INTERVENTO INTRODUTTIVO DI PANCHO PARDI - Firenze 3 marzo 2007
di: trascrizione a cura di Vincenzo Tradardi
di: trascrizione a cura di Vincenzo Tradardi
Cerco di trattare l´argomento introduttivo dando per scontate molte cose. Leggiamo tutti gli stessi giornali e comunichiamo costantemente via e-mail, quindi sarebbe eccessivo fare una ricapitolazione completa degli antefatti.
Partirei dal fatto che la situazione è rapidamente cambiata negli ultimi giorni. Dal momento in cui abbiamo deciso di fare una riunione che riprendesse il filo dell´iniziativa nazionale, è accaduta prima la possibile crisi di governo e subito dopo una, discutibile, soluzione della crisi. Alla grande manifestazione di Vicenza è seguito il dibattito all´interno delle forze di governo su come affrontare e risolvere la crisi, e quindi siamo stati messi di fronte a una rapida sostituzione di scenari nel giro di breve tempo. Qualche giorno fa si poteva pensare che il governo non ce la facesse e quindi avevamo di fronte un´emergenza immediata. Ora invece questa è caduta, però ha preso un´altra forma. In definitiva tutto ciò che dobbiamo affrontare è legato in modo indissolubile al modo con cui l´Unione ha affrontato la campagna elettorale. Mi limito ad elencare i punti essenziali.
L´Unione ha affrontato la campagna elettorale nel modo più sbagliato possibile. Non ha galvanizzato il proprio elettorato con le primarie. Non ha accettato il contributo delle liste civiche con cui avrebbe potuto vincere in tre regioni, e con il conseguente il premio di maggioranza garantirsi una maggioranza tranquilla al senato. Dall´esito elettorale siamo stati inchiodati a una logica molto semplice: la classe dirigente ci diceva «non abbiamo i numeri per fare quello che voi ci chiedete e quindi accontentatevi». Dovremo sempre ricordare che se siamo inchiodati a questi numeri è essenzialmente per responsabilità loro, sia perchè non hanno voluto accettare l´aiuto delle forze che lo potevano dare, sia perchè hanno fatto una campagna elettorale sbagliata.
L´unico che ha fatto campagna elettorale in Italia è stato Berlusconi, con l´abuso dei suoi mezzi. L´Unione ha fatto una campagna debolissima e ha sbagliato toni e concetti perchè non ci si può presentare in campagna elettorale sostenendo che si tassano gli appartamenti di 80 mq ! Qualche giornalista ha sapientemente ricordato qualche tempo fa che Mondale, in vantaggio, perse le elezioni contro Reagan semplicemente perché disse che a causa del deficit sarebbe stato necessario aumentare le tasse. Mondale perse secco. Quando in campagna elettorale si va a dire in televisione che si tassano gli appartamenti di 80 mq significa che si vuole perdere un milione di voti, cifra a titolo indicativo. Cosa che è puntualmente avvenuta. Avremmo potuto vincere; non abbiamo vinto; abbiamo pareggiato male e il fatto che il centrosinistra ha una maggioranza significativa alla Camera è pura apparenza perchè al Senato non ce l´abbiamo. Alla fine, se avessimo pochi voti di maggioranza alla Camera sarebbe più o meno la stessa cosa.
L´Unione non solo non ha fatto una vera campagna elettorale per vincere ma ha gestito male il risultato. Si è rinchiusa dentro la logica perdente del «non possiamo fare questo, non possiamo fare quello» e ha cominciato non facendo tutto quello che avrebbe dovuto fare nel primo anno sulla questione del risanamento istituzionale. Consideriamo pure scontate molte carenze sul piano economico. Però, siccome questo movimento e anche molti dei suoi interlocutori sono stati sempre molto interessati alle debolezze derivanti dall´anomalia italiana, vale la pena sottolineare il problema fondamentale: il governo dell´Unione poteva usare il primo anno per mettere a posto le macerie istituzionali del governo di centro-destra. Non ha fatto niente! Anzi ha fatto di peggio. Ha mandato l´avvocatura dello stato a difendere la legge Gasparri alla Commissione europea; ha messo a capo dell´Authority peer la comunicazione qualcuno che era nell´Authority nella legislazione precedente, ha fatto l´indulto aperto ai corruttori mentre avrebbe potuto dosarlo, secondo eminenti giuristi, in una maniera completamente diversa, intervenendo direttamente sulla Bossi-Fini e sulla legge che regola l´immigrazione e la droga e avrebbe così ottenuto quasi lo stesso risultato senza dover fare patti di ferro con Forza Italia.
