VAL DI NOTO: IL BLUFF DI CUFFARO
di: Salvatore Perna
di: Salvatore Perna
Sfrontatezza, colpevole superficialità, uso ingannevole dei media, sono i mezzi usati dal presidente della regione Totò Cuffaro per dare una falsa notizia sulla tormentata vicenda delle trivellazioni in Val di Noto.
Da un palcoscenico, studiato ad arte, come quello di Palazzo Chigi, alla vigilia dell´importante evento della riapertura della cattedrale di Noto, risanata delle ferite inferte dal crollo di 11 anni fa e restituita lo scorso 18 giugno nel suo splendore alla città, alla cultura e al mondo, l´istrionico Cuffaro ha fatto credere per un attimo all´opinione pubblica nazionale ed internazionale che i petrolieri della Panther Eureka avevano rinunciato alle ricerche di idrocarburi nell´intera area (746,54 km quadrati) della concessione «Fiume Tellaro», un´estensione territoriale che comprende ben cinque degli otto comuni del tardo barocco del Val di Noto dichiarati patrimonio dell´umanità dall´Unesco.
Era chiaro che la verità sarebbe emersa subito dopo e, cioè, che la rinuncia alle trivellazioni riguardava appena 86 km quadrati dei siti Unesco, coincidenti con il perimetro dei centri abitati e delle area cuscinetto (o«buffer zone»), molto limitate, indicate nel piano di gestione.
La minaccia all´integrità del territorio, della sua storia, dei suoi beni paesaggistici, storici e ambientali, e al modello di sviluppo ecosostenibile, scelto dalle comunità dell´area, continua ad essere immanente.
Ciò che serviva far credere, in seconda battuta, dopo il passaggio dal sogno alla realtà, come in parte è avvenuto, è che si fosse avviata un´inversione di tendenza, che comunque anche questo fatto parziale segnasse l´avvio di una nuova fase. E in questa trappola surreale sono caduti in tanti, a cui non è parso vero rilasciare dichiarazioni di compiacimento, molte sincere e altre di facciata.
Alcuni organi di stampa, nonostante l´inconsistenza dell´area esclusa, hanno considerato quasi archiviata la vicenda; la redazione di Rai 1, addirittura, qualche giorno dopo, ha messo in onda un servizio nel quale l´inviato, che intervistava il sindaco di Noto, si è sorpreso di avere scoperto che la Panther stava continuando nel programma delle ricerche. Un vero e proprio depistaggio, quello favorito dall´incauto annuncio di Cuffaro, forse per allentare l´attenzione della pubblica opinione sulla gravità di una scelta, quella della ricerca di giacimenti di idrocarburi, che è in contrasto con la vocazione e la realtà economica e sociale del Val di Noto.
Riecheggiano ancora sotto le grandi volte della Cattedrale di Noto le parole semplici, ma intense ed allusive del Vescovo della città, mons. Malandrino, che ha identificato in essa, nella sua rinnovata armoniosità e fruibilità, un trittico di valori: spessore di fede, di cultura e di sano e fiducioso meridionalismo.
E nell´ultima definizione ha certamente compreso la convinzione e la speranza che il destino del territorio del sud est siciliano sia quello voluto dalle comunità, che ha sostenuto con la sua presenza costante tra la gente: uno sviluppo che valorizzi le straordinarie potenzialità di un territorio che ha fatto dell´agricoltura e dei prodotti di qualità, del turismo, della valorizzazione delle risorse culturali, ambientali e paesaggistiche lo strumento per la sua rinascita.
Occorre ristabilire, allora, la verità dei fatti.
Non è possibile - come hanno sottolineato le associazioni e il comitato No Triv - che Cuffaro possa sostenere che lui è il suo governo sono stati da sempre contrari alla ricerca di idrocarburi nel Val di Noto, sapendo che il piano regionale per l´energia, predisposto dal suo precedente governo, la prevedeva fin dal 2001 e che l´ex assessore Marina Noè, oggi consulente del Presidente, emanò il decreto di autorizzazione dei programmi di ricerca in Sicilia e nell´area del Tellaro con la piena condivisione del suo governo e con la sola opposizione dell´assessore ai beni culturali del tempo, on. Fabio Granata.
