BARI TRA SPERPERI E DISMISSIONI DI BENI COMUNI
di: Carlo Diana
di: Carlo Diana
La giunta comunale di questa città ha da tempo iniziato l´opera di cementificazione, vero obiettivo occulto, mai dichiarato durante la campagna elettorale e nel programma di governo (Convenzione). Adesso risulta più evidente la posizione del Sindaco Emiliano quando ammoniva associazioni e società civile a non «incaponirsi» attorno all´abbattimento dell´Ecomostro di Punta Perotti. La città ha bisogno di ben altro - sosteneva - di riattivare una politica che attragga risorse, investimenti ed intelligenze e che nel contempo penetri nel territorio con una azione di risanamento sociale ed economico, soprattutto a difesa delle categorie più deboli.
Le parole cedono ora ai fatti che le contraddicono sistematicamente.
Fino all´ultimo istante si è tentato di evitare l´abbattimento dell´Ecomostro con le strategie più sottili e con i pretesti più infantili. Non fosse stato per la pressione costante e unitaria di tante associazioni cittadine ma anche per il rilievo nazionale che la vicenda aveva ormai assunto, con ogni probabilità quello scempio sarebbe ancora lì, a testimonianza che l´arroganza in questa città solidifica quasi sempre nel cemento. L´attenzione attorno alla vicenda era talmente vasta e penetrante che il mancato abbattimento avrebbe comportato la caduta della Giunta Emiliano. Oggi è chiaro, quello fu innanzi tutto un atto politico indispensabile per continuare ad amministrare la città. Tributo che il potere paga e che gli consentirà un risarcimento pari a dieci volte in termini di valore economico profuso a favore di poche imprese private e di progressivo consolidamento politico. Ed infatti , questa Giunta di centro sinistra conquista con alla sua politica gran parte dell´opposizione. Grazie ai numerosi consiglieri di destra dichiaratamente «transfughi» e di quegli altri che sostengono la politica di questa maggioranza a suon di astensioni, è possibile oggi sferzare il colpo al cemento più duro che la città abbia mai conosciuto, srotolare pubblicamente il bando imperiale che Michele Emiliano si appresta a realizzare. Un Consiglio comunale che ormai rasenta l´illegalità costituzionale per l´assenza di un contraddittorio politico, di ogni forma di dialettica fra schieramenti opposti.
Il piano scellerato di questa Amministrazione comunale si compone di PIRP, parcheggi interrati nelle zone centrali e semicentrali (ben 4 previsti oltre 1 realizzato), porto turistico, ex caserma Rossani, abbattimento di case popolari. Tutto questo grazie alla cessione gratuita ai privati di intere aree urbane, suolo, sottosuolo, costa e mare.
Il piano triennale delle opere pubbliche varato dal Consiglio comunale e presentato dalla sig.ra Lorusso, assessore alle Opere pubbliche, prevede una compartecipazione di capitale privato per oltre 40.000.000 di euro. In buona sostanza, così come va accadendo per i progetti PIRP (Piano Intervento Riqualificazione Periferie) sui quartieri di S. Marcello e Japigia, le imprese private presentano progetti di intervento valutati esclusivamente dalle stesse aziende (senza che alcun organo pubblico amministrativo controlli la rispondenza reale dei valori delle opere previste nei progetti/preventivi di spesa presentati). Il meccanismo si articola nel mix di intervento pubblico/privato, dove il pubblico partecipa con finanziamenti certi, espressi in erogazione di capitali, mentre il privato con interventi in forma di beni, servizi ed erogazioni professionali valutati da lui medesimo. Già questa appare una insopportabile assenza di controllo e di valutazione preventiva a tutela del bene pubblico. Ma la faccenda più grave sta nel fatto che in quei progetti si tace il valore di suolo e sottosuolo ceduti al privato. Basta leggere il piano finanziario del PIRP sul quartiere S. Marcello per accorgersi che i suoli comunali su cui sorgeranno edifici privati non sono stati valutati in alcun modo, tanto che se ne deduce lecitamente la cessione gratuita al consorzio privato partener dell´operazione.
