L'IRRISISTIBILE, SCELLERATA, TENTAZIONE DEL PREMIERATO
di: Francesco Pardi - Rinascita 16 marzo '07
di: Francesco Pardi - Rinascita 16 marzo '07
Un anno fa siamo stati costretti a votare con una legge che ha espropriato la volontà popolare: una legge incostituzionale che attribuiva ai dirigenti dei partiti un arbitrio assoluto sulla scelta delle candidature. Ne è uscito un parlamento nominato almeno al novanta per cento prima del voto.
Ora tutti dicono che bisogna cambiare la legge elettorale ma sono troppe le variabili in gioco per prevedere come andrà a finire. La proposta di modifica tramite referendum ha il pregio di eliminare le candidature multiple, in base alle quali il vincitore poteva decidere, invece dell´elettore, chi avrebbe preso i seggi cui rinunciava. Ma introduce una novità peggiorativa. Il premio di maggioranza andrebbe non alla coalizione ma alla lista di partito più forte. Così si profilano due opposte possibilità. O le due coalizioni si riversano in due liste e quindi vi portano dentro, senza risolverli, tutti i conflitti interni originari, oppure il confronto tra liste di partito obbligherà tutti gli elettori incerti a votare a scatola chiusa per la lista più forte. In pratica, per non far vincere Forza Italia, l´elettore di centrosinistra sarà costretto a votare per il costruendo Partito Democratico; se decidesse, in nome delle proprie predilezioni, di votare per qualche altra lista condannerebbe l´Unione alla sconfitta. Non sappiamo però se riuscirà la raccolta delle firme per il referendum, né se il voto supererà il quorum. Se ne può dubitare. Ma il problema di una nuova legge resta comunque all´ordine del giorno e apre nuove gravi preoccupazioni. Perché per quasi tutti i partiti la nuova legge elettorale implica nuove modifiche costituzionali. Sono tali il mutamento del bicameralismo perfetto, la riduzione del numero dei parlamentari, il rafforzamento del premier e l´introduzione del federalismo fiscale. Anche qui bisogna distinguere: le prime due sono ragionevoli e la seconda avrebbe l´approvazioni incondizionata dei cittadini. Ma in realtà ciò che preme a gran parte della classe dirigente è il premierato. Ma questo è stato appena incenerito dalla volontà popolare che ha bocciato la riforma costituzionale del centrodestra. Usare il trucco della legge elettorale per introdurlo di nuovo dimostra una volta di più l´indifferenza del ceto politico per la volontà dei cittadini.
Oggi c´è una novità. Prodi vuole impegnarsi direttamente per la legge elettorale e per le modifiche costituzionali cosiddette necessarie. Si può sperare che lo faccia non tanto per il merito ma per la dilatazione dei tempi che comportano: un lungo cammino legislativo assicurerebbe lunga vita al suo governo. Per lo stesso motivo Berlusconi, premierista accanito, vorrebbe invece le modifiche più stringate possibili per poter andare subito al voto. Ne risulta evidente una verità: la modifica dell´assetto istituzionale è ridotta ancora una volta a strumento della tattica politica provvisoria.
E se si potesse - ma in Italia è impossibile - discutere solo dei principi fondativi? Non c´è dubbio che la rappresentanza politica più vera è data dal sistema proporzionale: una testa, un voto. Ma col proporzionale puro non si garantisce l´esercizio del governo. Tra il proporzionale con sbarramento alla tedesca e il maggioritario a doppio turno alla francese mi sembra preferibile il secondo: al primo turno funziona quasi come una primaria e permette la rappresentanza delle forze minori, mentre al turno successivo obbliga tutti gli elettori a scegliere con una logica bipolare, mentre il sistema tedesco faciliterebbe la prevalenza di un grande centro. Sembra purtroppo che su questo sia più facile un accordo tra le forze politiche.
In ogni caso i cittadini che hanno votato in massa per salvare la Costituzione hanno l´obbligo di far capire ai politici che non subiranno l´uso improprio della legge elettorale per cambiare di nuovo la Carta. L´indicazione del premier è un´invenzione televisiva berlusconiana e non si capisce perché dovrebbe entrare in Costituzione; il potere di nomina e revoca dei ministri è in parte una formalità (Berlusconi ha cambiato tutti i ministri più importanti) ma darlo al premier riduce il ruolo del Presidente della Repubblica (e in passato avrebbe permesso a Previti il ruolo di ministro della Giustizia!); la fiducia al premier invece che al governo esalta il «capo», deprime la collegialità del governo e svilisce le Camere elettive. Perciò, anche se ne conosciamo ormai tutti i limiti, lunga vita al governo Prodi e giù le mani dalla Costituzione.