Va aggiunto che solo la nascita di un forte movimento di opposizione nel territorio, che riuscì a coagulare, anche attraverso la campagna di denuncia e d´inchiesta della nostra testata, la stragrande maggioranza delle forze istituzionali, sociali, produttive dei 12 comuni dell´area del Tellaro, ad eccezione delle città di Giarratana e di Monterosso Almo, compresa Ragusa (che poi si defilò), costrinse il governo Cuffaro ad affrontare il problema.
Nell´arco di alcuni mesi, dietro la spinta delle comunità e del comitato contro le trivellazioni gas petrolifere e per le energie rinnovabili, che chiedevano con forza la revoca dei permessi, furono approntate alcune delibere per la sospensione delle trivellazioni, che nonostante l´impegno dell´assessore Granata, per incompetenza o per colpa, dopo essere state approvate, si rivelarono inefficaci.
Trasversalismi tra forze di centrodestra e di centrosinistra impedirono all´Assemblea Regionale siciliana, successivamente, l´approvazione di un articolo che escludeva tutte le aree dell´Unesco dalle ricerche.
Sarebbe stato un provvedimento parziale, perché non riusciva a salvaguardare l´intero territorio, la sua identità e la sua omogeneità, ma fu ugualmente affossato.
Ciò che si è consumato fino ad oggi, sul piano istituzionale, è un inconcludente repertorio di sterili dichiarazioni, tra cui anche quelle di Cuffaro, che si limitavano a riconoscere solo verbalmente il diritto delle popolazioni ad essere artefici del proprio futuro.
Ma al presidente Cuffaro e a tanti altri, da tante parti è stato ricordato che le dichiarazioni non fanno la storia, semmai, non modificando nulla, rischiano di trasformarsi in farsa.
La società Panther, forte del permesso rilasciato dall´ex assessore regionale all´Industria, Marina Noè, con il decreto n. 16 del 22 marzo 2004, e di un contratto, continua la sua attività.
La comunicazione inviata il 6 giugno 2007 all´assessore all´Industria e al corpo delle Miniere, da cui Cuffaro ha estrapolato surrettiziamente una parte per il suo annuncio posticcio, aveva lo scopo di ridefinire il programma delle attività, ritardate dai provvedimenti dell´assessorato regionale Territorio e Ambiente che, sui nuovi pozzi da trivellare, «Gallo Sud 1, a Ragusa, e «Eureka Est», a Noto, non accogliendo la semplice verifica di impatto ambientale (ai sensi dell´art. 10 del DPR 12/04/96) presentata dalla società, ha richiesto la più rigorosa procedura di valutazione di impatto ambientale (prevista dall´art. 5 del DPR del 1996).
Come ci ha precisato l´ingegner Salmeri, dirigente tecnico del programma di trivellazioni della Panther, «la legge non prevede per le attività di ricerca l´espletamento della VIA e della VAS (valutazione ambientale strategica) ed essendo la richiesta dell´assessorato intervenuta dopo 60 giorni (tempo previsto per far scattare il principio del silenzio-assenso) dalla presentazione del nostro documento di semplice verifica di impatto ambientale, abbiamo deciso di ricorrere al Tar, anche se per autotutela abbiamo comunque avviato la procedura VIA».
In realtà l´aspetto più grave delle autorizzazioni concesse è la mancata applicazione in fase di presentazione del programma della Panther (anno 2002) delle procedure della VIA e della VAS, che avrebbero comportato il coinvolgimento anche degli enti e delle istituzioni locali e il controllo della comunità locale e delle associazioni ambientaliste.
