LA GRANDE INCOMPIUTA
di: Annalisa Sorrentino - Ciociaria Oggi 15 novembre '07
di: Annalisa Sorrentino - Ciociaria Oggi 15 novembre '07
Convegno in occasione della ricorrenza del 60 anniversario della Costituzione
Intervento di Francesco Pardi che ne ha confutato la riforma
In occasione della ricorrenza del 60° anniversario della Costituzione, nata per l’appunto il 27 dicembre del 1947, il «Centro iniziativa democratica degli insegnanti» ha organizzato martedì scorso il convegno «A scuola di Costituzione».
L’iniziativa è stata allestita con l’obiettivo di far conoscere meglio ai cittadini i dettami della Carta Costituzionale e si è svolta puntando a una divulgazione dell’educazione alla cittadinanza. La Costituzione suggella infatti nei suoi 139 articoli l’identità del popolo italiano. Tra i relatori intervenuti il primo cittadino del Comune capoluogo Michele Marini, il presidente Cidi di Frosinone Gabriella Fanciulli e in rappresentanza della segreteria nazionale Ermanno Testa, il dirigente dell’Ipsia «Galilei» Giovanni Carlini, il docente dell’Università di Firenze nonché portavoce di «Liberacittadinanza» Francesco Pardi e Cristiana Priorini, coordinatrice del progetto «Educhiamoci alla legalità».
Di parere unanime i relatori nel ribadire la modernità del testo costituzionale inteso come «organismo vivente» che punta direttamente al cuore dei problemi, dotato di un linguaggio ancora comprensibile 60 anni dopo, ma che dev’essere interpretato comunque come un «disegno ardito dall’aspetto dinamico costellato da luci e ombre».
A perorare questa tesi il professor Pardi che attraverso una lettura degli articoli ha sottolineato la validità della Carta Costituzionale evidenziandone tuttavia alcune criticità «laddove «la grande incompiuta», incapace di guardare da vicino, si configura come bloccata nella sua attuazione».
Citando l’insigne giurista Piero Calamandrei, che definì il documento come «la carta della Resistenza», Francesco Pardi ha però aggiunto la presenza di articoli che possono considerarsi disattesi oltre a un’evidente discrepanza tra i principi costituzionali e la realtà.
Confutato l’articolo 4 che sancisce il diritto al lavoro «impedito - ha spiegato Pardi - dalla possibilità di una sola occupazione intermittente, un capestro che oltre a provocare smarrimento nei giovani ostacola la formazione completa», quanto accade anche nel dettato dell’articolo 9 che dovrebbe favorire lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica «il cui andamento invece in tutto il Paese precipita in maniera drammatica da 15 anni a questa parte». Lacunoso a detta di Pardi anche l’articolo 21 «poiché non può sussistere il pluralismo dell’informazione se si consente a un monopolista della televisione di accedere alle più alte cariche del Governo».
Francesco Pardi ha inoltre considerato «sospeso in una sorta di limbo il diritto allo sciopero» e ha esortato i docenti a insegnare in libertà come sancito dagli articoli 33 e 34, ma con senso di responsabilità. Ferma la disapprovazione di Pardi alla riforma della Carta Costituzionale proposta dal Centro Sinistra, soprattutto a proposito del Premierato, «perché conferirebbe al presidente del Consiglio una centralità nel sistema democratico impropria e un ampliamento delle competenze che potrebbe rivelarsi pericoloso».
Intervento di Francesco Pardi che ne ha confutato la riforma
In occasione della ricorrenza del 60° anniversario della Costituzione, nata per l’appunto il 27 dicembre del 1947, il «Centro iniziativa democratica degli insegnanti» ha organizzato martedì scorso il convegno «A scuola di Costituzione».
L’iniziativa è stata allestita con l’obiettivo di far conoscere meglio ai cittadini i dettami della Carta Costituzionale e si è svolta puntando a una divulgazione dell’educazione alla cittadinanza. La Costituzione suggella infatti nei suoi 139 articoli l’identità del popolo italiano. Tra i relatori intervenuti il primo cittadino del Comune capoluogo Michele Marini, il presidente Cidi di Frosinone Gabriella Fanciulli e in rappresentanza della segreteria nazionale Ermanno Testa, il dirigente dell’Ipsia «Galilei» Giovanni Carlini, il docente dell’Università di Firenze nonché portavoce di «Liberacittadinanza» Francesco Pardi e Cristiana Priorini, coordinatrice del progetto «Educhiamoci alla legalità».
Di parere unanime i relatori nel ribadire la modernità del testo costituzionale inteso come «organismo vivente» che punta direttamente al cuore dei problemi, dotato di un linguaggio ancora comprensibile 60 anni dopo, ma che dev’essere interpretato comunque come un «disegno ardito dall’aspetto dinamico costellato da luci e ombre».
A perorare questa tesi il professor Pardi che attraverso una lettura degli articoli ha sottolineato la validità della Carta Costituzionale evidenziandone tuttavia alcune criticità «laddove «la grande incompiuta», incapace di guardare da vicino, si configura come bloccata nella sua attuazione».
Citando l’insigne giurista Piero Calamandrei, che definì il documento come «la carta della Resistenza», Francesco Pardi ha però aggiunto la presenza di articoli che possono considerarsi disattesi oltre a un’evidente discrepanza tra i principi costituzionali e la realtà.
Confutato l’articolo 4 che sancisce il diritto al lavoro «impedito - ha spiegato Pardi - dalla possibilità di una sola occupazione intermittente, un capestro che oltre a provocare smarrimento nei giovani ostacola la formazione completa», quanto accade anche nel dettato dell’articolo 9 che dovrebbe favorire lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica «il cui andamento invece in tutto il Paese precipita in maniera drammatica da 15 anni a questa parte». Lacunoso a detta di Pardi anche l’articolo 21 «poiché non può sussistere il pluralismo dell’informazione se si consente a un monopolista della televisione di accedere alle più alte cariche del Governo».
Francesco Pardi ha inoltre considerato «sospeso in una sorta di limbo il diritto allo sciopero» e ha esortato i docenti a insegnare in libertà come sancito dagli articoli 33 e 34, ma con senso di responsabilità. Ferma la disapprovazione di Pardi alla riforma della Carta Costituzionale proposta dal Centro Sinistra, soprattutto a proposito del Premierato, «perché conferirebbe al presidente del Consiglio una centralità nel sistema democratico impropria e un ampliamento delle competenze che potrebbe rivelarsi pericoloso».