In un siffatto sistema la previsione di partecipazione di capitali privati pari a 40.000.000 di euro, si traduce in una cessione a soggetti privati di suolo pubblico (forse anche indisponibile) e di altri beni comuni, per un valore non inferiore a quattro volte tanto. Un´attenta valutazione di questo sciagurato piano di opere pubbliche, farebbe drizzare i capelli anche ad un ragioniere alle prime armi che abbia a cuore il bene pubblico e voglia amministrarlo per gli interessi comuni della cittadinanza.
Qui incomincia a dipanarsi il progetto dell´imperatore Emiliano che dà la stura ai capitali finanziari compressi nelle banche, che fremono di essere prestati a solerti imprenditori, i quali, a loro volta, riescono a partecipare in progetti comunali ed a opere pubbliche per milioni di euro, senza neppure anticipare un cent. E´ l´imprenditoria malata del terzo millennio, quella incapace di confrontarsi col difficile mercato globale, quella pigra e aristocratica, quella che non ama i viaggi oltre oceano, detesta l´avventura economica, quella che considera il rischio d´impresa un affare per fessi, quella che gira attorno alla speculazione finanziaria ed immobiliare. E può farlo solo grazie a sciagurate politiche il cui fine è raccattare consenso più che produrre il beneficio collettivo. Un´industria privata malata retta da un´azienda politica cinica. A rileggere questo passaggio torna alla memoria l´intervento di Franco Cassano La nottata siamo noi scritto ai tempi del Regno Unito Di Cagno - Berlusconi.
Ma c´è un altro aspetto grave in questo sommovimento di capitali finanziari. E´ risaputo che il 30% della economia italiana è in nero, illegittima. Al sud il dato sale al 50%, creando forti preoccupazioni sulla stessa convivenza civile, circa la piaga della criminalità, nell´ordine pubblico, sull´assetto democratico del territorio. Ma c´è anche una considerazione privatistica che dovrebbe preoccupare: la concorrenza fra aziende si gioca ormai tutta sul grado di legalità. Più si osservano le norme meno si è concorrenziali. Questo aspetto dovrebbe essere il centro di ogni politica pubblica, sia nazionale che territoriale. Ci saremmo attesi che un ex magistrato come il sindaco Michele Emiliano esprimesse sensibilità al problema, tanto da promuovere iniziative a vantaggio di una sana imprenditoria, di quella che manifesta progettualità economica, investe capitali propri, assume rischio di impresa, produce beni e servizi a vantaggio della collettività, ma che soprattutto preserva il bene comune dallo sciacallaggio speculativo. Invece il piano delle opere pubbliche del comune di Bari poggia in modo solidale sulla speculazione edilizia e , per questa via, rimette in circolo capitali finanziari anche di origine illecita e criminosa. Basterebbe, infine, introdurre nei regolamenti amministrativi, nelle convenzioni, nei contratti, poche regole. Quelle che, ad esempio, vietino la scatola cinese del subappalto dove spesso si annida il ricatto dell´impresa criminale sui piccoli artigiani e la causa principale della cattiva qualità che l´opera pubblica presenta quasi sempre una volta realizzata, a dispetto di ogni preventivo e di tutti i progetti firmati, controfirmati e validati dagli organi politici ed amministrativi.
Una siffatta cattiva amministrazione del bene pubblico, a ben guardare, si giustifica per compensare lo sperpero di denaro che la il Sindaco Emiliano da anni promuove con le decine di consulenze, con l´impiego di personale esterno alla amministrazione comunale. Si aliena il patrimonio per consentire il privilegio dello spreco. Neppure la più insana delle economie domestiche spiegherebbe un tale obbrobrio economico. E la giustificazione non può essere la carenza di personale misurata su piante organiche preistoriche, che non prevedono snellimenti di procedure amministrative, riorganizzazione di uffici e ripartizioni, implementazione di strumenti informatici e procedure digitali. Se c´è un timido, generale sforzo del governo centrale per contenere gli sprechi e per costringere gli enti territoriali ad attivarsi per una corretta riorganizzazione dei servizi e degli uffici, non possiamo tollerare che qui a Bari si agisca in sfregio di ogni sforzo di risparmio di risorse pubbliche. Ed è solo il caso di accennare al divieto del «doppio incarico» previsto nella finanziaria 2007 ed in vigore dal 1 gennaio di quest´anno, ma che la nostra amministrazione ha saputo eludere per tempo conferendo la presidenza di una municipalizzata ad un consigliere, il 31/12/2006 .