Non solo. La legge Gentiloni è una legge sostanzialmente gentile, timida, insufficiente, e sembra che sia già troppo. E stata attaccata in maniera forsennata ma l´Unione non la sta difendendo con convinzione e la questione televisiva è fuori dai 12 punti del dodecalogo di Prodi.
La legge sul conflitto di interessi continua ad essere un punto dolente: nel testo uscito dalla Commissione affari costituzionali c´è una frase in cui si dice a chiare lettere che questa nuova legge di fatto si limita ad aggiustare il tiro rispetto alla Frattini precedente. E poi dal punto di vista del merito prevede un ingannevole fondo cieco per le reti televisive mentre tutti al mondo sanno che il fondo cieco funziona soltanto per le ricchezze finanziarie. L´applicabilità del fondo cieco per le televisioni non solo è illusoria, è impossibile. Dunque la legge sul conflitto di interessi, che non a caso ha come relatore principale Luciano Violante, si caratterizza fin dall´inizio come una legge insufficiente.
Sul piano del risanamento economico non entro nel merito della Finanziaria, però quello che esce fuori dai resoconti sociali è che il gradimento della politica economica del centro-sinistra da parte dei ceti a basso reddito è assai scarso e per una buona ragione: perchè in realtà, dal punto di vista sostanziale il governo Prodi ha fatto ben poco per coloro che hanno lavori dipendenti fissi, precari e a basso reddito. Di sfuggita si deve ricordare che le privatizzazioni del centro-sinistra precedente hanno trasformato monopoli pubblici in monopoli privati in settori dove non c´è concorrenza. Per esempio le autostrade: non esiste un´altra autostrada che gli utenti possano prendere per esercitare il diritto di concorrenza. Ci viene detto che non si può fare il controllo dei prezzi, e che l´unico modo per abbassarli è tramite la concorrenza, ma ci si dimentica che la concorrenza in Italia esiste soltanto nei manuali della Bocconi. Economisti serissimi riconoscono che in Italia la concorrenza non esiste nei settori fondamentali. Esiste forse fra le drogherie, ma non fra le banche, le assicurazioni, i petrolieri. Non esiste in settori guida dell´economia, dove la prassi è la politica di cartello. Da parte loro le liberalizzazioni sono solo di facciata. Non è consolante vedere l´inizio di una liberalizzazione per i tassì e poi vedere Veltroni che da sindaco di Roma fa addirittura il sindacalista dei tassisti romani e si ingegna contro il ministro del suo governo per ridimensionare la portata della legge, che forse poteva liberalizzare ma non lo farà.
Ma al di là del fatto di cronaca, l´essenziale è che queste liberalizzazioni insistono solo su settori deboli. Quando siamo presi da un´immaginazione riformista di stampo keynesiano o galbraithiano, pensiamo alle liberalizzazioni delle banche, delle assicurazioni, di grandi settori strategici. Su questi non ci sono iniziative. Anzi non vi sarà sfuggito che oggi i processi di accorpamento delle banche rispondono a precisi criteri di potentato politico: le fusioni bancarie vengono identificate fin dall´inizio come mosse attribuibili a diversi gruppi di pressione, dove peraltro non si sa bene se comanda di più il banchiere o il politico. Di fatto però il meccanismo risponde a una logica di centralizzazione dei poteri.
