossibilità di favorire il proprio vantaggio privato a danno dell´interesse pubblico.

La seconda anomalia è il duopolio televisivo. Perché si deve accettare come una realtà fatale la simmetria tra Rai e Mediaset? Il dualismo sarebbe sbagliato anche se l´azienda non fosse dell´ex capo del governo ma è così, e risulta ancora più grave. In ogni caso, perché un solo operatore privato deve avere la stessa disponibilità di reti dell´operatore pubblico? Questa non è concorrenza: è spartizione forzosa del mercato. Eliminiamo dunque la parità tra pubblico e privato. Moltiplichiamo il privato in modo da garantire la concorrenza tra più soggetti in condizioni di parità. Ricostruiamo la Rai ridandole il compito da tempo perduto di servizio pubblico. Ma nell´Unione ci sono menti sofisticate che pensano che il dualismo tra pubblico e privato lo si riforma privatizzando il pubblico�

La terza anomalia riguarda il monopolista televisivo al vertice del potere politico. E´ la più inammissibile: nessun´altra democrazia l´avrebbe accettata. E non possiamo dimenticare che il centrosinistra non ha saputo far valere la legge che impediva l´eleggibilità dei titolari di concessioni d´interesse pubblico. Oggi questa legge non riguarda più Berlusconi, ma è ancora così valida da impedire l´eleggibilità del concessionario Confalonieri: il che dimostra l´originaria ineleggibilità del suo principale. Ma oggi non è più necessario farvi riferimento. C´è un principio ancora più alto e indiscutibile da far valere: non può essere eletto chi detiene lo strumento principale per influire sul suffragio elettorale. Il 30 % dei cittadini è informato solo dalla televisione; l´ultima campagna elettorale si è svolta esclusivamente in televisione e le elezioni si vincono o perdono per pochi punti percentuali. Chiunque abbia il possesso o il controllo del mezzo televisivo non è eleggibile. E tralasciamo che se il monopolista televisivo diventa presidente del consiglio il duopolio televisivo diventa monopolio.

La quarta anomalia riguarda il contrasto insanabile tra l´ex presidente del consiglio e il potere giudiziario. Imputato in numerosi processi per reati infamanti se ne è tratto con leggi costruite apposta e ha poi incrinato l´indipendenza della magistratura con la nuova legge sull´ordinamento giudiziario. Qui il rimedio è tranciante: si devono abrogare le leggi ad personam e la legge sull´ordinamento giudiziario.
Le quattro anomalie sono state rese appena un po´ meno drammatiche dalla sconfitta del centrodestra. Ma sono ancora tutte incombenti. In particolare, il duopolio televisivo resta in piedi, con qualche strascico del monopolio precedente: nonostante la sconfitta, nelle reti pubbliche domina ancora il padrone di prima e le trattative per cambiare il direttore del Tg1 hanno (per quanto tempo ancora?) lasciato ai perdenti la maggioranza nel consiglio di amministrazione Rai. Che cosa aspetta il nuovo ministro del tesoro a nominarvi un consigliere di sua fiducia? Le leggi ad personam sono ancora tutte vigenti e l´ordinamento giudiziario è addirittura entrato in vigore; e c´è da chiedersi perché il Presidente della Repubblica abbia negato i motivi d´urgenza a un decreto che doveva impedire l´attuazione di una legge che per la maggioranza dei costituzionalisti ha numerosi profili di incostituzionalità.

L´Unione non ha o non vuole avere precisa cognizione delle quattro anomalie. Solo sull´assetto televisivo ha iniziato un cammino specifico, che peraltro sembra lontano non solo dall´assicurare la fine del duopolio ma perfino dal garantire l´obbiettivo minimo di sottrarre la Rai al dominio del centrodestra. Dell´anomalia giuridica sembra non volersi occupare, e per bloccare l´attuazione dell´ordinamento giudiziario l´unica iniziativa, cauta e responsabile, è della magistratura. La prima e la terza anomalia dovrebbero essere risolte dalla legge sul conflitto d´interessi. Ma come?

La relazione Violante in commissione Affari Costituzionali entra assai poco nel vivo. Si propone di perfezionare la Frattini (astuzia diplomatica o impegno temibile?); scarta l´ineleggibilità e preferisce l´incompatibilità con le cariche di governo. L´incompatibilità potrebbe bastare, purché sia assoluta e incondizionata: chi ha la proprietà o il controllo di mezzi di comunicazione, e in particolare di reti televisive, non è compatibile con qualsiasi ruolo di governo. Ma non è questa l´incompatibilità prevista dall´Unione. Alcuni strumenti potrebbero graduarla e attenuarla. Il blind trust, o fondo cieco, funziona solo per le ricchezze finanziarie. Il politico, attribuitele a un gestore di sua fiducia ma indipendente, non sa più in quale branca di affari sono investite e non può prendere decisioni a proprio vantaggio. Ma il fondo cieco è inefficace con le reti televisive: queste sanno di chi sono e il loro proprietario sa che cosa fanno. Fine della cecità.

La nuova Autority sembra un mezzo per dilazionare decisioni che non si vogliono prendere. Sostenere che essa deciderà caso per caso appare reticenza sospetta e allusiva. Ad esempio, il punto k nella sintesi del documento di Violante in commissione parlamentare: �dedicare un apposito approfondimento al tema dei mezzi di comunicazione tenendo conto delle innovazioni e delle continue trasformazioni che riguardano il settore� Che vorrà dire? Che il digitale terrestre, di là da venire, ridurrà la potenza invasiva della televisione analogica e quindi il suo monopolista sarà meno preoccupante se sta in politica? Chissà.

Ma lo strumento più ingannevole è il terzo: sterilizzare il diritto di voto al possessore del pacchetto di maggioranza. Siamo così invitati a pensare che se l´imprenditore televisivo non potesse più votare nel suo consiglio di amministrazione perderebbe il potere di comando sull´azienda e questa si renderebbe autonoma dalla volontà del proprietario. Ma chi ci crede? Ma soprattutto: una volta sterilizzato il suo diritto di voto, l´Unione sosterrà che l´imprenditore non ha più conflitto d´interessi e quindi ridiventa compatibile con ruoli di governo? Insomma: il criterio dell´incompatibilità sarebbe usato per affermare la compatibilità?
Speriamo di no, ma se sarà così, l´Unione sappia che la fiducia della cittadinanza attiva, già incrinata dall´allargamento dell´indulto a corruttori e falsificatori di bilanci, precipiterà di colpo. Il protagonismo civile, che ha avuto un ruolo prezioso e insostituibile nel salvare la Costituzione, promuoverà manifestazioni per una legge davvero rigorosa, proporrà una legge di iniziativa popolare per riaffermare la necessità dell´incompatibilità assoluta e incondizionata. E se l´Unione rinuncerà a una soluzione incisiva su un problema essenziale della nostra democrazia ciò verrà interpretato come una definitiva rinuncia a rappresentare una porzione vitale dell´elettorato di centrosinistra. Allora molti cittadini si sentiranno impegnati a costruire una lista nazionale in grado di proporre all´elettorato orfano una rappresentanza politica autentica.

Creato da mariaricciardig
Ultima modifica 2006-10-07 08:49



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