NOT IN MY COURTYARD!
di: Barbara Fois - Liberacittadinanza
di: Barbara Fois - Liberacittadinanza
L’emergenza rifiuti in Campania esportata coi TIR
I rifiuti di Napoli sbarcano in Sardegna e in Sicilia ( poi raggiungeranno altre 12 regioni italiane), provocando proteste e rivolte nelle popolazioni locali al grido: non a casa mia!, o come dice un ironico modo di dire inglese «Not in my courtyard» ( non nel mio cortile).
Sono in tutti i tg nazionali, ormai, le scene di guerriglia a Cagliari dopo lo sbarco dei TIR pieni di spazzatura provenienti dalla Campania. Evidentemente nessuno può essere contento di arrivi di questo genere, ma niente può giustificare la violenza di stupidi squadristi, di delinquenti violenti e ottusi.
Ma per favore non parliamo di generosità o di solidarietà! Mettiamo da parte le ipocrisie e la conta degli amici e diciamo subito che questa accoglienza è pagata in vari modio. In Sicilia, secondo quanto scrive Lillo Miccichè, ci sarebbe dietro addirittura qualcosa di molto più inquietante di un po’ di denaro: «… è da condannare il baratto che Cuffaro ha imposto a Prodi: conferire 1500 tonnellate di rifiuti campani in Sicilia in cambio della più grande nefandezza tra i provvedimenti adottati dall’inizio della seconda repubblica ad oggi, cioè la realizzazione dei 4 inceneritori in Sicilia che, come ho più volte dichiarato, rappresentano interessi economici e politici criminosi che lasciano aperte le porte alla mafia, oggi riciclata e in doppio petto".
Ma di questi presunti accordi la gente non sa nulla, o sarebbe forse molto più arrabbiata! Dunque perché dà così fastidio l’arrivo di questa spazzatura? Le ragioni sono molte e diverse. Ma quasi certamente la prima, dopo la rabbia di dover sopperire a cialtronerie e incapacità altrui, è la consapevolezza che questo è un rimedio momentaneo, ingiusto ed estremamente diseducativo. E che così si salva non la gente di quella regione, ma il fondoschiena dei suoi pessimi amministratori.
Il problema dei rifiuti, infatti, in quella regione non è certo di oggi. Basta andare sul sito web http://www.youtube.it per vedere decine e decine di video amatoriali di mesi e addirittura anni fa, che mostrano la città di Napoli e altri centri campani completamente invasi da cumuli immensi di sacchetti di spazzatura.
Dunque il problema non è la prima volta che si presenta in questa dimensione drammatica e non riguarda solo lo smistamento e smaltimento, ma anche il semplice ritiro dei rifiuti. E viene da chiedersi: ma il sindaco, o i sindaci, di queste città che caspita aspettavano a intervenire in modo concreto e decisivo? Perché, se non erano all’altezza di risolvere il problema da soli, non hanno chiesto aiuto prima che la situazione arrivasse a questo punto di non ritorno? Possibile che si dovesse arrivare a mucchi di spazzatura che arrivano ai primi piani dei palazzi, per rendersi conto della gravità del problema? E che fine hanno fatto i fondi che sono continuamente stati stanziati per trovare una soluzione?
La prima impressione che ricaviamo da questa storia è quella della indicibile inettitudine - talmente inaudita da essere sospetta - di una classe politica incapace di trovare soluzioni e di fronteggiare situazioni di disagio che non erano certo né sconosciute, né impreviste! Che in Campania ci sia la camorra è un fatto noto ovunque, che uno dei loro maggiori business sia la spazzatura pure, che in mano sua siano gran parte delle discariche abusive anche, dunque la domanda è: possibile che – in tutti questi anni - non si potesse porre rimedio alla situazione, mettendo in atto una programmazione mirata dello smaltimento dei rifiuti ( come è successo in altre regioni e perfino in altri centri della stessa regione Campania), arginando così nel contempo lo strapotere di questa organizzazione criminale? Aprire le braccia facendo spallucce, come se la colpa fosse solo della sfortuna o del destino «cinico e baro» è un atteggiamento davvero intollerabile, soprattutto se gli amministratori pretendono che siano poi gli altri a farsi carico dei loro problemi, a trovare soluzioni e a toglierli dall’emergenza.