E questo ci richiama direttamente alla centralizzazione dei poteri che, sul terreno del progetto istituzionale, sta nelle menti alate della nostra classe dirigente. Si parte da un assunto: la democrazia è troppo spampanata, troppi partiti, troppi gruppi in competizione. Oppure dalla sua versione dolce: è bello che la democrazia sia pluralista però questa bellezza del pluralismo deve essere messa a regime dalla capacità di governare. E questa funziona soprattutto se c´è un comando centrale. Quest´ultima trovata per uscire dalla crisi, per così dire, di governicchio, per cui a Prodi vengono attribuiti poteri speciali dai soggetti della sua alleanza può apparire un artificio debole, banale rafforzamento di un decisionismo di facciata, della serie «va beh� decide lui «. In realtà c´è del vero e se ci pensate c´è del vero fin dall´inizio, fin dalla storia di Vicenza, perchè quando Prodi è andato in Bulgaria -anche lui non si è fatto mancare la soddisfazione del proclama bulgaro- in realtà ha preso una decisione, da quello che si è letto, non discussa a fondo nell´intera compagine: pare che solo alcuni ministri sapessero. Così ci hanno messo di fronte al fatto compiuto: una vaga disponibilità berlusconiana, che non era ancora nemmeno una promessa e tanto meno una legge, si è trasformata di colpo in una cosa indiscutibile: la base di Vicenza andava raddoppiata. Insomma tutto quello che sapete. Questo atto di imperio precede la concessione di poteri speciali che gli è stata data dopo: in realtà è già la sua manifestazione anticipata.
Potrebbe sembrare un´esigenza quasi retorica proporre un potere superiore alle beghe parlamentari. E in questo si può avvertire già un certo senso di svilimento: il discorso parlamentare viene ridotto a bega parlamentare; la preminenza delle camere viene ridotta di fronte al potere del capo che si erge al di sopra perchè alla fine bisogna decidere. Però tutto questo sta dentro a un piano, perchè la riforma elettorale che ci propongono -che anzi ancora non ci hanno proposto- passa essenzialmente attraverso la pretesa di reintrodurre una nuova forma di premierato. Perchè, comunque sarà la nuova legge elettorale -maggioritaria a doppio turno o proporzionale con sbarramento alla tedesca- tutti, con rare eccezioni, sono concordi nel dire che va rafforzato il potere dell´esecutivo.
Qui c´è una questione di merito. Abbiamo appena votato un referendum costituzionale che ha annichilito la riforma costituzionale che voleva il premierato e ci viene ripresentato pervicacemente, testardamente, lo stesso progetto sotto altre forme. Allora in realtà tutto si tiene: la banale concessione di maggior decisionismo è appoggiata su un´ idea di premierato. Il progetto attuale non lo conosciamo bene. Sappiamo però che c´è e va avanti con il trucco della nuova legge elettorale perchè nel suo pacchetto non ancora confezionato c´è nascosto dentro il premierato. E non si sa nemmeno in quale configurazione.
Ecco, tutto questo -saltando i passaggi intermedi perchè li diamo per intuibili - ci porta a un cambiamento di prospettiva che ci pone un problema, diciamo così, di eleganza di comportamento. Prima della crisi, noi nella società potevamo ancora fare finta, sottolineo fare finta, che si potesse ancora influire sul governo di centro-sinistra per avere delle particole delle cose che ci piacevano: un po´ di legge sul conflitto di interesse, una modifica della legge elettorale, un po´ di abrogazione delle leggi vergogna, un po´ di politica sociale vera, un po´ di liberalizzazioni incisive. Dopo la risoluzione formale di questa crisi non possiamo più nemmeno fare finta che si possa influire sul governo. E non solo perchè è entrato Follini -perchè Follini è pure una persona seria in questo contesto- ma per lo spostamento dell´asse politico, per la logica in base alla quale Rifondazione si sente in obbligo di espellere Turigliatto. Ma insomma, a parte i fatti singoli, a questo punto è abbastanza chiaro che le cose principali che noi vorremmo che il governo facesse non saranno fatte.
