NON SI DEMOLISCE COSI' UN PAESE
di: Comitato per la Bellezza
di: Comitato per la Bellezza
Appello al Presidente della Repubblica
Siamo all´ultimo assalto: il Belpaese rischia di essere rovinato per sempre da una «febbre» edilizia senza tregua che sta spargendo cemento e asfalto anche nei più bei paesaggi, nei siti vincolati, nei parchi o ai loro margini. Il nostro è un drammatico, accorato, urgente appello: stiamo per approdare a quella «abrogazione del paesaggio italiano» predetta da Antonio Cederna in tempi già bui e che si rivelano comunque migliori degli attuali. Nella seconda metà del´900 l´Italia ha divorato, spalmandoli di asfalto e cemento, oltre 11 milioni di ettari di superfici libere e quindi di paesaggi intoccati. Una superficie enorme, pari ad un terzo del territorio nazionale ancora libero da costruzioni nel 1951, pari cioè all´intero Nord del Paese. E il ritmo di erosione del suolo e del paesaggio si è fatto sempre più accelerato: se prima si parlava di 100.000 ettari «mangiati» ogni anno, oggi le statistiche Istat (che non registrano, fra l´altro, la massa dei recenti abusi edilizi) parlano, fra 1997 e 2003, di 380.000 ettari consumati in media all´anno.
Regioni preziose come il Lazio e la Toscana saranno, in meno di mezzo secolo, cementificate e asfaltate integralmente. Una autentica follia. Resa possibile dalla mancanza di una legge urbanistica generale aggiornata e severa, dalle maglie sempre più larghe dei controlli regionali e comunali, dalla contrattazione, di fatto, con la proprietà fondiaria, o addirittura dall´abbandono di ogni regola pianificatoria. Tutto ciò a fronte di una domanda edilizia primaria di giovani coppie, di anziani sfrattati, di immigrati i quali reclamano alloggi economici, in affitto, e che vengono invece colpiti dalla peggiore speculazione e respinti ai margini (si parla di circa 800.000 immigrati senza tetto o con un tetto precario). Mentre l´intervento pubblico nell´edilizia, e in particolare nel recupero dell´esistente, langue e la nostra offerta di edilizia economica è ai suoi minimi storici, lontanissima dalla media dei Paesi europei sviluppati. Una vergogna.
Siamo di fronte a una ondata speculativa gigantesca che, dopo aver cementificato le coste, invade sempre più le valli interne, il territorio collinare, compromettendo la risorsa-paesaggio. Che invece è fondamentale «in sé» e lo è pure per il turismo nazionale e internazionale, di oggi e di domani. Un autentico suicidio, dunque. In ogni senso.
Per questo ci appelliamo allo stesso presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (massimo tutore del rispetto dell´articolo 9 della Costituzione), al presidente del Consiglio, Romano Prodi, ai ministri competenti, Francesco Rutelli e Alfonso Pecoraro Scanio, al presidente del Consiglio Superiore dei Beni culturali, Salvatore Settis, e ai suoi componenti, ai presidenti delle Regioni e delle Province, ai sindaci, affinché concorrano, tutti insieme, ad uno strategico cambiamento di rotta che, nel rispetto del dettato costituzionale, eviti la definitiva rovina dell´Italia. Bisogna, al più presto, con gesti coraggiosi, andare a piani paesaggistici dettagliati e prescrittivi, destinare risorse meno avare alla tutela, ripotenziare i quadri delle Soprintendenze, rendere stringente la normativa del Codice del paesaggio, ridare spazio all´edilizia economica e all´affitto, incoraggiare ogni forma corretta di restauro e di recupero del patrimonio vecchio e antico, e quindi di risparrnio nell´uso del suolo e, di conseguenza, del paesaggio. Nei trascorsi decenni siamo riusciti a conservare abbastanza lo straordinario tessuto civile rappresentato da migliaia di centri storici di ogni dimensione, e ad arricchire la rete dei musei di ogni genere ed epoca. Ma, se lasciamo che, attorno ad essi, un paesaggio mirabile e ammirato venga manomesso, ferito, imbruttito, tutto decade, involgarisce, perde fascino. Senza rimedio.
Lo stesso appello rivolgiamo ai giornali, alle radio, alle televisioni, ai nuovi media affinché si facciano interpreti di questo autentico dramma nazionale che da un Iato vede intaccato a colpi di speculazione edilizia un bene comune formidabile e irriproducibile - il nostro Paese, un tempo bellissimo - e dall´altro condanna i più giovani, gli anziani economicamente deboli, i nuovi italiani dell´immigrazione a svenarsi per avere comunque un tetto.