Il dottor Stefano Montanari, Direttore Scientifico del Centro Nanodiagnostics di Modena, esperto di nanopatologie ( malattie legate alle micro e nanoparticelle prodotte da: incenerimento di rifiuti, combustioni, fusioni ed esplosioni) e convinto detrattore degli inceneritori, si è occupato a lungo del problema della Campania e scrive «Chi ha permesso che la criminalità campana, e bisogna vedere se poi erano tutti ufficialmente criminali o se non c’erano anche persone che viaggiavano in auto blu, facesse il bello e il cattivo tempo nell’indifferenza e con la connivenza della società? Chi ha lasciato che le «fabbrichètte» del Nord versassero impunite i loro veleni tra le vigne e i pascoli campani in cambio di quatto soldi? Chi ha permesso che la magistratura se ne stesse indifferente al cospetto di uno scempio visibile a tutti gli occhi ed avvertibile a tutti i nasi? Perché nessuno ha preteso la chiusura dell’ARPA che, in Campania come, del resto, anche altrove, ha fatto tutto tranne ciò che è pagata per fare, evitando con cura ogni controllo serio e credibile? Chi pagherà per una disfatta che avrà risvolti e conseguenze di una portata che i nostri politici, con la complicità di un’accademia ormai in stato avanzato di putrefazione, hanno fatto, e fanno, di tutto perché per ora sia ignorata?Ora, nell’emotività di una situazione da naufragio, i media, squallidamente e senza dignità al servizio di un sistema in cui è difficile discernere mafia da politica, stanno dando l’assist finale a chi s’infilerà nelle tasche altri miliardi di Euro costruendo decine d’inceneritori in spregio della scienza e della medicina, e poi gestendoli con tutto quanto questa gestione comporta.»
Infatti pare che gli inceneritori non siano affatto la panacea di tutti i mali e nemmeno la soluzione che noi tutti aspettavamo, ma dietro ci siano speculazioni incredibili e giri di milioni di euro a spese della salute pubblica. Eppure avevamo visto in Superquark di Piero Angela, un bellissimo servizio sullo smaltitore-inceneritore di Barcellona, costruito affianco a una zona residenziale e a un centro congressi e commerciale di prima grandezza, e pareva tutto avveniristicamente pulito, sicuro, inodore….. Ma poi a sentire le motivazioni del dottor Montanari si resta perplessi, spiazzati. Su Youtube si possono addirittura ascoltare le sue conferenze, in cui spiega i motivi della sua avversione.
Forse è il caso di ricordare che il professore è diventato famoso dopo che gli è stato tolto il microscopio elettronico che utilizzava per le sue ricerche. Beppe Grillo si interessò al caso e raccolse i soldi per comprargli un nuovo microscopio ancora più potente. Questo però ci dice come e quanto ha disturbato i poteri forti, il che è un indicatore importante.
Ma cosa sostiene il dottor Montanari? La sua spiegazione è semplice: basta partire da una innegabile legge fisica: il principio di conservazione della massa, enunciato da Lavoisier nel 1786 (nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma ), per cui se bruci una tonnellata di immondezza non è che questa massa sparisce, si muta soltanto: in gas, in polveri inerti, in chissà che altro, ma niente di buono…. ma leggiamo direttamente cosa scrive «Tornando alla legge di Lavoisier, uno dei problemi di cui tener conto nell'incenerimento dei rifiuti è la quantità di residuo che si ottiene. Poiché nel processo d'incenerimento occorre aggiungere all'immondizia calce viva e una rilevante quantità d'acqua, da una tonnellata di rifiuti bruciata escono una tonnellata di fumi, da 280 a 300 kg di ceneri solide, 30 kg di ceneri volanti (la cui tossicità è enorme), 650 kg di acqua sporca (da depurare) e 25 kg di gesso. Il che significa il doppio di quanto si è inteso "smaltire", con l'aggravante di avere trasformato il tutto in un prodotto altamente patogenico. E in questo breve scritto si tiene conto solo del particolato inorganico e non di tutto il resto, dalle diossine (ridotte in quantità ma non eliminate dall'alta temperatura), ai furani, agl'idrocarburi policiclici, agli acidi inorganici (cloridrico, fluoridrico, solforico, ecc.), all'ossido di carbonio e quant'altro» e ancora aggiunge : «Affermare, poi, che incenerire i rifiuti significa non ricorrere più alle discariche è un ulteriore falso, dato che le ceneri vanno "smaltite" per legge (decreto Ronchi) in discariche per rifiuti tossici speciali di tipo B1. Si mediti, poi, anche sul fatto che l'incenerimento comporta il mancato riciclaggio di materiali come plastiche, carta e legno..»