Siamo in una situazione in cui, dal punto di vista dell´elettorato medio del centro-sinistra, si potrebbe cadere nella disperazione. Perchè il governo che abbiamo voluto, che siamo stati costretti a volere votando persone sbagliate �qui non insisto più- non farà niente di tutto quello che vorremmo. Però, se come elettori delusi siamo annichiliti, in realtà come soggetti di iniziativa politica dovremmo essere più soddisfatti perchè dal male può nascere il bene. L´impossibilità del governo di centro-sinistra di fare cose significative sia sul terreno istituzionale sia sul terreno delle politiche economiche apre enormi spazi a chi ha la forza di fare iniziativa politica.
Il problema che sta di fronte a noi è che abbiamo di fronte un enorme spazio politico ma non sappiamo se abbiamo la forza per riempirlo. Questa cosa era già vera prima, però oggi questo spazio è enormemente dilatato. Perchè tutto quello che d´ora in poi si potrà dire e proporre farà i conti con il vuoto e la inanità assoluta del governo che dovrà semplicemente esistere. Lo dico fra parentesi perchè è bene capirsi: sono convinto che nessuno si augurasse la caduta del governo Prodi. Perchè la situazione italiana è tale che se cade Prodi si va solo verso il peggio. E´ bene che Prodi stia lì e dirò di più: è bene che duri il più a lungo possibile perchè le forze genuine che potrebbero immaginare un rinnovamento hanno appena iniziato a muovere i primi passi, e non è realistico pensare che siano in grado di fronteggiare una crisi da qui a due o tre mesi. Saremo comunque costretti a farlo perchè di fronte a noi c´è sempre questo orizzonte, che è la cosa più o meno conclusiva del ragionamento che ci riguarda, ed è che a una qualsiasi scadenza elettorale, sia che avvenga domani mattina, sia che avvenga fra tre anni o a fine legislatura, il problema centrale sarà uno solo ed elementare: poichè il governo di centro-sinistra ha soddisfatto tutti in Italia meno il suo elettorato, alla fine della storia accadrà che una porzione ignota ma rilevante dell´elettorato di centro-sinistra sarà portata a non votare. Chi di noi ha distribuito un volantino nell´ultima settimana si sarà misurato di fronte a gentilissimi e disponibilissimi elettori di centro-sinistra che leggono il tuo volantino, lo commentano, dichiarano di essere d´accordo e ti dicono, papale papale, che la prossima volta non voteranno.
Quindi il problema - ce ne sono molti altri - il problema politico fondamentale è questo: qualsiasi sia la prossima scadenza elettorale, noi siamo certi che l´elettorato di centro-sinistra manifesterà un assenteismo pericoloso e autolesionista. L´assenteismo è sempre pericoloso ma in questo caso ancora di più. Quindi il problema vero al di là di qualsiasi altra considerazione -le energie in atto su questo piano, la forza dei movimenti, dei gruppi spontanei ecc.- è quello di costruire la possibilità di convincere l´elettorato renitente a votare. Ed è molto semplice: questi non voteranno per i partiti che li hanno delusi e non voteranno nemmeno per nessun altro. Il problema difficile è convincerli a votare e indicargli qualche cosa che sia degno di essere votato, che al momento non esiste e che è meglio pensare a costruire. Gli interlocutori sono moltissimi. Io qui ho coperto poco nella mia introduzione lo spessore culturale e politico del mondo indipendente, diciamo così, della socialità attiva.
Ci sono persone che lo fanno molto meglio di me, però voglio chiarire che questo tentativo di immaginare una soluzione politica non è una artificiosità meccanica tutta interna al mondo della politica. Noi pensiamo e diciamo queste cose perchè sappiamo che nella nostra società c´è una profondissima richiesta anche originale, pluralista, anche molto indipendente, anche indipendente da noi stessi e dalle cose che pensiamo e scriviamo; questo è il bello della situazione: tutta questa forza esiste. Però, appunto, non si esprime, non sa esprimersi nel momento chiave in cui dovrebbe manifestare la sua volontà. Quindi bisogna riuscire a conciliare la spontaneità sociale con un risultato politico. Il risultato politico alla fine si misura sempre con le elezioni. Non si può dire di aver combinato le cose se non ci si misura con il momento elettorale, se non riusciamo ad esprimerci su quello. Quindi d´ora in poi tutti i nostri passi, con tutta la larghezza necessaria, dovranno essere proiettati dentro questo terreno di ricerca.