Un altro elemento che ha contrastato la possibilità di approntare la postazione di perforazione a Noto, in contrada Zisola, dove culminò la manifestazione contro le trivellazioni del 17 marzo scorso, è stata la ferma posizione del sindaco di Noto Valvo, che ha opposto il diniego alla richiesta delle autorizzazioni edilizie da parte della Panther.
Salmeri considera questa scelta assolutamente illegittima sia sotto il profilo procedurale che nei contenuti.
In ogni caso l´azione del sindaco Valvo è stato un atto di coerenza con gli impegni assunti verso la comunità e con la battaglia intrapresa insieme agli altri sindaci e ai cittadini dell´intera zona per affermare uno sviluppo a misura delle scelte del territorio.
Il sindaco di Noto ritiene che la lettera della Panther dimostri che la società texana ha dovuto tener conto dell´opposizione dei sindaci.
Al di là del contenuto modesto della rinuncia esplicitata dalla Panther, Valvo è convinto che «non bisogna abbassare la guardia» e che «siamo ancora solo all´inizio della battaglia e dobbiamo puntare all´approvazione di un articolo di legge che escluda in via definitiva ricerche nei siti Unesco».
Esprime una certa amarezza nel constatare che alla battaglia non partecipino alcuni comuni e sul trionfalismo immotivato di Cuffaro si limita ad affermare: «E´ un problema che al momento opportuno dovrà affrontare lui. Ciò che conta è che è cambiata la coscienza».
La questione delle ricerche di idrocarburi nel Val di Noto rimane ancora aperta e tutta da verificare.
La Panther continua a sostenere di esercitare un diritto sancito dalla legge e di operare nel rispetto delle regole, continuando a ribadire che la sua attività non ha caratteri invasivi sul territorio.
Con grande consapevolezza le popolazioni del sud est della Sicilia, con qualche eccezione, continuano a sostenere l´assoluta incompatibilità delle attività della Panther con le loro scelte di sviluppo.
Ciò che è grave è che il governo regionale ancora continui a bluffare e non abbia il coraggio di assumere l´unico provvedimento in grado di porre fine ad ogni discussione: la revoca del provvedimento di autorizzazione.
E´ una scelta che impone l´interesse pubblico collettivo rappresentato dalle comunità; certamente più importante dell´interesse privato, seppur legittimo, di una impresa privata.
Da un palcoscenico, studiato ad arte, come quello di Palazzo Chigi, alla vigilia dell´importante evento della riapertura della cattedrale di Noto, risanata delle ferite inferte dal crollo di 11 anni fa e restituita lo scorso 18 giugno nel suo splendore alla città, alla cultura e al mondo, l´istrionico Cuffaro ha fatto credere per un attimo all´opinione pubblica nazionale ed internazionale che i petrolieri della Panther Eureka avevano rinunciato alle ricerche di idrocarburi nell´intera area (746,54 km quadrati) della concessione «Fiume Tellaro», un´estensione territoriale che comprende ben cinque degli otto comuni del tardo barocco del Val di Noto dichiarati patrimonio dell´umanità dall´Unesco.
Era chiaro che la verità sarebbe emersa subito dopo e, cioè, che la rinuncia alle trivellazioni riguardava appena 86 km quadrati dei siti Unesco, coincidenti con il perimetro dei centri abitati e delle area cuscinetto (o«buffer zone»), molto limitate, indicate nel piano di gestione.
La minaccia all´integrità del territorio, della sua storia, dei suoi beni paesaggistici, storici e ambientali, e al modello di sviluppo ecosostenibile, scelto dalle comunità dell´area, continua ad essere immanente.
Ciò che serviva far credere, in seconda battuta, dopo il passaggio dal sogno alla realtà, come in parte è avvenuto, è che si fosse avviata un´inversione di tendenza, che comunque anche questo fatto parziale segnasse l´avvio di una nuova fase. E in questa trappola surreale sono caduti in tanti, a cui non è parso vero rilasciare dichiarazioni di compiacimento, molte sincere e altre di facciata.