E´ a dir poco indecoroso che un ex magistrato nomini alla stregua di un Re decine di consulenti del Sindaco, attivisti che hanno sostenuto la lista Emiliano nelle ultime competizioni elettorali. In testa il sig. Luca Scandale, attorno al quale gira tutto lo sperpero di denaro pubblico dal nome «Piano strategico». Settecento coetanei di Scandale hanno presentato domanda per concorrere a diciannove incarichi nei vari settori della direzione del Piano strategico. Tutti giovani in possesso di laurea, specializzazioni e comprovate esperienze, alla stregua del sig. Scandale il quale, invece, senza alcuna procedura pubblica né concorsuale si trova oggi ad essere il «coordinatore» delle sette commissioni che stanno esaminando i curriculum ed i titoli di quei settecento giovani laureati. Noi troviamo tutto questo scandaloso.
E se abbiamo ben compreso, nel Palazzo Pizzardi affittato dal Comune di Bari per allocare la direzione del Piano strategico, si mette a punto il disegno per affossare definitivamente la sovranità pubblica. Il «Piano» è parte di un disegno molto più ampio, firmato Lanzillotta e si articola in due distinti progetti. Il primo ridisegna l´architettura amministrativa locale, ridistribuendo risorse e competenze fra i nuovi e vecchi enti: Province, municipi, città metropolitane, comuni. In questa sede ci preme sottolineare la preoccupante semplificazione dei momenti decisionali previsti dal ddl Lanzillotta. Laddove era necessario il parere e l´espressione di voto di dieci consigli comunali, sarà poi sufficiente l´accordo di una decina di amministratori. Il secondo atto di quel progetto che sul primo si poggia, snellite procedure amministrative e decisionali, prevede la cessione ad aziende private di tutti i servizi pubblici: acqua , energia, rifiuti, trasporti, forse anche sanità.
Pensavamo di cambiar pagina con Prodi, Vendola, Emiliano e ci ritroviamo schiacciati tra una visione economica ed amministrativa preistorica (tutto torna al privato, laddove centinaia di anni di lotte sociali hanno tentato ed in parte garantito un minimo di equità sociale) ed il favoritismo più sfacciato che neppure un trentennio democristiano ha saputo produrre.
Le parole cedono ora ai fatti che le contraddicono sistematicamente.
Fino all´ultimo istante si è tentato di evitare l´abbattimento dell´Ecomostro con le strategie più sottili e con i pretesti più infantili. Non fosse stato per la pressione costante e unitaria di tante associazioni cittadine ma anche per il rilievo nazionale che la vicenda aveva ormai assunto, con ogni probabilità quello scempio sarebbe ancora lì, a testimonianza che l´arroganza in questa città solidifica quasi sempre nel cemento. L´attenzione attorno alla vicenda era talmente vasta e penetrante che il mancato abbattimento avrebbe comportato la caduta della Giunta Emiliano. Oggi è chiaro, quello fu innanzi tutto un atto politico indispensabile per continuare ad amministrare la città. Tributo che il potere paga e che gli consentirà un risarcimento pari a dieci volte in termini di valore economico profuso a favore di poche imprese private e di progressivo consolidamento politico. Ed infatti , questa Giunta di centro sinistra conquista con alla sua politica gran parte dell´opposizione. Grazie ai numerosi consiglieri di destra dichiaratamente «transfughi» e di quegli altri che sostengono la politica di questa maggioranza a suon di astensioni, è possibile oggi sferzare il colpo al cemento più duro che la città abbia mai conosciuto, srotolare pubblicamente il bando imperiale che Michele Emiliano si appresta a realizzare. Un Consiglio comunale che ormai rasenta l´illegalità costituzionale per l´assenza di un contraddittorio politico, di ogni forma di dialettica fra schieramenti opposti.