Partirei dal fatto che la situazione è rapidamente cambiata negli ultimi giorni. Dal momento in cui abbiamo deciso di fare una riunione che riprendesse il filo dell´iniziativa nazionale, è accaduta prima la possibile crisi di governo e subito dopo una, discutibile, soluzione della crisi. Alla grande manifestazione di Vicenza è seguito il dibattito all´interno delle forze di governo su come affrontare e risolvere la crisi, e quindi siamo stati messi di fronte a una rapida sostituzione di scenari nel giro di breve tempo. Qualche giorno fa si poteva pensare che il governo non ce la facesse e quindi avevamo di fronte un´emergenza immediata. Ora invece questa è caduta, però ha preso un´altra forma. In definitiva tutto ciò che dobbiamo affrontare è legato in modo indissolubile al modo con cui l´Unione ha affrontato la campagna elettorale. Mi limito ad elencare i punti essenziali.
L´Unione ha affrontato la campagna elettorale nel modo più sbagliato possibile. Non ha galvanizzato il proprio elettorato con le primarie. Non ha accettato il contributo delle liste civiche con cui avrebbe potuto vincere in tre regioni, e con il conseguente il premio di maggioranza garantirsi una maggioranza tranquilla al senato. Dall´esito elettorale siamo stati inchiodati a una logica molto semplice: la classe dirigente ci diceva «non abbiamo i numeri per fare quello che voi ci chiedete e quindi accontentatevi». Dovremo sempre ricordare che se siamo inchiodati a questi numeri è essenzialmente per responsabilità loro, sia perchè non hanno voluto accettare l´aiuto delle forze che lo potevano dare, sia perchè hanno fatto una campagna elettorale sbagliata.
L´unico che ha fatto campagna elettorale in Italia è stato Berlusconi, con l´abuso dei suoi mezzi. L´Unione ha fatto una campagna debolissima e ha sbagliato toni e concetti perchè non ci si può presentare in campagna elettorale sostenendo che si tassano gli appartamenti di 80 mq ! Qualche giornalista ha sapientemente ricordato qualche tempo fa che Mondale, in vantaggio, perse le elezioni contro Reagan semplicemente perché disse che a causa del deficit sarebbe stato necessario aumentare le tasse. Mondale perse secco. Quando in campagna elettorale si va a dire in televisione che si tassano gli appartamenti di 80 mq significa che si vuole perdere un milione di voti, cifra a titolo indicativo. Cosa che è puntualmente avvenuta. Avremmo potuto vincere; non abbiamo vinto; abbiamo pareggiato male e il fatto che il centrosinistra ha una maggioranza significativa alla Camera è pura apparenza perchè al Senato non ce l´abbiamo. Alla fine, se avessimo pochi voti di maggioranza alla Camera sarebbe più o meno la stessa cosa.
L´Unione non solo non ha fatto una vera campagna elettorale per vincere ma ha gestito male il risultato. Si è rinchiusa dentro la logica perdente del «non possiamo fare questo, non possiamo fare quello» e ha cominciato non facendo tutto quello che avrebbe dovuto fare nel primo anno sulla questione del risanamento istituzionale. Consideriamo pure scontate molte carenze sul piano economico. Però, siccome questo movimento e anche molti dei suoi interlocutori sono stati sempre molto interessati alle debolezze derivanti dall´anomalia italiana, vale la pena sottolineare il problema fondamentale: il governo dell´Unione poteva usare il primo anno per mettere a posto le macerie istituzionali del governo di centro-destra. Non ha fatto niente! Anzi ha fatto di peggio. Ha mandato l´avvocatura dello stato a difendere la legge Gasparri alla Commissione europea; ha messo a capo dell´Authority peer la comunicazione qualcuno che era nell´Authority nella legislazione precedente, ha fatto l´indulto aperto ai corruttori mentre avrebbe potuto dosarlo, secondo eminenti giuristi, in una maniera completamente diversa, intervenendo direttamente sulla Bossi-Fini e sulla legge che regola l´immigrazione e la droga e avrebbe così ottenuto quasi lo stesso risultato senza dover fare patti di ferro con Forza Italia.
