L'ULTIMA PROPAGANDA DEL 2007: BARI, PRIMA CITTA' DEL SUD IN MOBILITA' SOSTENIBILE SECONDO EUROMOBILITY
di: Carlo Giuseppe Diana
di: Carlo Giuseppe Diana
E’ questo il risultato dell’attività di propaganda su cui poggia la politica dell’amministrazione comunale di Bari. Una città invivibile, dal traffico asfissiante, senza una vera politica a favore delle persone, dei ciclisti, della mobilità sostenibile; assenza di iniziativa che promuova risparmio energetico, che incentivi energie alternative; una città che non sa raccatatre due etti di raccolta differenziata dei rifiuti, dalle fogne che staripano alle prime pioggie, con una rete idrica che sperpera il 50% dell’acqua che transita, con le periferie consegnate alla malavita, al bullismo, all’illecito dilagante; una città che sa solo abbellire le strade d’elite, alzare zampilli in mare a sud (alberi d’acqua li chiamano!!) come bandiere innegianti ad una supposta e sfacciata grandeure che essa sa di non avere ma che pavoneggia.
E magari lascia marcire i luoghi d’uso quotidiano della stragrande maggioranza dei suoi cittadini, che non cura le strade, i marciapiedi, i mercati, i servizi civici. E’ la politica vincente della propaganda che produce e riproduce potere che ha come obiettivo la riconferma del potere e mai la politica di tutela e protezione del bene comune. Una città che va progressivamente alienando i beni pubblici con il massiccio intervento dei privati, sia nella gestione che nella proprietà. Lo strumento dei PIRP (piano di riqualificazione periferie ) della Regione Puglia, è tutt’uno culturale con la politica che ispira il piano triennale delle opere pubbliche della città di Bari.
Lo strumento del mix pubblico-privato, salutato dai più come strategia vincente, è in verità una malcelata tecnica che assicura la progressiva spoliazione del bene pubblico. La strategia prevede la cessione al privato di diritti, metriquadri e metricubi di proprietà pubblica, in cambio di opere e servizi. Mentre questi ultimi sono valutati nello scambio a valore di mercato, i beni pubblici alienati vengono valutati con criteri autoritativi (previsti da norme regionali e comunali) che di fatto assegnano ad essi un valore molto inferiore a quello di mercato; a quello, cioè, che assegnerebbe loro lo stesso soggetto privato se le parti fossero invertite. E’ facilmente prevedibile che, attraverso un processo siffatto, in pochi anni beni pubblici materiali ed immateriali saranno esauriti: caro privato, oggi mi realizzi un’opera che vale 10 ed in cambio ti dò diritti e beni per 20, e così via fino ad esaurimento. Una moneta a doppio valore: di mercato quando remunera il privato, autoritativo (molto più basso di quello di mercato) quando si valuta il bene pubblico ceduto al privato.
E’ questo il frutto funesto della propaganda, delle centinaia di migliaia di euro che l’amministrazione comunale spende per stipendiare l’ufficio stampa del sindaco (ex sostenitori della lista Emiliano) e tutta la complessa architettura propagandistica .
Ora, naturalmente, si ha bisogno di un mobility-manager per rinfoltire le spese propagandistiche e spendere altri centinaia di migliaia di euro di risorse pubbliche a favore di progettazioni preliminari, informazione, comunicazione e propaganda ( costo che nelle opere pubbliche italiane raggiunge il triste primato del 80% rispetto alle progettazioni definitive di opere realizzate) , doppiando magari risorse pubbliche che si vanno già spendendo inutilmente con quell’altra macchina propagandistica dal nome «:piano strategico» il cui costo è lievitato, immagino, ad 1 milione di euro.
Questa è la città di Bari, questa la sua politica reale, non quella diffusa da informazione, stampa ed enti con evidenti messagggi propagandistici.
E se le cose stanno così, ai baresi vanno doppiati gli auguri: per le festività e per i tempi bui che si affacciano inesorabili.
E magari lascia marcire i luoghi d’uso quotidiano della stragrande maggioranza dei suoi cittadini, che non cura le strade, i marciapiedi, i mercati, i servizi civici. E’ la politica vincente della propaganda che produce e riproduce potere che ha come obiettivo la riconferma del potere e mai la politica di tutela e protezione del bene comune. Una città che va progressivamente alienando i beni pubblici con il massiccio intervento dei privati, sia nella gestione che nella proprietà. Lo strumento dei PIRP (piano di riqualificazione periferie ) della Regione Puglia, è tutt’uno culturale con la politica che ispira il piano triennale delle opere pubbliche della città di Bari.
Lo strumento del mix pubblico-privato, salutato dai più come strategia vincente, è in verità una malcelata tecnica che assicura la progressiva spoliazione del bene pubblico. La strategia prevede la cessione al privato di diritti, metriquadri e metricubi di proprietà pubblica, in cambio di opere e servizi. Mentre questi ultimi sono valutati nello scambio a valore di mercato, i beni pubblici alienati vengono valutati con criteri autoritativi (previsti da norme regionali e comunali) che di fatto assegnano ad essi un valore molto inferiore a quello di mercato; a quello, cioè, che assegnerebbe loro lo stesso soggetto privato se le parti fossero invertite. E’ facilmente prevedibile che, attraverso un processo siffatto, in pochi anni beni pubblici materiali ed immateriali saranno esauriti: caro privato, oggi mi realizzi un’opera che vale 10 ed in cambio ti dò diritti e beni per 20, e così via fino ad esaurimento. Una moneta a doppio valore: di mercato quando remunera il privato, autoritativo (molto più basso di quello di mercato) quando si valuta il bene pubblico ceduto al privato.
E’ questo il frutto funesto della propaganda, delle centinaia di migliaia di euro che l’amministrazione comunale spende per stipendiare l’ufficio stampa del sindaco (ex sostenitori della lista Emiliano) e tutta la complessa architettura propagandistica .
Ora, naturalmente, si ha bisogno di un mobility-manager per rinfoltire le spese propagandistiche e spendere altri centinaia di migliaia di euro di risorse pubbliche a favore di progettazioni preliminari, informazione, comunicazione e propaganda ( costo che nelle opere pubbliche italiane raggiunge il triste primato del 80% rispetto alle progettazioni definitive di opere realizzate) , doppiando magari risorse pubbliche che si vanno già spendendo inutilmente con quell’altra macchina propagandistica dal nome «:piano strategico» il cui costo è lievitato, immagino, ad 1 milione di euro.
Questa è la città di Bari, questa la sua politica reale, non quella diffusa da informazione, stampa ed enti con evidenti messagggi propagandistici.
E se le cose stanno così, ai baresi vanno doppiati gli auguri: per le festività e per i tempi bui che si affacciano inesorabili.