Il piano scellerato di questa Amministrazione comunale si compone di PIRP, parcheggi interrati nelle zone centrali e semicentrali (ben 4 previsti oltre 1 realizzato), porto turistico, ex caserma Rossani, abbattimento di case popolari. Tutto questo grazie alla cessione gratuita ai privati di intere aree urbane, suolo, sottosuolo, costa e mare.
Il piano triennale delle opere pubbliche varato dal Consiglio comunale e presentato dalla sig.ra Lorusso, assessore alle Opere pubbliche, prevede una compartecipazione di capitale privato per oltre 40.000.000 di euro. In buona sostanza, così come va accadendo per i progetti PIRP (Piano Intervento Riqualificazione Periferie) sui quartieri di S. Marcello e Japigia, le imprese private presentano progetti di intervento valutati esclusivamente dalle stesse aziende (senza che alcun organo pubblico amministrativo controlli la rispondenza reale dei valori delle opere previste nei progetti/preventivi di spesa presentati). Il meccanismo si articola nel mix di intervento pubblico/privato, dove il pubblico partecipa con finanziamenti certi, espressi in erogazione di capitali, mentre il privato con interventi in forma di beni, servizi ed erogazioni professionali valutati da lui medesimo. Già questa appare una insopportabile assenza di controllo e di valutazione preventiva a tutela del bene pubblico. Ma la faccenda più grave sta nel fatto che in quei progetti si tace il valore di suolo e sottosuolo ceduti al privato. Basta leggere il piano finanziario del PIRP sul quartiere S. Marcello per accorgersi che i suoli comunali su cui sorgeranno edifici privati non sono stati valutati in alcun modo, tanto che se ne deduce lecitamente la cessione gratuita al consorzio privato partener dell´operazione.
In un siffatto sistema la previsione di partecipazione di capitali privati pari a 40.000.000 di euro, si traduce in una cessione a soggetti privati di suolo pubblico (forse anche indisponibile) e di altri beni comuni, per un valore non inferiore a quattro volte tanto. Un´attenta valutazione di questo sciagurato piano di opere pubbliche, farebbe drizzare i capelli anche ad un ragioniere alle prime armi che abbia a cuore il bene pubblico e voglia amministrarlo per gli interessi comuni della cittadinanza.
Qui incomincia a dipanarsi il progetto dell´imperatore Emiliano che dà la stura ai capitali finanziari compressi nelle banche, che fremono di essere prestati a solerti imprenditori, i quali, a loro volta, riescono a partecipare in progetti comunali ed a opere pubbliche per milioni di euro, senza neppure anticipare un cent. E´ l´imprenditoria malata del terzo millennio, quella incapace di confrontarsi col difficile mercato globale, quella pigra e aristocratica, quella che non ama i viaggi oltre oceano, detesta l´avventura economica, quella che considera il rischio d´impresa un affare per fessi, quella che gira attorno alla speculazione finanziaria ed immobiliare. E può farlo solo grazie a sciagurate politiche il cui fine è raccattare consenso più che produrre il beneficio collettivo. Un´industria privata malata retta da un´azienda politica cinica. A rileggere questo passaggio torna alla memoria l´intervento di Franco Cassano La nottata siamo noi scritto ai tempi del Regno Unito Di Cagno - Berlusconi.
Ma c´è un altro aspetto grave in questo sommovimento di capitali finanziari. E´ risaputo che il 30% della economia italiana è in nero, illegittima. Al sud il dato sale al 50%, creando forti preoccupazioni sulla stessa convivenza civile, circa la piaga della criminalità, nell´ordine pubblico, sull´assetto democratico del territorio. Ma c´è anche una considerazione privatistica che dovrebbe preoccupare: la concorrenza fra aziende si gioca ormai tutta sul grado di legalità. Più si osservano le norme meno si è concorrenziali. Questo aspetto dovrebbe essere il centro di ogni politica pubblica, sia nazionale che territoriale. Ci saremmo attesi che un ex magistrato come il sindaco Michele Emiliano esprimesse sensibilità al problema, tanto da promuovere iniziative a vantaggio di una sana imprenditoria, di quella che manifesta progettualità economica, investe capitali propri, assume rischio di impresa, produce beni e servizi a vantaggio della collettività, ma che soprattutto preserva il bene comune dallo sciacallaggio speculativo. Invece il piano delle opere pubbliche del comune di Bari poggia in modo solidale sulla speculazione edilizia e , per questa via, rimette in circolo capitali finanziari anche di origine illecita e criminosa. Basterebbe, infine, introdurre nei regolamenti amministrativi, nelle convenzioni, nei contratti, poche regole. Quelle che, ad esempio, vietino la scatola cinese del subappalto dove spesso si annida il ricatto dell´impresa criminale sui piccoli artigiani e la causa principale della cattiva qualità che l´opera pubblica presenta quasi sempre una volta realizzata, a dispetto di ogni preventivo e di tutti i progetti firmati, controfirmati e validati dagli organi politici ed amministrativi.