Non solo. La legge Gentiloni è una legge sostanzialmente gentile, timida, insufficiente, e sembra che sia già troppo. E stata attaccata in maniera forsennata ma l´Unione non la sta difendendo con convinzione e la questione televisiva è fuori dai 12 punti del dodecalogo di Prodi.
La legge sul conflitto di interessi continua ad essere un punto dolente: nel testo uscito dalla Commissione affari costituzionali c´è una frase in cui si dice a chiare lettere che questa nuova legge di fatto si limita ad aggiustare il tiro rispetto alla Frattini precedente. E poi dal punto di vista del merito prevede un ingannevole fondo cieco per le reti televisive mentre tutti al mondo sanno che il fondo cieco funziona soltanto per le ricchezze finanziarie. L´applicabilità del fondo cieco per le televisioni non solo è illusoria, è impossibile. Dunque la legge sul conflitto di interessi, che non a caso ha come relatore principale Luciano Violante, si caratterizza fin dall´inizio come una legge insufficiente.
Sul piano del risanamento economico non entro nel merito della Finanziaria, però quello che esce fuori dai resoconti sociali è che il gradimento della politica economica del centro-sinistra da parte dei ceti a basso reddito è assai scarso e per una buona ragione: perchè in realtà, dal punto di vista sostanziale il governo Prodi ha fatto ben poco per coloro che hanno lavori dipendenti fissi, precari e a basso reddito. Di sfuggita si deve ricordare che le privatizzazioni del centro-sinistra precedente hanno trasformato monopoli pubblici in monopoli privati in settori dove non c´è concorrenza. Per esempio le autostrade: non esiste un´altra autostrada che gli utenti possano prendere per esercitare il diritto di concorrenza. Ci viene detto che non si può fare il controllo dei prezzi, e che l´unico modo per abbassarli è tramite la concorrenza, ma ci si dimentica che la concorrenza in Italia esiste soltanto nei manuali della Bocconi. Economisti serissimi riconoscono che in Italia la concorrenza non esiste nei settori fondamentali. Esiste forse fra le drogherie, ma non fra le banche, le assicurazioni, i petrolieri. Non esiste in settori guida dell´economia, dove la prassi è la politica di cartello. Da parte loro le liberalizzazioni sono solo di facciata. Non è consolante vedere l´inizio di una liberalizzazione per i tassì e poi vedere Veltroni che da sindaco di Roma fa addirittura il sindacalista dei tassisti romani e si ingegna contro il ministro del suo governo per ridimensionare la portata della legge, che forse poteva liberalizzare ma non lo farà.
Ma al di là del fatto di cronaca, l´essenziale è che queste liberalizzazioni insistono solo su settori deboli. Quando siamo presi da un´immaginazione riformista di stampo keynesiano o galbraithiano, pensiamo alle liberalizzazioni delle banche, delle assicurazioni, di grandi settori strategici. Su questi non ci sono iniziative. Anzi non vi sarà sfuggito che oggi i processi di accorpamento delle banche rispondono a precisi criteri di potentato politico: le fusioni bancarie vengono identificate fin dall´inizio come mosse attribuibili a diversi gruppi di pressione, dove peraltro non si sa bene se comanda di più il banchiere o il politico. Di fatto però il meccanismo risponde a una logica di centralizzazione dei poteri.