Sconvolgente. Bisogna solo leggere i dati dell’inquinamento intorno ad alcuni inceneritori e si rimane increduli e costernati.
Ma allora, che si può fare? La nostra civiltà è destinata a morire, soffocata dall’immondezza?
La risposta non sta sulla punta di una bacchetta magica - non esistono soluzioni facili - ma passa attraverso una rieducazione del cittadino, che impari per primo a ridurre la produzione dei rifiuti, che impari a separare la carta dal vetro, la plastica dall’umido. Molti rifiuti infatti si possono riciclare: la carta, il vetro, il ferro e perfino la plastica, mentre quelli cosiddetti «umidi» diventano concime di alta qualità. E tuttavia, comunque, una parte dovrà finire in discarica, accumulandosi da qualche parte…..
Il problema dei rifiuti è millenario, ma non ha mai raggiunto questa drammatica consistenza e velenosità. D’altra parte archeologi e storici sanno bene che senza i butti, cioè le discariche del passato, molte informazioni sulla vita quotidiana di tante antiche civiltà oggi non le avremmo.
Ma senza andare così lontano, chi non è più giovanissimo ricorda bene come avveniva la raccolta dei rifiuti anche solo negli anni ‘50: si buttava poco, dopo la guerra. Passava lo spazzino per le case, con un sacco verde assai poco igienico, nel quale venivano, con molta oculatezza, versati gli scarti. La gente infatti ci pensava due volte, prima di buttar via qualcosa, si trattasse di capi di abbigliamento, oggetti o cibo. Il primo riciclaggio avveniva in casa: ciò che restava dal pranzo o dalla cena finiva in polpette e polpettoni, frittate e frittelle, finti pesci, vitel tonné, sformati. Il pane raffermo veniva grattugiato o faceva da base a saporite zuppe di verdura. Uscendo dalla fame della guerra, non c’era nessuno che buttasse il cibo a cuor leggero. E così i vestiti e qualsiasi altra cosa: non c’erano problemi di riciclaggio dei rifiuti… dite che è un discorso un po’ troppo retrò? Ma no: è quello che ci dicono di ricominciare a fare gli ecologisti! Ci chiedono di tornare a fare quello che facevamo una volta, prima che l’introduzione della plastica e la società dei consumi stravolgessero la nostra vita: avere rispetto del cibo e delle cose che abbiamo. Rispetto del lavoro e della fatica che c’è dietro, ma rispetto anche per l’ambiente in cui viviamo e soprattutto per chi non ha la nostra fortuna, o non ha addirittura nulla. Il rispetto: qualcosa che da tempo abbiamo dismesso.
Ma, forse gli ecologisti non lo sanno, la scienza è andata oltre, ci dice il CNR e propone il sistema «THOR»: è un apparecchio che trita la spazzatura indifferenziata e la riduce in un impasto omogeneo, con particelle inferiori a dieci millesimi di millimetro, purificata dalle parti dannose e dal contenuto calorifico ed è utilizzabile sia come combustibile solido, buono come il miglior carbone, o liquido come bio-olio per motori disel. L’impianto è da un punto di vista energetico assolutamente autonomo e usa per funzionare l’energia che produce, inoltre è un sistema meccanico e non termico, quindi si accende solo quando serve. C’è già un impianto THOR, in Sicilia e può trattare fino a 8 tonnellate di rifiuti all’ora. Il sistema è stato progettato anche come impianto mobile, che si monta su camion o anche su navi, per le situazioni di emergenza ( e non era questo il caso?). Quello « da 4 tonnellate/ora occupa un massimo di 300 metri quadrati e ha un costo medio di 2 milioni di euro».
Sembra perfetto! E sarebbe stato provvidenziale in un caso come quello della Campania. Ma non l’hanno usato. Hanno preferito esportare ovunque quello schifo putrido. E possiamo star certi che un sistema così non lo useranno mai: costa troppo poco ed è sano, non ci si può dunque lucrare, in nessun modo.
http://www.youtube.com/watch?v=jWXnHMgEUR8&feature=related
http://www.nanodiagnostics.it/
http://www.stefanomontanari.net/
http://www.agrigentonotizie.it/notizie/leggi/18568.html
http://qualenergia.it/view.php?id=503&contenuto=Articolo
http://www.napoli.com/viewarticolo.php?articolo=10558
http://www.ambientespa.it/informa termovalorizzatori.htm
http://www.youtube.com/watch?v=iKRNIBaS-gM
http://www.liberacittadinanza.it/menunew/ambiente/thor80112
I rifiuti di Napoli sbarcano in Sardegna e in Sicilia ( poi raggiungeranno altre 12 regioni italiane), provocando proteste e rivolte nelle popolazioni locali al grido: non a casa mia!, o come dice un ironico modo di dire inglese «Not in my courtyard» ( non nel mio cortile).