Alcuni organi di stampa, nonostante l´inconsistenza dell´area esclusa, hanno considerato quasi archiviata la vicenda; la redazione di Rai 1, addirittura, qualche giorno dopo, ha messo in onda un servizio nel quale l´inviato, che intervistava il sindaco di Noto, si è sorpreso di avere scoperto che la Panther stava continuando nel programma delle ricerche. Un vero e proprio depistaggio, quello favorito dall´incauto annuncio di Cuffaro, forse per allentare l´attenzione della pubblica opinione sulla gravità di una scelta, quella della ricerca di giacimenti di idrocarburi, che è in contrasto con la vocazione e la realtà economica e sociale del Val di Noto.
Riecheggiano ancora sotto le grandi volte della Cattedrale di Noto le parole semplici, ma intense ed allusive del Vescovo della città, mons. Malandrino, che ha identificato in essa, nella sua rinnovata armoniosità e fruibilità, un trittico di valori: spessore di fede, di cultura e di sano e fiducioso meridionalismo.
E nell´ultima definizione ha certamente compreso la convinzione e la speranza che il destino del territorio del sud est siciliano sia quello voluto dalle comunità, che ha sostenuto con la sua presenza costante tra la gente: uno sviluppo che valorizzi le straordinarie potenzialità di un territorio che ha fatto dell´agricoltura e dei prodotti di qualità, del turismo, della valorizzazione delle risorse culturali, ambientali e paesaggistiche lo strumento per la sua rinascita.
Occorre ristabilire, allora, la verità dei fatti.
Non è possibile - come hanno sottolineato le associazioni e il comitato No Triv - che Cuffaro possa sostenere che lui è il suo governo sono stati da sempre contrari alla ricerca di idrocarburi nel Val di Noto, sapendo che il piano regionale per l´energia, predisposto dal suo precedente governo, la prevedeva fin dal 2001 e che l´ex assessore Marina Noè, oggi consulente del Presidente, emanò il decreto di autorizzazione dei programmi di ricerca in Sicilia e nell´area del Tellaro con la piena condivisione del suo governo e con la sola opposizione dell´assessore ai beni culturali del tempo, on. Fabio Granata.
Va aggiunto che solo la nascita di un forte movimento di opposizione nel territorio, che riuscì a coagulare, anche attraverso la campagna di denuncia e d´inchiesta della nostra testata, la stragrande maggioranza delle forze istituzionali, sociali, produttive dei 12 comuni dell´area del Tellaro, ad eccezione delle città di Giarratana e di Monterosso Almo, compresa Ragusa (che poi si defilò), costrinse il governo Cuffaro ad affrontare il problema.
Nell´arco di alcuni mesi, dietro la spinta delle comunità e del comitato contro le trivellazioni gas petrolifere e per le energie rinnovabili, che chiedevano con forza la revoca dei permessi, furono approntate alcune delibere per la sospensione delle trivellazioni, che nonostante l´impegno dell´assessore Granata, per incompetenza o per colpa, dopo essere state approvate, si rivelarono inefficaci.
Trasversalismi tra forze di centrodestra e di centrosinistra impedirono all´Assemblea Regionale siciliana, successivamente, l´approvazione di un articolo che escludeva tutte le aree dell´Unesco dalle ricerche.
Sarebbe stato un provvedimento parziale, perché non riusciva a salvaguardare l´intero territorio, la sua identità e la sua omogeneità, ma fu ugualmente affossato.
Ciò che si è consumato fino ad oggi, sul piano istituzionale, è un inconcludente repertorio di sterili dichiarazioni, tra cui anche quelle di Cuffaro, che si limitavano a riconoscere solo verbalmente il diritto delle popolazioni ad essere artefici del proprio futuro.
Ma al presidente Cuffaro e a tanti altri, da tante parti è stato ricordato che le dichiarazioni non fanno la storia, semmai, non modificando nulla, rischiano di trasformarsi in farsa.
La società Panther, forte del permesso rilasciato dall´ex assessore regionale all´Industria, Marina Noè, con il decreto n. 16 del 22 marzo 2004, e di un contratto, continua la sua attività.