E questo ci richiama direttamente alla centralizzazione dei poteri che, sul terreno del progetto istituzionale, sta nelle menti alate della nostra classe dirigente. Si parte da un assunto: la democrazia è troppo spampanata, troppi partiti, troppi gruppi in competizione. Oppure dalla sua versione dolce: è bello che la democrazia sia pluralista però questa bellezza del pluralismo deve essere messa a regime dalla capacità di governare. E questa funziona soprattutto se c´è un comando centrale. Quest´ultima trovata per uscire dalla crisi, per così dire, di governicchio, per cui a Prodi vengono attribuiti poteri speciali dai soggetti della sua alleanza può apparire un artificio debole, banale rafforzamento di un decisionismo di facciata, della serie «va beh� decide lui «. In realtà c´è del vero e se ci pensate c´è del vero fin dall´inizio, fin dalla storia di Vicenza, perchè quando Prodi è andato in Bulgaria -anche lui non si è fatto mancare la soddisfazione del proclama bulgaro- in realtà ha preso una decisione, da quello che si è letto, non discussa a fondo nell´intera compagine: pare che solo alcuni ministri sapessero. Così ci hanno messo di fronte al fatto compiuto: una vaga disponibilità berlusconiana, che non era ancora nemmeno una promessa e tanto meno una legge, si è trasformata di colpo in una cosa indiscutibile: la base di Vicenza andava raddoppiata. Insomma tutto quello che sapete. Questo atto di imperio precede la concessione di poteri speciali che gli è stata data dopo: in realtà è già la sua manifestazione anticipata.
Potrebbe sembrare un´esigenza quasi retorica proporre un potere superiore alle beghe parlamentari. E in questo si può avvertire già un certo senso di svilimento: il discorso parlamentare viene ridotto a bega parlamentare; la preminenza delle camere viene ridotta di fronte al potere del capo che si erge al di sopra perchè alla fine bisogna decidere. Però tutto questo sta dentro a un piano, perchè la riforma elettorale che ci propongono -che anzi ancora non ci hanno proposto- passa essenzialmente attraverso la pretesa di reintrodurre una nuova forma di premierato. Perchè, comunque sarà la nuova legge elettorale -maggioritaria a doppio turno o proporzionale con sbarramento alla tedesca- tutti, con rare eccezioni, sono concordi nel dire che va rafforzato il potere dell´esecutivo.
Qui c´è una questione di merito. Abbiamo appena votato un referendum costituzionale che ha annichilito la riforma costituzionale che voleva il premierato e ci viene ripresentato pervicacemente, testardamente, lo stesso progetto sotto altre forme. Allora in realtà tutto si tiene: la banale concessione di maggior decisionismo è appoggiata su un´ idea di premierato. Il progetto attuale non lo conosciamo bene. Sappiamo però che c´è e va avanti con il trucco della nuova legge elettorale perchè nel suo pacchetto non ancora confezionato c´è nascosto dentro il premierato. E non si sa nemmeno in quale configurazione.
Ecco, tutto questo -saltando i passaggi intermedi perchè li diamo per intuibili - ci porta a un cambiamento di prospettiva che ci pone un problema, diciamo così, di eleganza di comportamento. Prima della crisi, noi nella società potevamo ancora fare finta, sottolineo fare finta, che si potesse ancora influire sul governo di centro-sinistra per avere delle particole delle cose che ci piacevano: un po´ di legge sul conflitto di interesse, una modifica della legge elettorale, un po´ di abrogazione delle leggi vergogna, un po´ di politica sociale vera, un po´ di liberalizzazioni incisive. Dopo la risoluzione formale di questa crisi non possiamo più nemmeno fare finta che si possa influire sul governo. E non solo perchè è entrato Follini -perchè Follini è pure una persona seria in questo contesto- ma per lo spostamento dell´asse politico, per la logica in base alla quale Rifondazione si sente in obbligo di espellere Turigliatto. Ma insomma, a parte i fatti singoli, a questo punto è abbastanza chiaro che le cose principali che noi vorremmo che il governo facesse non saranno fatte.
Siamo in una situazione in cui, dal punto di vista dell´elettorato medio del centro-sinistra, si potrebbe cadere nella disperazione. Perchè il governo che abbiamo voluto, che siamo stati costretti a volere votando persone sbagliate �qui non insisto più- non farà niente di tutto quello che vorremmo. Però, se come elettori delusi siamo annichiliti, in realtà come soggetti di iniziativa politica dovremmo essere più soddisfatti perchè dal male può nascere il bene. L´impossibilità del governo di centro-sinistra di fare cose significative sia sul terreno istituzionale sia sul terreno delle politiche economiche apre enormi spazi a chi ha la forza di fare iniziativa politica.