Sono in tutti i tg nazionali, ormai, le scene di guerriglia a Cagliari dopo lo sbarco dei TIR pieni di spazzatura provenienti dalla Campania. Evidentemente nessuno può essere contento di arrivi di questo genere, ma niente può giustificare la violenza di stupidi squadristi, di delinquenti violenti e ottusi.
Ma per favore non parliamo di generosità o di solidarietà! Mettiamo da parte le ipocrisie e la conta degli amici e diciamo subito che questa accoglienza è pagata in vari modio. In Sicilia, secondo quanto scrive Lillo Miccichè, ci sarebbe dietro addirittura qualcosa di molto più inquietante di un po’ di denaro: «… è da condannare il baratto che Cuffaro ha imposto a Prodi: conferire 1500 tonnellate di rifiuti campani in Sicilia in cambio della più grande nefandezza tra i provvedimenti adottati dall’inizio della seconda repubblica ad oggi, cioè la realizzazione dei 4 inceneritori in Sicilia che, come ho più volte dichiarato, rappresentano interessi economici e politici criminosi che lasciano aperte le porte alla mafia, oggi riciclata e in doppio petto".
Ma di questi presunti accordi la gente non sa nulla, o sarebbe forse molto più arrabbiata! Dunque perché dà così fastidio l’arrivo di questa spazzatura? Le ragioni sono molte e diverse. Ma quasi certamente la prima, dopo la rabbia di dover sopperire a cialtronerie e incapacità altrui, è la consapevolezza che questo è un rimedio momentaneo, ingiusto ed estremamente diseducativo. E che così si salva non la gente di quella regione, ma il fondoschiena dei suoi pessimi amministratori.
Il problema dei rifiuti, infatti, in quella regione non è certo di oggi. Basta andare sul sito web http://www.youtube.it per vedere decine e decine di video amatoriali di mesi e addirittura anni fa, che mostrano la città di Napoli e altri centri campani completamente invasi da cumuli immensi di sacchetti di spazzatura.
Dunque il problema non è la prima volta che si presenta in questa dimensione drammatica e non riguarda solo lo smistamento e smaltimento, ma anche il semplice ritiro dei rifiuti. E viene da chiedersi: ma il sindaco, o i sindaci, di queste città che caspita aspettavano a intervenire in modo concreto e decisivo? Perché, se non erano all’altezza di risolvere il problema da soli, non hanno chiesto aiuto prima che la situazione arrivasse a questo punto di non ritorno? Possibile che si dovesse arrivare a mucchi di spazzatura che arrivano ai primi piani dei palazzi, per rendersi conto della gravità del problema? E che fine hanno fatto i fondi che sono continuamente stati stanziati per trovare una soluzione?
La prima impressione che ricaviamo da questa storia è quella della indicibile inettitudine - talmente inaudita da essere sospetta - di una classe politica incapace di trovare soluzioni e di fronteggiare situazioni di disagio che non erano certo né sconosciute, né impreviste! Che in Campania ci sia la camorra è un fatto noto ovunque, che uno dei loro maggiori business sia la spazzatura pure, che in mano sua siano gran parte delle discariche abusive anche, dunque la domanda è: possibile che – in tutti questi anni - non si potesse porre rimedio alla situazione, mettendo in atto una programmazione mirata dello smaltimento dei rifiuti ( come è successo in altre regioni e perfino in altri centri della stessa regione Campania), arginando così nel contempo lo strapotere di questa organizzazione criminale? Aprire le braccia facendo spallucce, come se la colpa fosse solo della sfortuna o del destino «cinico e baro» è un atteggiamento davvero intollerabile, soprattutto se gli amministratori pretendono che siano poi gli altri a farsi carico dei loro problemi, a trovare soluzioni e a toglierli dall’emergenza.