Una siffatta cattiva amministrazione del bene pubblico, a ben guardare, si giustifica per compensare lo sperpero di denaro che la il Sindaco Emiliano da anni promuove con le decine di consulenze, con l´impiego di personale esterno alla amministrazione comunale. Si aliena il patrimonio per consentire il privilegio dello spreco. Neppure la più insana delle economie domestiche spiegherebbe un tale obbrobrio economico. E la giustificazione non può essere la carenza di personale misurata su piante organiche preistoriche, che non prevedono snellimenti di procedure amministrative, riorganizzazione di uffici e ripartizioni, implementazione di strumenti informatici e procedure digitali. Se c´è un timido, generale sforzo del governo centrale per contenere gli sprechi e per costringere gli enti territoriali ad attivarsi per una corretta riorganizzazione dei servizi e degli uffici, non possiamo tollerare che qui a Bari si agisca in sfregio di ogni sforzo di risparmio di risorse pubbliche. Ed è solo il caso di accennare al divieto del «doppio incarico» previsto nella finanziaria 2007 ed in vigore dal 1 gennaio di quest´anno, ma che la nostra amministrazione ha saputo eludere per tempo conferendo la presidenza di una municipalizzata ad un consigliere, il 31/12/2006 .
E´ a dir poco indecoroso che un ex magistrato nomini alla stregua di un Re decine di consulenti del Sindaco, attivisti che hanno sostenuto la lista Emiliano nelle ultime competizioni elettorali. In testa il sig. Luca Scandale, attorno al quale gira tutto lo sperpero di denaro pubblico dal nome «Piano strategico». Settecento coetanei di Scandale hanno presentato domanda per concorrere a diciannove incarichi nei vari settori della direzione del Piano strategico. Tutti giovani in possesso di laurea, specializzazioni e comprovate esperienze, alla stregua del sig. Scandale il quale, invece, senza alcuna procedura pubblica né concorsuale si trova oggi ad essere il «coordinatore» delle sette commissioni che stanno esaminando i curriculum ed i titoli di quei settecento giovani laureati. Noi troviamo tutto questo scandaloso.
E se abbiamo ben compreso, nel Palazzo Pizzardi affittato dal Comune di Bari per allocare la direzione del Piano strategico, si mette a punto il disegno per affossare definitivamente la sovranità pubblica. Il «Piano» è parte di un disegno molto più ampio, firmato Lanzillotta e si articola in due distinti progetti. Il primo ridisegna l´architettura amministrativa locale, ridistribuendo risorse e competenze fra i nuovi e vecchi enti: Province, municipi, città metropolitane, comuni. In questa sede ci preme sottolineare la preoccupante semplificazione dei momenti decisionali previsti dal ddl Lanzillotta. Laddove era necessario il parere e l´espressione di voto di dieci consigli comunali, sarà poi sufficiente l´accordo di una decina di amministratori. Il secondo atto di quel progetto che sul primo si poggia, snellite procedure amministrative e decisionali, prevede la cessione ad aziende private di tutti i servizi pubblici: acqua , energia, rifiuti, trasporti, forse anche sanità.
Pensavamo di cambiar pagina con Prodi, Vendola, Emiliano e ci ritroviamo schiacciati tra una visione economica ed amministrativa preistorica (tutto torna al privato, laddove centinaia di anni di lotte sociali hanno tentato ed in parte garantito un minimo di equità sociale) ed il favoritismo più sfacciato che neppure un trentennio democristiano ha saputo produrre.