Per il Comitato per la Bellezza:
Vittorio Emiliani, presidente, Oesideria Pasolini dall´Onda (fondatrice di Italia Nostra), Arturo Osio (fondatore del Wwf Italia), Luigi Manconi, sottosegretario, Irene Berlingò, presidente Assotecnici Gaia Pallottino, ambientalista, Vezio De Lucia, Paolo Berdini Filippo Ciccone e Bernardo Rossi Doria, urbanisti, Violante Pallavicino, giornalista, Annarita Bartolomei, operatrice culturale
Siamo all´ultimo assalto: il Belpaese rischia di essere rovinato per sempre da una «febbre» edilizia senza tregua che sta spargendo cemento e asfalto anche nei più bei paesaggi, nei siti vincolati, nei parchi o ai loro margini. Il nostro è un drammatico, accorato, urgente appello: stiamo per approdare a quella «abrogazione del paesaggio italiano» predetta da Antonio Cederna in tempi già bui e che si rivelano comunque migliori degli attuali. Nella seconda metà del´900 l´Italia ha divorato, spalmandoli di asfalto e cemento, oltre 11 milioni di ettari di superfici libere e quindi di paesaggi intoccati. Una superficie enorme, pari ad un terzo del territorio nazionale ancora libero da costruzioni nel 1951, pari cioè all´intero Nord del Paese. E il ritmo di erosione del suolo e del paesaggio si è fatto sempre più accelerato: se prima si parlava di 100.000 ettari «mangiati» ogni anno, oggi le statistiche Istat (che non registrano, fra l´altro, la massa dei recenti abusi edilizi) parlano, fra 1997 e 2003, di 380.000 ettari consumati in media all´anno.
Regioni preziose come il Lazio e la Toscana saranno, in meno di mezzo secolo, cementificate e asfaltate integralmente. Una autentica follia. Resa possibile dalla mancanza di una legge urbanistica generale aggiornata e severa, dalle maglie sempre più larghe dei controlli regionali e comunali, dalla contrattazione, di fatto, con la proprietà fondiaria, o addirittura dall´abbandono di ogni regola pianificatoria. Tutto ciò a fronte di una domanda edilizia primaria di giovani coppie, di anziani sfrattati, di immigrati i quali reclamano alloggi economici, in affitto, e che vengono invece colpiti dalla peggiore speculazione e respinti ai margini (si parla di circa 800.000 immigrati senza tetto o con un tetto precario). Mentre l´intervento pubblico nell´edilizia, e in particolare nel recupero dell´esistente, langue e la nostra offerta di edilizia economica è ai suoi minimi storici, lontanissima dalla media dei Paesi europei sviluppati. Una vergogna.
Siamo di fronte a una ondata speculativa gigantesca che, dopo aver cementificato le coste, invade sempre più le valli interne, il territorio collinare, compromettendo la risorsa-paesaggio. Che invece è fondamentale «in sé» e lo è pure per il turismo nazionale e internazionale, di oggi e di domani. Un autentico suicidio, dunque. In ogni senso.
Per questo ci appelliamo allo stesso presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (massimo tutore del rispetto dell´articolo 9 della Costituzione), al presidente del Consiglio, Romano Prodi, ai ministri competenti, Francesco Rutelli e Alfonso Pecoraro Scanio, al presidente del Consiglio Superiore dei Beni culturali, Salvatore Settis, e ai suoi componenti, ai presidenti delle Regioni e delle Province, ai sindaci, affinché concorrano, tutti insieme, ad uno strategico cambiamento di rotta che, nel rispetto del dettato costituzionale, eviti la definitiva rovina dell´Italia. Bisogna, al più presto, con gesti coraggiosi, andare a piani paesaggistici dettagliati e prescrittivi, destinare risorse meno avare alla tutela, ripotenziare i quadri delle Soprintendenze, rendere stringente la normativa del Codice del paesaggio, ridare spazio all´edilizia economica e all´affitto, incoraggiare ogni forma corretta di restauro e di recupero del patrimonio vecchio e antico, e quindi di risparrnio nell´uso del suolo e, di conseguenza, del paesaggio. Nei trascorsi decenni siamo riusciti a conservare abbastanza lo straordinario tessuto civile rappresentato da migliaia di centri storici di ogni dimensione, e ad arricchire la rete dei musei di ogni genere ed epoca. Ma, se lasciamo che, attorno ad essi, un paesaggio mirabile e ammirato venga manomesso, ferito, imbruttito, tutto decade, involgarisce, perde fascino. Senza rimedio.
Lo stesso appello rivolgiamo ai giornali, alle radio, alle televisioni, ai nuovi media affinché si facciano interpreti di questo autentico dramma nazionale che da un Iato vede intaccato a colpi di speculazione edilizia un bene comune formidabile e irriproducibile - il nostro Paese, un tempo bellissimo - e dall´altro condanna i più giovani, gli anziani economicamente deboli, i nuovi italiani dell´immigrazione a svenarsi per avere comunque un tetto.
Per il Comitato per la Bellezza:
Vittorio Emiliani, presidente, Oesideria Pasolini dall´Onda (fondatrice di Italia Nostra), Arturo Osio (fondatore del Wwf Italia), Luigi Manconi, sottosegretario, Irene Berlingò, presidente Assotecnici Gaia Pallottino, ambientalista, Vezio De Lucia, Paolo Berdini Filippo Ciccone e Bernardo Rossi Doria, urbanisti, Violante Pallavicino, giornalista, Annarita Bartolomei, operatrice culturale