Il dottor Stefano Montanari, Direttore Scientifico del Centro Nanodiagnostics di Modena, esperto di nanopatologie ( malattie legate alle micro e nanoparticelle prodotte da: incenerimento di rifiuti, combustioni, fusioni ed esplosioni) e convinto detrattore degli inceneritori, si è occupato a lungo del problema della Campania e scrive «Chi ha permesso che la criminalità campana, e bisogna vedere se poi erano tutti ufficialmente criminali o se non c’erano anche persone che viaggiavano in auto blu, facesse il bello e il cattivo tempo nell’indifferenza e con la connivenza della società? Chi ha lasciato che le «fabbrichètte» del Nord versassero impunite i loro veleni tra le vigne e i pascoli campani in cambio di quatto soldi? Chi ha permesso che la magistratura se ne stesse indifferente al cospetto di uno scempio visibile a tutti gli occhi ed avvertibile a tutti i nasi? Perché nessuno ha preteso la chiusura dell’ARPA che, in Campania come, del resto, anche altrove, ha fatto tutto tranne ciò che è pagata per fare, evitando con cura ogni controllo serio e credibile? Chi pagherà per una disfatta che avrà risvolti e conseguenze di una portata che i nostri politici, con la complicità di un’accademia ormai in stato avanzato di putrefazione, hanno fatto, e fanno, di tutto perché per ora sia ignorata?Ora, nell’emotività di una situazione da naufragio, i media, squallidamente e senza dignità al servizio di un sistema in cui è difficile discernere mafia da politica, stanno dando l’assist finale a chi s’infilerà nelle tasche altri miliardi di Euro costruendo decine d’inceneritori in spregio della scienza e della medicina, e poi gestendoli con tutto quanto questa gestione comporta.»
Infatti pare che gli inceneritori non siano affatto la panacea di tutti i mali e nemmeno la soluzione che noi tutti aspettavamo, ma dietro ci siano speculazioni incredibili e giri di milioni di euro a spese della salute pubblica. Eppure avevamo visto in Superquark di Piero Angela, un bellissimo servizio sullo smaltitore-inceneritore di Barcellona, costruito affianco a una zona residenziale e a un centro congressi e commerciale di prima grandezza, e pareva tutto avveniristicamente pulito, sicuro, inodore….. Ma poi a sentire le motivazioni del dottor Montanari si resta perplessi, spiazzati. Su Youtube si possono addirittura ascoltare le sue conferenze, in cui spiega i motivi della sua avversione.
Forse è il caso di ricordare che il professore è diventato famoso dopo che gli è stato tolto il microscopio elettronico che utilizzava per le sue ricerche. Beppe Grillo si interessò al caso e raccolse i soldi per comprargli un nuovo microscopio ancora più potente. Questo però ci dice come e quanto ha disturbato i poteri forti, il che è un indicatore importante.
Ma cosa sostiene il dottor Montanari? La sua spiegazione è semplice: basta partire da una innegabile legge fisica: il principio di conservazione della massa, enunciato da Lavoisier nel 1786 (nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma ), per cui se bruci una tonnellata di immondezza non è che questa massa sparisce, si muta soltanto: in gas, in polveri inerti, in chissà che altro, ma niente di buono…. ma leggiamo direttamente cosa scrive «Tornando alla legge di Lavoisier, uno dei problemi di cui tener conto nell'incenerimento dei rifiuti è la quantità di residuo che si ottiene. Poiché nel processo d'incenerimento occorre aggiungere all'immondizia calce viva e una rilevante quantità d'acqua, da una tonnellata di rifiuti bruciata escono una tonnellata di fumi, da 280 a 300 kg di ceneri solide, 30 kg di ceneri volanti (la cui tossicità è enorme), 650 kg di acqua sporca (da depurare) e 25 kg di gesso. Il che significa il doppio di quanto si è inteso "smaltire", con l'aggravante di avere trasformato il tutto in un prodotto altamente patogenico. E in questo breve scritto si tiene conto solo del particolato inorganico e non di tutto il resto, dalle diossine (ridotte in quantità ma non eliminate dall'alta temperatura), ai furani, agl'idrocarburi policiclici, agli acidi inorganici (cloridrico, fluoridrico, solforico, ecc.), all'ossido di carbonio e quant'altro» e ancora aggiunge : «Affermare, poi, che incenerire i rifiuti significa non ricorrere più alle discariche è un ulteriore falso, dato che le ceneri vanno "smaltite" per legge (decreto Ronchi) in discariche per rifiuti tossici speciali di tipo B1. Si mediti, poi, anche sul fatto che l'incenerimento comporta il mancato riciclaggio di materiali come plastiche, carta e legno..»