www.liberacittadinanza.it
Ora tutti dicono che bisogna cambiare la legge elettorale ma sono troppe le variabili in gioco per prevedere come andrà a finire. La proposta di modifica tramite referendum ha il pregio di eliminare le candidature multiple, in base alle quali il vincitore poteva decidere, invece dell´elettore, chi avrebbe preso i seggi cui rinunciava. Ma introduce una novità peggiorativa. Il premio di maggioranza andrebbe non alla coalizione ma alla lista di partito più forte. Così si profilano due opposte possibilità. O le due coalizioni si riversano in due liste e quindi vi portano dentro, senza risolverli, tutti i conflitti interni originari, oppure il confronto tra liste di partito obbligherà tutti gli elettori incerti a votare a scatola chiusa per la lista più forte. In pratica, per non far vincere Forza Italia, l´elettore di centrosinistra sarà costretto a votare per il costruendo Partito Democratico; se decidesse, in nome delle proprie predilezioni, di votare per qualche altra lista condannerebbe l´Unione alla sconfitta. Non sappiamo però se riuscirà la raccolta delle firme per il referendum, né se il voto supererà il quorum. Se ne può dubitare. Ma il problema di una nuova legge resta comunque all´ordine del giorno e apre nuove gravi preoccupazioni. Perché per quasi tutti i partiti la nuova legge elettorale implica nuove modifiche costituzionali. Sono tali il mutamento del bicameralismo perfetto, la riduzione del numero dei parlamentari, il rafforzamento del premier e l´introduzione del federalismo fiscale. Anche qui bisogna distinguere: le prime due sono ragionevoli e la seconda avrebbe l´approvazioni incondizionata dei cittadini. Ma in realtà ciò che preme a gran parte della classe dirigente è il premierato. Ma questo è stato appena incenerito dalla volontà popolare che ha bocciato la riforma costituzionale del centrodestra. Usare il trucco della legge elettorale per introdurlo di nuovo dimostra una volta di più l´indifferenza del ceto politico per la volontà dei cittadini.
Oggi c´è una novità. Prodi vuole impegnarsi direttamente per la legge elettorale e per le modifiche costituzionali cosiddette necessarie. Si può sperare che lo faccia non tanto per il merito ma per la dilatazione dei tempi che comportano: un lungo cammino legislativo assicurerebbe lunga vita al suo governo. Per lo stesso motivo Berlusconi, premierista accanito, vorrebbe invece le modifiche più stringate possibili per poter andare subito al voto. Ne risulta evidente una verità: la modifica dell´assetto istituzionale è ridotta ancora una volta a strumento della tattica politica provvisoria.
E se si potesse - ma in Italia è impossibile - discutere solo dei principi fondativi? Non c´è dubbio che la rappresentanza politica più vera è data dal sistema proporzionale: una testa, un voto. Ma col proporzionale puro non si garantisce l´esercizio del governo. Tra il proporzionale con sbarramento alla tedesca e il maggioritario a doppio turno alla francese mi sembra preferibile il secondo: al primo turno funziona quasi come una primaria e permette la rappresentanza delle forze minori, mentre al turno successivo obbliga tutti gli elettori a scegliere con una logica bipolare, mentre il sistema tedesco faciliterebbe la prevalenza di un grande centro. Sembra purtroppo che su questo sia più facile un accordo tra le forze politiche.
In ogni caso i cittadini che hanno votato in massa per salvare la Costituzione hanno l´obbligo di far capire ai politici che non subiranno l´uso improprio della legge elettorale per cambiare di nuovo la Carta. L´indicazione del premier è un´invenzione televisiva berlusconiana e non si capisce perché dovrebbe entrare in Costituzione; il potere di nomina e revoca dei ministri è in parte una formalità (Berlusconi ha cambiato tutti i ministri più importanti) ma darlo al premier riduce il ruolo del Presidente della Repubblica (e in passato avrebbe permesso a Previti il ruolo di ministro della Giustizia!); la fiducia al premier invece che al governo esalta il «capo», deprime la collegialità del governo e svilisce le Camere elettive. Perciò, anche se ne conosciamo ormai tutti i limiti, lunga vita al governo Prodi e giù le mani dalla Costituzione.
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E' importante cercare di dare l'informazione a tutte quelle persone che per qualsiasi ragione non seguono più l'evolversi della demagogia italiana, come si fa a chiamarla politica? Sappiamo benissimo che le mire di questa classe politica sono di portare la gente ad allontanarsi dalla conoscenza e perdere la coscienza.
Purtroppo ci stanno riuscendo molto bene. Inoltre nelle ultime legislature si è visto, ad esempio, che nonostante il volere dei cittadini nel referendum contro il finanziamento pubblico ai partiti, di seguito alla sua abolizione, è stata approvata una legge che l’ha sostituito ed ha peggiorato la situazione dei fondi destinati appunto ai partiti, questa volta con il nome di: rimborso per campagna elettorale.
Il fatto che tra l’altro i partiti siano esenti dal redarre i bilanci, non si può sapere dove vanno a finire queste sovvenzioni. Da notare che si parla di milioni di Euro per ogni forza politica.
Quindi per concludere devo dire che se non ci si muove per il bene comune ed un futuro migliore,
con coerenza e dando un occhio alla morale, che non esiste più nella classe dirigente, non possiamo sperare più in nulla. Tutto dipende dalle nostre forze.
Red58