Il problema che sta di fronte a noi è che abbiamo di fronte un enorme spazio politico ma non sappiamo se abbiamo la forza per riempirlo. Questa cosa era già vera prima, però oggi questo spazio è enormemente dilatato. Perchè tutto quello che d´ora in poi si potrà dire e proporre farà i conti con il vuoto e la inanità assoluta del governo che dovrà semplicemente esistere. Lo dico fra parentesi perchè è bene capirsi: sono convinto che nessuno si augurasse la caduta del governo Prodi. Perchè la situazione italiana è tale che se cade Prodi si va solo verso il peggio. E´ bene che Prodi stia lì e dirò di più: è bene che duri il più a lungo possibile perchè le forze genuine che potrebbero immaginare un rinnovamento hanno appena iniziato a muovere i primi passi, e non è realistico pensare che siano in grado di fronteggiare una crisi da qui a due o tre mesi. Saremo comunque costretti a farlo perchè di fronte a noi c´è sempre questo orizzonte, che è la cosa più o meno conclusiva del ragionamento che ci riguarda, ed è che a una qualsiasi scadenza elettorale, sia che avvenga domani mattina, sia che avvenga fra tre anni o a fine legislatura, il problema centrale sarà uno solo ed elementare: poichè il governo di centro-sinistra ha soddisfatto tutti in Italia meno il suo elettorato, alla fine della storia accadrà che una porzione ignota ma rilevante dell´elettorato di centro-sinistra sarà portata a non votare. Chi di noi ha distribuito un volantino nell´ultima settimana si sarà misurato di fronte a gentilissimi e disponibilissimi elettori di centro-sinistra che leggono il tuo volantino, lo commentano, dichiarano di essere d´accordo e ti dicono, papale papale, che la prossima volta non voteranno.
Quindi il problema - ce ne sono molti altri - il problema politico fondamentale è questo: qualsiasi sia la prossima scadenza elettorale, noi siamo certi che l´elettorato di centro-sinistra manifesterà un assenteismo pericoloso e autolesionista. L´assenteismo è sempre pericoloso ma in questo caso ancora di più. Quindi il problema vero al di là di qualsiasi altra considerazione -le energie in atto su questo piano, la forza dei movimenti, dei gruppi spontanei ecc.- è quello di costruire la possibilità di convincere l´elettorato renitente a votare. Ed è molto semplice: questi non voteranno per i partiti che li hanno delusi e non voteranno nemmeno per nessun altro. Il problema difficile è convincerli a votare e indicargli qualche cosa che sia degno di essere votato, che al momento non esiste e che è meglio pensare a costruire. Gli interlocutori sono moltissimi. Io qui ho coperto poco nella mia introduzione lo spessore culturale e politico del mondo indipendente, diciamo così, della socialità attiva.
Ci sono persone che lo fanno molto meglio di me, però voglio chiarire che questo tentativo di immaginare una soluzione politica non è una artificiosità meccanica tutta interna al mondo della politica. Noi pensiamo e diciamo queste cose perchè sappiamo che nella nostra società c´è una profondissima richiesta anche originale, pluralista, anche molto indipendente, anche indipendente da noi stessi e dalle cose che pensiamo e scriviamo; questo è il bello della situazione: tutta questa forza esiste. Però, appunto, non si esprime, non sa esprimersi nel momento chiave in cui dovrebbe manifestare la sua volontà. Quindi bisogna riuscire a conciliare la spontaneità sociale con un risultato politico. Il risultato politico alla fine si misura sempre con le elezioni. Non si può dire di aver combinato le cose se non ci si misura con il momento elettorale, se non riusciamo ad esprimerci su quello. Quindi d´ora in poi tutti i nostri passi, con tutta la larghezza necessaria, dovranno essere proiettati dentro questo terreno di ricerca.

dateci una lista da votare.
Non votero' mai un partito attualmente presente in parlamento.
E' chiaro?
Non mi interessa se la singola persona è valida.