Sconvolgente. Bisogna solo leggere i dati dell’inquinamento intorno ad alcuni inceneritori e si rimane increduli e costernati.
Ma allora, che si può fare? La nostra civiltà è destinata a morire, soffocata dall’immondezza?
La risposta non sta sulla punta di una bacchetta magica - non esistono soluzioni facili - ma passa attraverso una rieducazione del cittadino, che impari per primo a ridurre la produzione dei rifiuti, che impari a separare la carta dal vetro, la plastica dall’umido. Molti rifiuti infatti si possono riciclare: la carta, il vetro, il ferro e perfino la plastica, mentre quelli cosiddetti «umidi» diventano concime di alta qualità. E tuttavia, comunque, una parte dovrà finire in discarica, accumulandosi da qualche parte…..
Il problema dei rifiuti è millenario, ma non ha mai raggiunto questa drammatica consistenza e velenosità. D’altra parte archeologi e storici sanno bene che senza i butti, cioè le discariche del passato, molte informazioni sulla vita quotidiana di tante antiche civiltà oggi non le avremmo.
Ma senza andare così lontano, chi non è più giovanissimo ricorda bene come avveniva la raccolta dei rifiuti anche solo negli anni ‘50: si buttava poco, dopo la guerra. Passava lo spazzino per le case, con un sacco verde assai poco igienico, nel quale venivano, con molta oculatezza, versati gli scarti. La gente infatti ci pensava due volte, prima di buttar via qualcosa, si trattasse di capi di abbigliamento, oggetti o cibo. Il primo riciclaggio avveniva in casa: ciò che restava dal pranzo o dalla cena finiva in polpette e polpettoni, frittate e frittelle, finti pesci, vitel tonné, sformati. Il pane raffermo veniva grattugiato o faceva da base a saporite zuppe di verdura. Uscendo dalla fame della guerra, non c’era nessuno che buttasse il cibo a cuor leggero. E così i vestiti e qualsiasi altra cosa: non c’erano problemi di riciclaggio dei rifiuti… dite che è un discorso un po’ troppo retrò? Ma no: è quello che ci dicono di ricominciare a fare gli ecologisti! Ci chiedono di tornare a fare quello che facevamo una volta, prima che l’introduzione della plastica e la società dei consumi stravolgessero la nostra vita: avere rispetto del cibo e delle cose che abbiamo. Rispetto del lavoro e della fatica che c’è dietro, ma rispetto anche per l’ambiente in cui viviamo e soprattutto per chi non ha la nostra fortuna, o non ha addirittura nulla. Il rispetto: qualcosa che da tempo abbiamo dismesso.
Ma, forse gli ecologisti non lo sanno, la scienza è andata oltre, ci dice il CNR e propone il sistema «THOR»: è un apparecchio che trita la spazzatura indifferenziata e la riduce in un impasto omogeneo, con particelle inferiori a dieci millesimi di millimetro, purificata dalle parti dannose e dal contenuto calorifico ed è utilizzabile sia come combustibile solido, buono come il miglior carbone, o liquido come bio-olio per motori disel. L’impianto è da un punto di vista energetico assolutamente autonomo e usa per funzionare l’energia che produce, inoltre è un sistema meccanico e non termico, quindi si accende solo quando serve. C’è già un impianto THOR, in Sicilia e può trattare fino a 8 tonnellate di rifiuti all’ora. Il sistema è stato progettato anche come impianto mobile, che si monta su camion o anche su navi, per le situazioni di emergenza ( e non era questo il caso?). Quello « da 4 tonnellate/ora occupa un massimo di 300 metri quadrati e ha un costo medio di 2 milioni di euro».
Sembra perfetto! E sarebbe stato provvidenziale in un caso come quello della Campania. Ma non l’hanno usato. Hanno preferito esportare ovunque quello schifo putrido. E possiamo star certi che un sistema così non lo useranno mai: costa troppo poco ed è sano, non ci si può dunque lucrare, in nessun modo.
http://www.youtube.com/watch?v=jWXnHMgEUR8&feature=related
http://www.nanodiagnostics.it/
http://www.stefanomontanari.net/
http://www.agrigentonotizie.it/notizie/leggi/18568.html
http://qualenergia.it/view.php?id=503&contenuto=Articolo
http://www.napoli.com/viewarticolo.php?articolo=10558
http://www.ambientespa.it/informa termovalorizzatori.htm
http://www.youtube.com/watch?v=iKRNIBaS-gM
http://www.liberacittadinanza.it/menunew/ambiente/thor80112