La comunicazione inviata il 6 giugno 2007 all´assessore all´Industria e al corpo delle Miniere, da cui Cuffaro ha estrapolato surrettiziamente una parte per il suo annuncio posticcio, aveva lo scopo di ridefinire il programma delle attività, ritardate dai provvedimenti dell´assessorato regionale Territorio e Ambiente che, sui nuovi pozzi da trivellare, «Gallo Sud 1, a Ragusa, e «Eureka Est», a Noto, non accogliendo la semplice verifica di impatto ambientale (ai sensi dell´art. 10 del DPR 12/04/96) presentata dalla società, ha richiesto la più rigorosa procedura di valutazione di impatto ambientale (prevista dall´art. 5 del DPR del 1996).
Come ci ha precisato l´ingegner Salmeri, dirigente tecnico del programma di trivellazioni della Panther, «la legge non prevede per le attività di ricerca l´espletamento della VIA e della VAS (valutazione ambientale strategica) ed essendo la richiesta dell´assessorato intervenuta dopo 60 giorni (tempo previsto per far scattare il principio del silenzio-assenso) dalla presentazione del nostro documento di semplice verifica di impatto ambientale, abbiamo deciso di ricorrere al Tar, anche se per autotutela abbiamo comunque avviato la procedura VIA».
In realtà l´aspetto più grave delle autorizzazioni concesse è la mancata applicazione in fase di presentazione del programma della Panther (anno 2002) delle procedure della VIA e della VAS, che avrebbero comportato il coinvolgimento anche degli enti e delle istituzioni locali e il controllo della comunità locale e delle associazioni ambientaliste.
Un altro elemento che ha contrastato la possibilità di approntare la postazione di perforazione a Noto, in contrada Zisola, dove culminò la manifestazione contro le trivellazioni del 17 marzo scorso, è stata la ferma posizione del sindaco di Noto Valvo, che ha opposto il diniego alla richiesta delle autorizzazioni edilizie da parte della Panther.
Salmeri considera questa scelta assolutamente illegittima sia sotto il profilo procedurale che nei contenuti.
In ogni caso l´azione del sindaco Valvo è stato un atto di coerenza con gli impegni assunti verso la comunità e con la battaglia intrapresa insieme agli altri sindaci e ai cittadini dell´intera zona per affermare uno sviluppo a misura delle scelte del territorio.
Il sindaco di Noto ritiene che la lettera della Panther dimostri che la società texana ha dovuto tener conto dell´opposizione dei sindaci.
Al di là del contenuto modesto della rinuncia esplicitata dalla Panther, Valvo è convinto che «non bisogna abbassare la guardia» e che «siamo ancora solo all´inizio della battaglia e dobbiamo puntare all´approvazione di un articolo di legge che escluda in via definitiva ricerche nei siti Unesco».
Esprime una certa amarezza nel constatare che alla battaglia non partecipino alcuni comuni e sul trionfalismo immotivato di Cuffaro si limita ad affermare: «E´ un problema che al momento opportuno dovrà affrontare lui. Ciò che conta è che è cambiata la coscienza».
La questione delle ricerche di idrocarburi nel Val di Noto rimane ancora aperta e tutta da verificare.
La Panther continua a sostenere di esercitare un diritto sancito dalla legge e di operare nel rispetto delle regole, continuando a ribadire che la sua attività non ha caratteri invasivi sul territorio.
Con grande consapevolezza le popolazioni del sud est della Sicilia, con qualche eccezione, continuano a sostenere l´assoluta incompatibilità delle attività della Panther con le loro scelte di sviluppo.
Ciò che è grave è che il governo regionale ancora continui a bluffare e non abbia il coraggio di assumere l´unico provvedimento in grado di porre fine ad ogni discussione: la revoca del provvedimento di autorizzazione.
E´ una scelta che impone l´interesse pubblico collettivo rappresentato dalle comunità; certamente più importante dell´interesse privato, seppur legittimo, di una impresa privata.
